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La crisi politica e la nascita delle nazioni

Con la deposizione di Romolo Augustolo (476 d.C.) s’era venuta a creare in Occidente una vera e propria anarchia e in assenza di un potere che controllasse tutto e in assenza di un esercito forte che difendesse i confini, i popoli invasori si presero volta per volta, anche scannandosi tra di loro, i territori dell’Impero Romano e andarono a formare le prime nazioni.

Non si può infatti parlare di stati, poiché per stato s’intende un’entità con un territorio definito, una popolazione unita dalle stesse tradizioni, una potestà sovrana, una forma di organizzazione politica. Questo concetto nel Medioevo non esisteva.
Le nazioni medievali erano entità il cui territorio si allargava o restringeva continuamente (tramite guerre, accordi, ecc.), non avevano all’inizio un popolo unito da un’unica tradizione perché erano formate da più popolazioni assoggettate e quindi non si poteva parlare né di nazionalità e tanto meno di cittadinanza, avevano a capo una singola persona che aveva il monopolio del potere e non una serie di organi che decidevano e governavano insieme, come avviene oggi nella maggior parte degli stati. Oggi questi organi fanno riferimento allo Stato nel senso che lo compongono. Nel Medioevo lo stato era il capo, la figura che deteneva il potere e delegava d’alcune funzioni (amministrazione e mantenimento dell’ordine pubblico) degli uomini a lui legati da vincoli personali (vassallaggio). Il potere arrivava alla fine ad essere privatizzato, perché col tempo furono delle famiglie a detenere il potere e a gestirlo. Una cosa simile sarebbe impensabile, se applicata alla società odierna perché si creerebbe un tale caos dal quale sarebbe impossibile uscire.

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