Libri di Novembre
Saggistica
Gente del Medioevo di Robert Fossiertitolo originale: Ces gens du Moyen Age Donzelli editore, 2007 – 320 pp. introduzione di Giuseppe Sergi. ![]() | In questo libro viene discusso da uno dei più famosi studiosi di storia medievale, la vita quotidiana del medioevo in tutti gli aspetti, viene commentata la società e la mentalità facendo un attento confronto con la cultura occidentale odierna. Il testo scritto in linguaggio molto discorsivo, è chiaro e anche piacevole. L’obiettivo di questo libro è far conoscere e sfatare i miti dei Medioevo come lo conosciamo. |
Anno mille di James RestonThe last apocalypse. Europe at the year 1000 A.D. Piemme ed. 1999 – 375 pp ![]() | Narra la leggenda che verso la fine del secolo X le già travagliate vite dei popoli dell'Occidente vengono investite da un'ondata di superstizioso terrore. "Mille e non più mille" aveva detto Gesù secondo la tradizione. Si avvicinava la fine del mondo con il Giudizio universale. Così era scritto nell'Apocalisse "Dopo Mille anni Satana sarà disciolto." Nuove energie, ma non diaboliche, infatti prorompono intorno al Mille in tutta l'Europa occidentale, dalle rive del Mare del Nord alla pianura del Po, nelle valli degli Appennini. Il mondo non finisce; sta invece rinascendo a nuova vita liberando quelle forze che erano andate lentamente maturando nel corso dei secoli barbarici. È l'inizio di quella espansione dell'Occidente che spingerà i popoli tedeschi con i loro pesanti aratri alla ricerca di nuove terre da dissodare ad Oriente (Drang nach Osten) Saranno queste nuove forze espansive che faranno arrivare un popolo del Nord, forte e guerriero, di abili marinai che dalla penisola scandinava e dallo Jutland si sposteranno verso Oriente ed Occidente per poi s'insediarsi nella terra che si chiamerà da loro Normandia e nelle fertili terre siciliane, che faranno sognare ai Crociati (definiti Franchi dai musulmani del Vicino Oriente) le terre e le ricchezze, che il papa promette loro insieme alla salvezza delle anime. Le crociate, una sorta di pellegrinaggio armato diretto ad aiutare i "fratelli d'Oriente" in cambio del ritorno della Chiesa d'Oriente nel seno della Santa Romana Chiesa, ma anche una valvola di sfogo alla cristianità della giovane Europa gonfia di violente energie che rivolgeva contro se stessa. |
La crociata delle donne di Pier F. GasparettoPiemme ed. 2002 – 260 pp ![]() | La seconda crociata (1145-1149) fu la diretta conseguenza della caduta della contea di Edessa nel dicembre del 1144 ad opera dell'atabeg Zengī (arabo ‘Imād al-Dīn Zengi) di Aleppo e Mossul - che, con la città anatolico-mesopotamica di Harrān, costituiva la regione che gli Arabi chiamavano Jazira - letteralmente "l'isola" - solo nominalmente dipendente dai Selgiuchidi e, ancor più simbolicamente, dal califfo abbaside. Malgrado una breve riconquista da parte del suo conte Joscelin II nell'ottobre di due anni dopo, Edessa fu persa per sempre a causa della definitiva conquista realizzata dal secondo figlio di Zengi, Nūr al-Dīn ibn Zengi, chiamato in volgare italico Norandino. Il teologo san Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux) teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida. Questa episodica giustificazione, in risposta a un espresso quesito dei cavalieri templari, non assunse tuttavia il carattere di giustificazione generalizzata di quella che fu, in effetti, una campagna per la ripresa di Antiochia. Le difficoltà di approvvigionamento - dovute alle violente razzie con cui i Crociati provvedevano a risolvere i propri problemi logistici ma che inducevano le popolazioni cristiane locali a nascondere i propri beni e se stesse - segnarono negativamente i guerrieri, al cui interno le rivalità avevano assunto le tinte assai più gravi d'una semplice cameratesca rivalità etnica. In realtà a rendere vana l'impresa era l'inadeguata capacità di questi nuovi Crociati di leggere in modo appropriato la delicata situazione strategica che reggeva Outremer. L'indecisione del sovrano francese - inutilmente spronato dalla moglie Eleonora d'Aquitania (dalla quale sarà costretto poco più tardi a divorziare) - a concepire in modo più ampio e organico la sua venuta e a non limitarsi a un puro e semplice assolvimento del votum crucis da esaurire a Gerusalemme, costituì la vera debolezza della Seconda Crociata che decise di conquistare Damasco ritenendola punto nodale di un'azione di affermazione cristiana in Terra Santa. Un libro che parla della nascita dell’ordine dei templari e del ruolo che ebbero le donne di Francia nella Seconda e grande Crociata cristiana, con descrizione dei luoghi, delle emozioni dei personaggi e dei punti di vista. |
Una sera dell’Anno Mille (scene di Medioevo) di Glauco Maria CantarellaGarzanti ed., 2000 – 300 pp. ![]() | E' il 15 agosto dell'anno Mille. A Roma c'è grande fermento, si sta preparando una sontuosa processione: la Vergine attraverserà le strade tra due ali di popolo. Ci sarà il pontefice Silvestro II, ma anche l'imperatore Ottone III. Ma il rito non è solo un evento religioso: l'incontro tra le due massime autorità ha un preciso significato politico e storico. Partendo da questo evento e dai suoi attori (la plebe di Roma, monaci e chierici, aristocratici e militari, dignitari e alti prelati), Cantarella esplora lo scenario urbano e il paesaggio delle campagne, delimita lo spazio sacro e quello profano, approfondisce il ruolo del papato e quello dell'impero, discute le paure apocalittiche di fine millennio, dipinge i protagonisti intellettuali. |
Storia e storie del Medioevo. Gli eroi e i protagonisti di avvenimenti tragici, misteriosi e fausti del grande spettacolo dell'età di mezzo – Ludovico GattoNewton Compton ed. 2006 – 427 pp ![]() | Sin dalla caduta dell'Impero romano si potrebbero indicare due nuclei fondamentali attorno ai quali condensare molte delle vicende dell'età di mezzo: l'ambizione al potere e la difesa della fede. L'una e l'altra costituirono spesso la spinta principale nelle numerosi e feroci guerre tra popoli, tra condottieri, tra sovrani, combattute ora sul suolo patrio per conquistare o per mantenere un territorio, ora su lidi lontanissimi, come nel caso delle crociate in Terra Santa. Su questi sfondi di passioni forti, alcuni individui spiccano per l'esemplarità delle loro vicissitudini: Stilicone, Boezio, Paolo e Francesca da Rimini, Cola di Rienzo, Giovanna d'Arco, Gregorio Magno, Carlomagno, Cristoforo Colombo, San Francesco e molti altri ancora. |
La nascita dell'individuo nell'Europa medievale di Gurevic AronLaterza ed. 1996, 326 p., rilegato ![]() | Il libro intende essere un viaggio all'interno del Medioevo, mettendo in luce, in particolare, l'emergere dell'uomo come individuo nella letteratura, nella filosofia e nell'arte. |
Paesaggi della paura. Vita e natura nel Medioevo di Fumagalli VitoIl Mulino ed., 2006, 340 pp. ![]() ![]() | Il volume raccoglie "L'alba del Medioevo", "Quando il cielo s'oscura", "La pietra viva" e "Solitudo carnis", i saggi che hanno fatto di Fumagalli un apprezzato scrittore di storia per il largo pubblico. Dalle sue pagine emergono le credenze, i valori, i comportamenti che definiscono l'atteggiarsi dell'uomo nei confronti del mondo naturale, del soprannaturale, del proprio stesso corpo. E un'umanità assediata da una natura ostile irta di pericoli veri e immaginari, perduta in un labirinto "gotico" di sofferenze e terrori, macerata nelle penitenze; eppure, insieme, è l'umanità che caparbiamente resiste agli urti delle calamità e dei barbari, che conquista nuovi spazi all'agricoltura, che ridà vita alle città decadute. |
Alle radici della cavalleria medievale di Cardini FrancoSansoni ed., 2004 - LXIV-606 pp ![]() | Il cavaliere medievale è una figura che suscita ancora oggi nostalgie e fantasie. In questo saggio Franco Cardini ripercorre la nascita del cavaliere attraverso i suo storici precursori: i guerrieri barbari a cavallo. Una storia influenzata dall'evolversi delle arti metallurgiche e belliche e in cui si rivela cruciale l'avvento del cristianesimo, che modifica la rappresentazione del combattente a cavallo incrociandola con la figura del santo. Il volume affronta l'analisi della cavalleria medievale avvalendosi degli apporti delle scienze sociali, dello studio dei simboli e intrecciando dettagli tecnici a un'analisi più letteraria. |
La vita quotidiana nel Medioevo di Delort RobertLaterza ed. 2002, 264 pp.
| Un racconto avvincente. Protagonisti contadini e cavalieri, monaci e mercanti, artigiani e nobildonne di cui Delort ricostruisce il lavoro e le feste, i viaggi e le cerimonie, perfino i pensieri e le fantasie. Robert Delort (1932), membro dell'Ecole française di Roma, insegna Storia medievale all'Università Paris VIII. Oltre che di storia economica e sociale del Medioevo, si occupa in particolare di storia dell'ambiente ed ecostoria. |
Storia dei normanni. Origine e storia dei guerrieri del Nord di Brown Allen R.Piemme ed. 1998, 260 pp
| Normanni (da Northmen o Norsemen, ossia "uomini del Nord"), erano un misto di popolazioni della Scandinavia, insediati in Danimarca, in Norvegia e in Svezia. Erano di origine germanica, dotati di una propria cultura ed abituati a navigare nel mar Baltico e nel mare del Nord, anche se la maggior parte non erano navigatori ma contadini. Sono chiamati anche vichinghi, nonostante tale termine indicasse le popolazioni normanne stanziate sulle coste - soprattutto al riparo dei fiordi - e dedite alla pirateria. La cultura normanna, come quella di molti altri popoli migratori, era particolarmente versatile e aperta al nuovo. Per un certo periodo, questa caratteristica li portò a occupare territori europei tra loro eterogenei. Dopo l'insediamento in Normandia (910), nell'XI secolo si riversarono in Inghilterra (1066), in Francia e nell'Italia meridionale, costituendo il ducato di Calabria con gli Altavilla e nel 1130 il regno di Sicilia. |
Narrativa
Tristano e Isotta di ThomasGarzanti Libri ed., 2008 - XXXIII-123 pp. | Nel mondo contemporaneo i nomi di Tristano e Isotta devono sicuramente parte della loro fama all'opera musicale di Wagner, ma la loro vicenda affonda in una sorta di "trama narrativa" che ha preso forma in più opere letterarie di epoca medievale. Quella di Thomas - databile intorno al 1170 - è chiamata "versione cortese", perché alle sofferenze degli amanti è dato un significato, un carattere, che discende appunto dalle concezioni dell'"amor cortese". Questo mito dell'amore fatale è sopravvissuto al mondo medievale grazie anche alle molte rivisitazioni romantiche e non ha ancora cessato di avvincere e affascinare. |
La via dei lupi di Carlo GrandeTEA ed, 2006 – 215 pp. | Nella metà del 1300, François di Bardonecchia è un nobile di montagna e amico del Principe. Di ritorno da un'ambasciata per conto del Principe, scopre che questi gli ha sedotto la figlia. François si precipita dal grande rivale, il duca di Savoia, gli svela segreti militari e si mette a capo della rivolta. Viene accusato di tradimento e rinchiuso nel forte di Exilles, da dove fugge. Il Principe ordina che la famiglia sia dispersa, espropria tutti i suoi beni e fa bruciare i suoi castelli. François riesce ad evadere di nuovo e questa volta si dà alla macchia. Vivrà sulla montagna per dieci anni, continuando a coltivare la ribellione e la vendetta. |
L’arciere del Re di Bernard Cornwell(I libro della trilogia)Varie case ed., 2004, 500 pp | Siamo a metà del XIV secolo e l'Europa è minacciata da spaventosi venti di guerra: Francia e Inghilterra stanno infatti per scatenare la guerra dei Cent'anni. Il villaggio del giovane Thomas Hookton è stato saccheggiato da mercenari bretoni capitanati dall'Harlequin, misterioso cavaliere franco. Figlio naturale del prete del villaggio, ucciso durante il saccheggio, Thomas promette a Dio di recuperare la santa reliquia di San Giorgio, la lancia con cui il santo uccise il drago. E un voto che porterà il giovane molto lontano: protetto solo dalla sua integrità, e da una straordinaria abilità con l'arco, affronterà un mondo nuovo abitato da feroci cavalieri, donne belle ma pericolose, principi e sovrani vendicativi. |
Il cavaliere nero di Bernard Cornwell (II libro trilogia)Varie case ed., 2004, 484 pp![]() | Thomas di Hookton, il valoroso "arciere del re", è sopravvissuto alla battaglia di Crécy per accogliere la missione che il suo sovrano ha in serbo per lui: la ricerca della reliquia più importante della cristianità, il cui possesso può garantire l'immortalità e l'invincibilità, quel Santo Graal che forse in passato è stato custodito proprio da suo padre. La sua missione lo conduce nell'Inghilterra del nord, devastata dal conflitto con gli scozzesi, poi nel villaggio natale, tra le rovine della casa che lo vide bambino e infine al di là della Manica, dove Thomas ritorna cedendo al richiamo della battaglia. Ma c'è qualcuno che lo sta seguendo, nemici spietati che uccidono e torturano. |
La spada e il calice di Bernard Cornwell (ultimo libro trilogia)Varie ed, 2004 – 42 | L'episodio conclusivo della ricerca del Sacro Graal ambientato al tempo della Guerra dei cent'anni, che sconvolse l'Europa tra il 1300 e il 1400. Le avventure di Thomas di Hookton si avviano alla conclusione. Un dettaglio nel libro che gli ha lasciato il padre gli indicherà la giusta via per il ritrovamento della coppa tanto contesa. Dopo aver fatto credere al suo signore che la reliquia causa di tante lotte è andata perduta, torna nel suo paese natale, in Inghilterra, perché è proprio lì dove tutto è cominciato che il cerchio si chiude... |
Il re d’inverno di Bernard Cornwell (Libro I della Saga di Excalibur)Varie ed, 2003 – 392 pp. | Il grande Uther, re della Dumnonia, è morto. Come erede ha lasciato un bimbo di pochi mesi, nato nel cuore dell'inverno, debole e inerme: il nipote Mordred. Solo Artù, generoso guerriero, potrà proteggerlo dalle forze avverse e condurlo al regno. Solo lui potrà opporsi con la magica spada all'assalto dei Sassoni da oriente. Ma quando il valoroso reggente rifiuta un matrimonio di Stato per inseguire la bella Ginevra, la guerra con i vicini della Dumnonia si fa inevitabile. Dentro la Britannia la forza si raccoglie su Excalibur per la prima sfida. Con Il re d'inverno ha inizio l'avvincente saga del Medioevo celtico, magica e avventurosa. |
Il cuore di Derfel di Bernard Cornwell (II volume della saga)Varie ed, 2003 – 406 pp. | Artù è stretto nella morsa dei nemici della Dumnonia. Il terribile re del Powys vuole lavare nel sangue l'offesa arrecata a sua figlia Ceinwyn, ripudiata da Artù a favore di Ginevra. I cavalieri solo grazie ai poteri di Merlino riescono a sopraffare i nemici. La pace, finalmente, potrebbe essere ristabilita, se non fosse che Ceinwyn, promessa a Lancillotto, accende d'amore il cuore di Derfel. Il prode guerriero, colui che ha sconfitto i demoni dell'Isola dei Morti, non ha saputo resistere allo sguardo della principessa. Le prove che lo aspettano per coronare il suo desiderio sono molte. E alla sorte di questo amore è appeso il destino dell'intera Britannia. |
La torre in fiamme di Bernard Cornwell (III volume della saga)Varie ed, 2003 – 350 pp. | Al ritorno da una importante missione nell'Isola di Mon, il druido Merlino apprende che la sua torre è in fiamme e che i Tesori della Britannia sono stati rubati dai nemici del regno. Un oscuro presagio, che porterà disgrazie. Infatti mentre Artù cerca di rincondurre alla ragione Tristano, fuggito in Britannia con Isotta, Lancillotto comincia a tramare contro di lui per impossessarsi del regno. E anche Mordred, il giovanissimo re designato, tende tranelli ad Artù e al fido Derfel. Fermare il morbo della divisione e dell'odio, impedire i disegni ambiziosi e fraudolenti di Lancillotto: una difficile missione attende Artù. Mentre le forze magiche da sempre al suo fianco sembrano abbandonarlo. |
Il tradimento di Bernard Cornwell (IV volume della saga)Varie ed, 2003 – 350 pp. | Artù è riuscito vittorioso su innumerevoli nemici, ha visto i più grandi guerrieri cadere di fronte al potere della sua spada. Ma il colpo feroce che lo attende non è quello di un uomo d'armi, bensì di una donna. Ginevra, la principessa amata da sempre, ritenuta ostaggio di Lancillotto, è in realtà alleata all'usurpatore. Diviso nel suo intimo, Artù sperimenta la più amara debolezza umana e sente che l'energia non lo sostiene più. Forse Merlino, rientrato in possesso dei Tesori della Britannia, può aiutarlo. Ma mentre Lancillotto continua a tramare per il potere, ecco che nuovamente i Sassoni muovono all'assalto della Britannia. Artù dovrà riprendere la spada dai molti poteri. E tornare grande. |
La spada perduta di Bernard Cornwell(V e ultimo volume della saga)Varie ed, 2003 – 364 pp. | Riconquistato l'amore di Ginevra, Artù si ritira con lei in Siluria. Ma nuove minacce lo costringono alla lotta. L'infida sacerdotessa Nimue ha rapito Merlino e ora cerca di impossessarsi di Excalibur. Chi impugnerà l'elsa di quella spada divina, infatti, continuerà a regnare. Una sola creatura può opporsi a questi paurosi disegni. Il suo nome è Morgana. Ma nemmeno lei riesce a porre fine agli incantesimi, alle lotte, agli odi cruenti. E Artù è chiamato all'ultimo, decisivo scontro per fermare Mordred, ormai suo mortale nemico. Prima che il mistero si richiuda sulla sua vita di guerriero, prima del portentoso segno finale di Excalibur. |
Fonti bibliografiche per spiegare gli argomenti trattati nei libri
- Anno Mille – Wikipedia
- Seconda crociata – Wikipedia
- Normanni – Wikipedia
La musica medievale al giorno d’oggi, suoni e canti di una volta per rievocare le musiche e le atmosfere non lungo la linea del tempo, ma sulle note di un tetragramma. Angelo Branduardi tra i cantautori italiani più celebri, l’anima del Medioevo nelle sue parole e nelle sue canzoni
E’ difficile oggi ritrovare delle canzoni di più di mille anni, nessuno si direbbe, le ascolta più, perché ormai è un genere che è definitivamente non solo passato di moda, ma pure alla storia.
Il flauto, il cembalo, il liuto, la ghironda e via dicendo, strumenti che oggi vengono utilizzati solo da quei pochi cantautori o gruppi che cantano esclusivamente o quasi esclusivamente canzoni in stile antico medievale.
Si tratta di strumenti delicati sia per l’uso che per la manutenzione oltre alla conservazione che richiede una certa esperienza oltre ad una certa cura, trattandosi si strumenti in legno prodotti da certosina mano artigiana.
Gli strumenti oggi più usati sono solitamente i tamburi, i cembali, i flauti, liuti, lire, ghironde; nelle canzoni di autori oltre manica si ritrovano anche chitarra e cornamusa, quello strumento dal suono inconfondibile e che rievoca il suono e le musiche di secoli e secoli fa.
Tra gli autori italiani più noti, per quanto riguarda anche canzoni che rievocano l’epoca medievale, uno dei più importanti è senz’altro Angelo Branduardi. Da bambina non mi piaceva, quando lo ascoltava papà scappavo nell’altra stanza, forse perché ero una bambina stupida per non apprezzare un cantautore tanto bravo e che ci mette tutto sé stesso e la sua passione per la musica in quello che fa; forse scappavo anche perché non capivo il significato di quei ritornelli e di quelle parole e forse perché magari non mi piaceva il Medioevo e forse anche perché non era ancora arrivato il momento per rivedere un po’ di me stessa nelle sue canzoni. L’ho riscoperto di recente, quando sentivo papà ascoltare le sue canzoni e alcune mi piacciono di più, altre un po’ meno, le più belle in assoluto per me sono La sposa rubata, la donna della sera, il signore di Baux, il lupo di Gubbio, audite poverelle, Cantico delle Creature di San Francesco. Qualche volta lo ascolto a basso volume mentre studio o mentre scrivo i miei romanzi, mi aiuta a richiamare alla mente le atmosfere che oggi anche nel castello più medievale rimasto in piedi non si trovano più.
Biografia breve di Branduardi
Angelo Branduardi è nato a Cuggiono, un piccolo paese alle porte di Milano, il 12 febbraio 1950. Era ancora bambino quando si è trasferito con la sua famiglia a Genova, dove ha conosciuto l'ambiente musicale della scuola genovese che ha rappresentato un importante stimolo per la sua attività artistica. È rimasto fortemente influenzato anche dalla musica d'oltremanica, tanto da citare tutt'oggi Donovan e Cat Stevens come i propri più grandi idoli musicali.
Volendo intraprendere una carriera concertistica, ha iniziato lo studio di violino, diplomatosi al conservatorio di Genova all'età di 16 anni (tra i più giovani diplomati al conservatorio d'Italia), in seguito ha assecondato l'intima esigenza culturale di imparare a suonare la chitarra e di comporre le prime canzoni ispirandosi a testi di poeti come Sergei Esenin, Dante, e al suo maestro Franco Fortini, a cui dedicherà, in occasione della sua scomparsa, la title-track dell'album Domenica e lunedì. Proprio sulle parole di una poesia di Esenin ha composto uno dei suoi brani più celebri, Confessioni di un malandrino (1975). In quel periodo ha incontrato Luisa Zappa, la donna che è diventata sua moglie ed è ella inoltre la sua compagna artistica, scrittrice di molti dei suoi testi.
Molte delle musiche più famose di Angelo Branduardi traggono ispirazione da brani di un passato antico e spesso dimenticato. Branduardi pertanto è fautore di una riscoperta del patrimonio musicale antico non solo nazionale ma anche europeo (come dimostrano d'altronde Futuro antico I, Futuro antico II, Futuro antico III, Futuro antico IV, Futuro antico V, Futuro antico VI) per questo è stato, ed è tutt'ora, molto apprezzato in Germania (dove ha portato in tour "La Lauda di Francesco"), Francia, Belgio, Olanda, Svizzera e tanti altri paesi europei ed extraeuropei.
Angelo è inoltre stato impegnato per la composizione di alcune colonne sonore di film come
- 1980 Concerto Documentario sul tour "Concerto"
- 1982 Un matin rouge
- 1984 State buoni se potete
- 1986 Momo
- 1987 Luci lontane
- 1987 Secondo Ponzio Pilato
È stato impegnato anche in teatro, in particolare nelle opere teatrali
- 1990 - Il viaggio incantato (fiaba musicale a cura di Furio Bordon)[4]
- 2002 - Il carnevale degli animali
- 2006, 2007 e 2008 - Pierino e il lupo
- 2001 La Lauda di Francesco
Angelo & Luisa & il Medioevo
Luisa è conosciuta a Milano presso la locale università e ha aiutato Branduardi a scavare nel patrimonio culturale della madrigalistica medievale onde dissotterrarne concetti espressivi poi ridisseminati nel suo repertorio e lasciando affiorare le sue composizioni poetiche, alcune tradotte in tedesco da Michael Ende, in francese da Etienne Roda-Gil e in inglese da Peter Sinfield.
L’esordio di Angelo
Nel 1974 l'incontro decisivo con Paul Buckmaster, arrangiatore inglese, lo ha portato ad incidere il primo disco, dal suono progressive. Un altro incontro determinante è stato quello con l'importante polistrumentista Maurizio Fabrizio. Da quel momento, la produzione di Angelo Branduardi è stata caratterizzata da una proficua ricerca nel campo della musica popolare, barocca e rinascimentale, con incursioni nella musica etnica di tutto il mondo, unendo suggestioni che vanno dagli indiani d'America ai versi di poeti latini.
Angelo, non solo cantautore, ma anche scrittore
Su Branduardi sono stati scritti diversi titoli; in alcuni si analizza la sua musica e la sua discografia, in altri è presente con interviste, profili e stralci di articoli scritti da lui o che lo riguardano.
In particolare:
- 1979 Canzoni, a cura di Giampiero Comolli, ed. Lato Side 16.
- 1999 Colori - L'immaginazione musicale di Angelo Branduardi, Enrica Tedeschi, Philos Edizioni, Roma.
- 2002 Angelo Branduardi - Futuro antico, l'archetipo, le canzoni (analisi ragionata sulla discografia di Angelo Branduardi), Mario Bonanno.
- 2004 Alla fiera dell'est con cd audio del brano omonimo originale, illustrazioni di Emanuele Luzzati.
- 2005 L'uovo o la gallina con cd audio del brano omonimo originale scritto da Giorgio Faletti, illustrazioni di Emanuele Luzzati.
- 2007 La pulce d'acqua con cd audio del brano omonimo, libro illustrato da Giuliano Ferri.
La discografia (in rosso grassetto gli album commentati)
Album
- 1974 - Angelo Branduardi
- 1974 - Branduardi 74 (versione inglese de Angelo Branduardi)
- 1975 - La luna
- 1976 - Alla fiera dell'est (insignito dal premio della Critica discografica italiana)
- 1977 - Incontro con Angelo Branduardi (raccolta)
- 1977 - La pulce d'acqua
- 1979 - Cogli la prima mela
- 1979 - Highdown Fair (versione inglese de Alla fiera dell'est)
- 1979 - A la foire de l'est (versione francese de Alla fiera dell'est)
- 1979 - Fables and Fantasies (versione inglese de La pulce d'acqua)
- 1979 - La demoiselle (versione francese de La pulce d'acqua)
- 1980 - Life is the only teacher (versione inglese de Cogli la prima mela)
- 1980 - Va où le vent te mène (versione francese de Cogli la prima mela)
- 1980 - Concerto (3 lp live, ristampato nel 1992 in doppio cd)
- 1980 - Gulliver, la luna e altri disegni (riedizione de La Luna, con reinterpretazione delle parti vocali e l'aggiunta di un brano)
- 1981 - Branduardi '81
- 1981 - Branduardi 81 (versione francese dell'album omonimo)
- 1982 - Il mondo di Angelo Branduardi (raccolta)
- 1983 - Cercando l'oro
- 1983 - Tout l'or du monde (versione francese de Cercando l'oro)
- 1983 - State buoni se potete (canzoni composte per il film omonimo)
- 1984 - Canzoni d'amore (raccolta)
- 1986 - Branduardi canta Yeats
- 1986 - Collezione (raccolta)
- 1986 - Collection (versione inglese de Collezione (raccolta)
- 1986 - Toujours (versione francese de Collezione (raccolta)
- Branduardi al flauto1986 - Momo (musiche composte per l'omonimo film Johannes Schaaf)
- 1988 - Pane e rose
- 1988 - Du pain et des roses (versione francese de Pane e rose)
- 1988 - Secondo Ponzio Pilato (musiche composte per l'omonimo film di Luigi Magni)
- 1990 - Il ladro
- 1991 - Confessioni di un malandrino. Il meglio di Angelo Branduardi (raccolta)
- 1992 - Musiche da film (raccolta)
- 1992 - Best of (raccolta)
- 1992 - Si può fare
- 1993 - Ça se fait (versione francese de Si può fare)
- 1993 - Confesiones de un malandrin (raccolta) in spagnolo
- 1994 - Domenica e lunedì
- 1994 - La menace (versione francese de Domenica e lunedì)
- 1996 - Camminando camminando (live)
- 1996 - Futuro antico I
- 1998 - Il dito e la luna (con i testi di Giorgio Faletti)
- 1998 - Studio Collection (raccolta)
- 1999 - Futuro antico II
- 2000 - L'infinitamente piccolo (album dedicato alla vita di San Francesco d'Assisi in occasione del Giubileo)
- 2002 - Futuro antico III - (La musica alla corte dei Gonzaga)
- 2003 - Altro ed altrove
- 2003 - Ballerina
- 2005 - The Platinum Collection (raccolta)
- 2007 - Futuro antico IV - Venezia e il Carnevale
- 2009 - Futuro antico V - Musica della Serenissima
- 2009 - Senza spina - live acustico dal tour del 1986 con 3 inediti
- 2009 - Futuro antico VI - Roma e la Festa di San Giovanni.
Branduardi in concerto a Bologna, 2008 Collaborazioni
- 1970 - in La buona novella, di Fabrizio De André. Chitarra, come turnista. [1]
- 1971 - in La Bibbia de Il Rovescio della Medaglia. Turnista (non accreditato nelle note discografiche).
- 1976 - in Come in un'ultima cena del Banco del Mutuo Soccorso. Violino in Si dice che i delfini parlino. Cura inoltre la traduzione dei testi in inglese de As in the last supper che uscirà l'anno successivo per il mercato inglese.
- 1977 - in Samarcanda, di Roberto Vecchioni. Violino in Samarcanda, Due giornate fiorentine e L'ultimo spettacolo; flauto dolce in Samarcanda; violino elettrico in Blu(e) notte e Per un vecchio bambino
- 1978 - in Movimenti nel cielo, di Maurizio Fabrizio. Violino in brani vari.
- 1978 - La Carovana del Mediterraneo. Serie di concerti con altri artisti, tournée ripetuta poi nel 1980.
- 1979 - in Primo, di Maurizio Fabrizio. Violino nel brano Quando arriverà la neve.
- 1979 - in 1979 il concerto, album dedicato alla memoria di Demetrio Stratos Branduardi esegue Il funerale.
- 1986 - in Poets in New York, di vari autori. Intepretazione del brano Grido a Roma.
- 1990 - in ORME – 1990 , delle Orme. Nel disco suona il violino come ospite Angelo Branduardi nel brano 25 MAGGIO 1931.
- 1991 - in Racconti della tenda rossa, di Franco Mussida. Interpretazione del brano Radici di terra, con Fabio Concato e Franco Mussida-
- 1992 - in Camper, di Roberto Vecchioni. Voce e violino nel brano Samarcanda.
- 1992 - in Gara dei sogni, di Edoardo De Angelis. Interpretazione del brano Novalis, con Edoardo De Angelis.
- 1992 - in Snake bite love, di Zachary Richard. Interpretazione del brano Io brucio, con Zacary Richard.
- 1993 - in Il volo di Volodja, di vari autori. Intepretazione del brano L'ultimo poeta.
- 1994 - in Vatican Christmas, di vari autori. Interpretazione del brano Gaudete e personent hodie; voce nel brano Silent night.
- 1995 - in Le petit Arthur, di vari autori. Interpretazione del brano La rose des vents.
- 1996 - in Natale a Roma, di vari autori. Interpretazione del brano Coventry Carol.
- 1996 - in Fatto per un mondo migliore, di vari autori. Interpretazione del brano Te vojo ‘bene assaje, con Eugenio Finardi.
- 1997 - in Baccini and best friends, di Francesco Baccini. Interpretazione del brano Mani di forbice, con Francesco Baccini.
- 1997 - in ...e ora cosa mi resta di te, di Marco Di Mauro. Violino in Cantico d'amore.
- 1998 - in Excalibur - La legende des Celts, di vari autori. Interpretazione del brano L'appel de Galahad; violino nel brano Excalibur.
- 1998 - in Innamorandi, di autori vari. Interpretazione del brano Principessa.
- 1999 - in Cinema Concerto, di Ennio Morricone. Interpretazione dei brani Uccellacci Uccellini e Ricordare.
- 2000 - in ?! di CapaRezza. Voce in La fitta sassaiola dell'ingiuria.
- 2000 - in Nonsense di Giorgio Faletti. Voce in La grande attrazione.
- 2000 - in "Barones", dei Tenores di Neoneli con la collaborazione di vari artisti. Interpretazione del brano Ai cuddos, con Luciano Ligabue.
- 2000 - in L'infinitamente piccolo, Il sultano di Babilonia e la prostituta, cantata da Angelo Branduardi e Franco Battiato.
- 2000 - in L'infinitamente piccolo, ο σουλτανοσ τησ βαβυλωνασ και η γυναικα (Il sultano di Babilonia e la prostituta, versione greca) testo greco di Lina Nikolakopoulos, cantata da Angelo Branduardi e Lavrentis Mahairitsas.
- 2003 - in Gaia, di vari autori. Interpretazione del brano Bird Island.
- 2005 - in ...a Pierangelo Bertoli, di vari autori. Voce e violino nel brano Eppure soffia.
- 2007 - in Gran Galà per i 50 anni dello Zecchino D'Oro con i Manekà reinterpretando il brano Cane e gatto della storia dello Zecchino, a tempo di pizzica.
Gli album, tracce e spiegazioni
Angelo Branduardi (album) - 1974
Angelo Branduardi è l'album di esordio, il cantautore ha scritto e composto tutti i brani, tranne Eppure chiedilo agli uccelli (musica di Paul Buckmaster con parole tratte dal Libro di Giobbe). Molte canzoni dell'album sono firmate da Angelo Branduardi pur essendo i testi ispirati da opere di pubblico dominio.
Questo è il primo disco pubblicato, ma l'anno precedente il cantautore aveva registrato un altro LP arrangiato da Maurizio Fabrizio che la RCA decise di non pubblicare, ritenendolo poco commerciale. Anni dopo, Branduardi acquista la proprietà dei nastri, pubblica due canzoni di questo disco-fantasma nella raccolta tripla Studio collection (le canzoni si intitolano Francesco e Confessioni di un malandrino in una versione con il clavicembalo).
Come racconta lo stesso Branduardi nel volume Canzoni (pubblicato da Lato Side nel 1979): «Con Maurizio Fabrizio avevo già fatto le incisioni per un disco precedente, mai uscito. Maurizio ha sempre scritto gli arrangiamenti con me, è una cosa strana: non ci diciamo mai niente di musica, ma la sentiamo allo stesso modo. Ora, per questo disco mai uscito, avevamo inciso delle canzoni, alcune delle quali comparvero in seguito effettivamente riarrangiate: "Gli alberi sono alti" e "Confessioni di un malandrino" in "La luna", mentre "Lentamente" e "Storia di mio figlio" in "Angelo Branduardi", le altre invece restarono inedite. Ma così com'era, quel disco alla RCA non andava, mi dicevano che ci voleva qualcosa di più articolato, una storia (era il periodo quello in cui andavano gli album-concetto), e così, metà per scherzo e metà sul serio, ho costruito una specie di storia di un uomo che, nel susseguirsi delle varie canzoni (da "Re di speranza" a "Il regno millenario"), passa da uno stato di solitudine all'incontro di una donna fino alla nascita di un figlio e al seguente raggiungimento di uno stato mistico. In realtà l'avvenimento più importante di questo disco è la collaborazione con Paul Buckmaster: quando fu respinto il primo disco, senza nemmeno conoscerlo, scrissi a Paul e lui, con mia grande sorpresa, venne in Italia».
Paul Buckmaster all'epoca aveva già lavorato con artisti del calibro di David Bowie o Elton John.
Questo album nell'edizione originale ha la copertina apribile (opera di Cesar Monti); la prima ristampa (sempre della RCA) ha invece la copertina in busta singola; è stato poi ristampato nel 1980 dalla Polydor (la casa discografica con cui Branduardi incise in seguito), che acquistò i master dalla RCA Italiana e che lo intitolò "Angelo Branduardi 1974", lasciando invariata la copertina sul fronte e modificandone il retro (che nell'originale conteneva il dettaglio dei musicisti canzone per canzone), e, negli anni '90, dalla EMI Italiana (che fece la stessa operazione di acquisizione dei nastri).
Le tracce
Tracce
| Re di speranza - 4:27 Il tempo che verrà - 1:54 Eppure chiedilo agli uccelli - 4:01 Per creare i suoi occhi - 3:48 Ch'io sia la fascia - 2:54 Lentamente - 3:08 Storia di mio figlio - 4:20 E domani arriverà - 11:08 Il regno millenario - 3:12
| King of hope The time to come Then ask the birds To create her eyes Let me be Slowly Story of my son And tomorrow won't be long The thousand annum kingdom |
Il brano “Eppure chiedilo agli uccelli” consiste in due versi (recitati, come è scritto sulla copertina, dal "Coro Turchese"): "Eppure chiedilo agli uccelli del cielo, ed essi ti daranno risposta", tratti dal libro di Giobbe (cap. 12, vv 7-10); il sottofondo musicale è opera di Paul Buckmaster.
Il brano “per creare i suoi occhi” è firmato da Angelo Branduardi: si tratta, in realtà, della trasposizione in musica di un mito indiano, ma lo stesso Branduardi ha raccontato nel già citato libro "Canzoni" che ha trovato racconti simili anche in altre tradizioni, e cita ad esempio la storia popolare calabrese "Il reuccio fatto a mano" (si può leggere in "Fiabe italiane", a cura di Italo Calvino, pubblicato nel 1962 da Einaudi); quando nel 1980 la Polydor acquisterà il master di questo disco dalla RCA Italiana stamperà questa canzone come lato B del 45 giri "Gulliver";
Il brano “Ch’io sia la fascia” è anch’esso firmato da Angelo Branduardi, ma si tratta di una canzone d'amore dei pellerossa del Nuovo Messico (il testo si può leggere in "Canti erotici dei primitivi", a cura di Alfonso Di Nola, edito nel 1971 da Garzanti)
“Il Regno millenario”, dice Branduardi (sempre in "Canzoni") è nato dall’ispirazione offerta dall'ultima parte del romanzo "L'uomo senza qualità" di Robert Musil, che si intitola appunto "Verso il regno millenario"; e che descrive il raggiungimento di uno stato mistico di perfezione.
Formazione per le musiche
- Angelo Branduardi: chitarra acustica, chitarre 6 e 12 corde, flauto dolce, flexaton
- Paul Buckmaster: piano elettrico, pianoforte, basso Gibson, violoncello e legni
- Ciro Cicco: batteria in Storia di mio figlio, percussioni
- Enzo Restuccia: batteria (tranne in Storia di mio figlio, percussioni
- Silvano Chimenti: chitarre
- Giovanni Tommaso: contrabbasso
- Marcello Fanesch: piano elettrico,
- Joel Vandroogenbroeck: flauti
- Alfio Galigani: assolo di flauto in E domani arriverà, archi e legni
- Marcello Faneschi: pianoforte
- Giorgio Rosciglione: basso in Per creare i suoi occhi
La luna (album) – 1975
La luna è il secondo album di Angelo Branduardi.
"Gli alberi sono alti" è la versione italiana di "The trees they do grow high", la celebre canzone tradizionale inglese incisa anche da Joan Baez nel suo album Joan Baez, Vol. 2 del 1961, da Alan Stivell e da Donovan.
Il testo di "Notturno" è tratto da una poesia di Alcmane, mentre quello di "Confessioni di un malandrino" da una poesia di Sergej Esenin. Di questo disco esiste la sola versione su LP dato che fu ristampato nel 1980 con l'aggiunta di un nuovo brano, con nuovi mixaggi e con il titolo modificato in Gulliver, la luna e altri disegni.
Tracce
- La luna - 2:48
- Tanti anni fa - 2:49
- Donna mia - 3:32
- Gli alberi sono alti - 4:08
- Notturno - 4:51
- Rifluisce il fiume - 4:29
- Confessioni di un malandrino - 5:06
- Primavera - 3:26
- La danza - 4:08
Il Brano “Confessioni di un malandrino” è tratta da una poesia del poeta russo Sergej Esenin.
Il testo è frutto di una traduzione e adattamento dello stesso Branduardi di una poesia del 1920 del poeta russo Sergej Esenin, intitolata Confessioni di un teppista. Il brano è stato ripubblicato nel 1980 nell'album Gulliver, la luna e altri disegni ed è contenuta nelle raccolte Collezione (1986), Confessioni di un malandrino. Il meglio di Angelo Branduardi (1991) in versione remixata, Best of (1992), Confesiones de un malandrin (1993) cantata in spagnolo, Studio Collection (1998), The Platinum Collection (2005).
Il testo del brano racconta in versi la vita ed il passato di malandrino che da anonimo bambino e poi ragazzo di campagna, figlio di contadini probabilmente, diventa un poeta ricco e famoso. I ricordi citati nella poesia riguardano più che altro tutti i dispetti e le marachelle combinate dal malandrino, dal furto delle uova a quello del pane, le vendette “Raro sarà che chi mi offende scampi dalle punte del forcone” [1]. Quando invece nel testo il poeta racconta dei genitori, emerge il cambiamento di vita di un uomo che dal piccolo della famiglia si allontana fino a divenire, come dice il testo stesso “genitori che mai non capirete che oggi il vostro figliolo è diventato il primo tra i poeti del paese” [2] e questo allontanamento evidentemente appare strano, forse non del tutto approvato.
Formazione per le musiche
- Angelo Branduardi: violino, chitarra classica, flauto dolce, percussioni.
- Maurizio Fabrizio: chitarra acustica, chitarra elettrica, mandolino, percussioni.
- Bruno De Filippi: bouzouki, quatro, chitarrino, sitar, banjo, armonica.
- Gigi Cappellotto: basso elettrico.
- Andy Surdi: batteria.
- Mike Logan: tastiere
Alla fiera dell’est (album)
Alla fiera dell'est è il terzo album in studio di Angelo Branduardi, contenente la celeberrima canzone omonima. Nel 1976 questo album è stato insignito del premio della critica discografica italiana. I brani sono tutti di Angelo Branduardi e i testi della moglie Luisa Zappa; gli arrangiamenti sono a cura di Maurizio Fabrizio. Di questo album esistono una versione Francese (testi di Etienne Roda-Gil) ed una versione in inglese (testi di Peter Sinfield).
I brani
Alla fiera dell'est
Canzone che dà il titolo all'album; il brano è un adattamento di un canto pasquale ebraico dal titolo Had Gadyà, ed è stata utilizzata nella cover cantata dall'israeliana Shlomi Shabat, in uno spot per la compagnia telefonica Pelephone. Ha una curiosa somiglianza con la filastrocca inglese "The House That Jack Built", pubblicata nel 1797.
Il vecchio e la farfalla
La canzone è ispirata da un proverbio orientale citato nel Milione di Marco Polo.
La serie dei numeri
La serie dei numeri è una ripresa d'un canto bretone, Ar Rannoù ("Le serie"'), contenuto nella raccolta Barzhaz Breizh[3].
Il dono del cervo [4]
Questa canzone sembra rievocare gli antichi canti dei trovatori o dei poti delle corti del Medioevo, quando questo genere di poesia era molto ricercata e apprezzata. La canzone parla di un uomo che va a cacciare nel periodo primaverile “tra il quarto e il quinto mese” anche se a dire il vero il periodo non è ben chiaro, potendosi trattare del periodo “aprile-maggio” o del periodo “agosto-settembre” ovvero 4-5 mesi prima della fine dell’anno, questi due periodi corrispondono grosso a modo a quella che è la stagione di caccia. Il cacciatore della canzone sta puntando ad un daino ma un cervo si mette in mezzo proprio quando il colpo mortale scatta e uccide il cervo che gli parla, dicendo quanti doni il suo corpo avrebbe fruttato al cacciatore. Nel Medioevo, questo tipo di brani dove l’incontro tra uomo e animale prevedeva spesso e volentieri anche dei dialoghi, era in realtà un’allegoria, ossia una rappresentazione figurata di qualcosa come poteva essere un evento, un peccato, delle persone, delle figure mitologiche o cose di questo genere. Il cervo è un animale che ha una sua simbologia, è fortemente legato nella mitologia da quella celtica in primis (il Dio cernunnos era infatti rappresentato come un cervo) a quella europea, si tratta di un animale presente anche in alcune leggende dei primi secoli del medioevo cristiano, come la leggenda di Sant'Egido abate [5], la leggenda de La Pierre des Fièvres [6], il cervo è anche presente nella leggenda di Sant’Umberto [7] e Sant’Eustachio [8]. Il cervo è simbolo di nobiltà antica e generosa oltre che di longevità, a causa della lunghezza della sua vita che si riteneva potesse arrivare ai 300 anni. È considerato anche simbolo di amore per la musica, prudenza, pentimento, preghiera. Nelle leggende dei tre santi il cervo è un simbolo che rappresenta Cristo, il dono del cervo diventa così il dono di una vita ricca e felice e soprattutto la salute. La frase “queste ampie corna” farebbe riferimento ai palchi del cervo impiegati in passato nella medicina popolare; il pelo rappresenta il calore, la carne rappresenta il cibo, il fegato il coraggio anche se nelle fonti antiche medievali non è mai chiarita questa bizzarra simbologia. È inoltre presente il numero 7 che nella simbologia cristiana rappresenta diverse cose, i 7 peccati capitali, i 7 doni dello Spirito Santo.
Il funerale
Riprende la melodia tradizionale del brano Henry Martin, già inciso, tra gli altri, da Joan Baez. Branduardi riutilizzerà la stessa melodia per la canzone Il lupo di Gubbio nell'album L'infinitamente piccolo.
Sotto il tiglio
Il testo della canzone si basa su un lied medievale tedesco intitolato Unter den Linden, scritto da Walther von der Vogelweide.
Canzone del rimpianto
La melodia di questo brano verrà ripresa dallo stesso autore nel brano Bienvenue, contenuto nell'album La menace, versione francese di Domenica e lunedì.
Tracce (esistono tre versioni dell’album, italiana, francese e tedesca)
- Alla fiera dell'est - 5:26
- La favola degli aironi - 3:47
- Il vecchio e la farfalla - 2:59
- Canzone per Sarah - 4:21
- La serie dei numeri - 4:33
- Il dono del cervo - 3:17
- Il funerale - 8:10
- L'uomo e la nuvola - 3:49
- Sotto il tiglio - 2:56
- Canzone del rimpianto - 3:01
Formazione delle musiche
- Angelo Branduardi: chitarra, violino, chitarra ottavino, liuto
- Gigi Cappellotto: basso elettrico
- Bruno De Filippi: bouzuki, cuica, benzo, sitar, armonica bassa
- Maurizio Fabrizio: chitarra, liuto
- Mario Lombardi: percussioni
- Vittorio Nocenzi: clarino, pianoforte, tastiere
- Andy Surdi: batteria
- Tiziana Botticini: arpa
La pulce d’acqua (album) – 1977
La prima edizione di questo disco era accompagnata da nove tavole disegnate da Mario Convertino, in cui l'artista interpretava, con i suoi disegni, le canzoni del disco; la tavola de La pulce d'acqua, è diventata la copertina della prima stampa in CD dell'LP. Ciascuna tavola si riferisce a un brano dell'album; la tavola relativa a Il Marinaio è un omaggio a Maxfield Parrish.
Ballo in Fa diesis minore
Canzone che riprende un tema del compositore Giorgio Mainerio dal titolo Schiarazula Marazula, tratta dall'opera Il primo libro de' balli, del XVI secolo.
Il ciliegio
È l'adattamento in italiano dalla tradizionale canzone inglese The Cherry Tree Carol (la 54^ delle celebri Child Ballads) già ripreso anche da altri artisti e gruppi quali Joan Baez, Judy Collins, Shirley Collins, Peter, Paul and Mary, Pentangle, Duo Greenoch, Josè Feliciano, Emmylou Harris, Chad Mitchell.
La sposa rubata [9]
Questo brano riprende un antico canto bretone dal titolo La Fiancée de Satan ("La sposa del diavolo"), parte della raccolta Barzhaz Breizh[10] opera alla quale Branduardi si è ispirato più volte. Branduardi ha tradotto e riadattato il testo raccontando, estrapolando una storia che si discosta dalla trama originale, raccontando una storia che sa di Medioevo e che può ricordare varie saghe, Lancillotto e Ginevra, Tristano e Isotta, dove tutte queste donne sono le spose “rubate” ai loro mariti, e il cui riferimento è implicito e possibile, ma non certo e che viene spiegato a seguito.
Cosa racconta questa storia, la versione originale? Il testo originale è in lingua bretone, ma ne esiste anche una traduzione in inglese che mi sono occupata personalmente di tradurre qui in italiano.
| I 1. Let the wandering bard sing for you All, young and old, this new song, too | I 1. Lasciate che Io il bardo errante canti per voi Tutti, giovani e vecchi, anche questa nuova canzone, |
| 2. I have made for you this new song, Come listen to it, old and young! | 2. Ho fatto per voi questa canzone nuova, venite ascoltate, vecchi e giovani! |
| 3. When of these things I have been told I was not yet thirteen years old. | 3. Quando mi è stato detto di queste cose Non avevo ancora tredici anni. |
| 4. I was a child, in my twelfth year. It's a sixty old man who's here. | 4. Ero un bambino, nel mio dodicesimo anno. Era un uomo di sessant’anni chi era qui. (traduzione non del tutto certa) |
| 5. Listen to me whoever wants To hear one who knows many lands. | 5. Ascolta me, chi vuole Sentite uno che conosce molte terre. |
| 6. Hurry up, listen intently. For I shall be away quickly | 6. sbrigativi, ascoltate attentamente. Perché io sono qui di fretta. |
| II 7. I did not get, for three nights past, A wink of sleep and it shall last, | II 7. Non ho dormito per tre notti E questa è l’ultima notte |
| 8. Because of the hissing viper Here on the bank of the river. | 8. A causa della vipera sibilante Qui, sulla sponda del fiume. |
| 9. Proclaiming in its hissing tone: - Now I have got another one! 10. I got four of them in this town Who were not buried in the ground. | 9. Proclamando nel suo tono sibilante: - Ora ho preso un altro! 10. Ho quattro di loro in questa città Che non erano stati sepolti nella terra. |
| 11. Two young people of the gentry, Who had got engaged to marry. 12. Eighteen tailors that had come round To arrange the bride's wedding gown. 13. To adorn the gown of the bride With about six stars on each side, 14. Beside the stars embroidered, The sun and the moon were painted. | 11. Due giovani della nobiltà, che erano fidanzati destinati a sposarsi. 12. Diciotto sarti furono chiamati Per cucire l'abito della sposa. 13. Per adornare l'abito della sposa Con circa sei stelle su ogni lato, 14. Accanto le stelle ricamate, Il sole e la luna erano state dipinte. |
| 15. Eighteen tailors needed to dress Her, whom Satan alone undressed. 16. After the wedding mass was said, Back to the churchyard she repaired. 17. When she had entered the church hall She was, a lily, blooming all. | 15. Diciotto sarti furono necessari per vestire La sposa, che del diavolo era solo vestita 16. Dopo la messa di nozze le fu detto, di tornare al cimitero che lei aveva restaurato. 17. Quando lei era entrata nella piazza parrocchiale, era tutta un giglio, tutto fiorito |
| 18. But on going out again, Like a turtledove weak and faint. 19. A high lord in all his finery And armour-clad entirely, 20. With a gold helmet on his head A red cape o'er his shoulders spread, 21. Turned up. His eyes like sparkling flame Burning inside the iron frame. | 18. ma quando uscì nuovamente Come una tortora debole e leggera 19. Un signore alto in tutti i suoi fronzoli E interamente armato, 20. Con una coppa d'oro sulla testa E il rosso mantello sue spalle, 21. si alzò. I suoi occhi come una fiamma brillante Bruciarono la cornice di ferro. |
| 22. And he rode a Saxon palfrey, As midnight sky, dark and eery, 23. Whose shoes threw out sparks in the night As does the horse of the lord knight, 24. The Lord Peter of Izel-Vet (God forgive him the sins he did!) 25. - Give me the bride: You must give in. I'll show her to my kith and kin. 26. To show them the bride you give me I promise you soon back to be.- 27. They waited and waited in vain, The bride never has come again. | 22. e cavalcava un palafreno sassone, come il cielo di mezzanotte: buio e inquietante, 23 le scarpe scintillavano nella notte Come il cavallo del Signore, 24. Pietro Signore di Izel-Vet (Dio lo perdoni i peccati che ha fatto!) 25. - Dammi la sposa: è necessario che me la cedi La farò vedere io ai miei amici e parenti. 26. devi darmi la sposa perché la mostri loro Ti prometto che presto te la restituirò 27. Hanno aspettato e aspettato invano, La sposa non è mai tornata. |
| III 28. When the pipers from the wedding Late in the night were returning, 29. The stately lord has come their way: - Did you at the feast soundly play? 30. - We treated pretty well our host, But we're afraid the bride is lost. 31. - What don't you say! You lost the bride? Want to see where she's gone to hide? 32. - That surely would soothe our alarm Provided we suffer no harm. - 33. They had no time for saying more As they found themselves off the shore. | III 28. a tarda notte stavano tornando Le cornamuse le matrimonio, 29. il nobile signore andò da loro - avete lavorato duramente al banchetto? (traduzione non chiara) 30. - Abbiamo trattato abbastanza bene il nostro ospite, Ma abbiamo paura che la sposa sia perduta. 31. - Che cosa non si dice! Avete perso la sposa? Vuoi vedere dove è andata a nascondersi? 32. – loro hanno superato le nostre difese Ma senza fare alcun danno 33. Non avevano tempo per dire di più Dal momento che si trovavano al largo della costa |
| 34. Sailing on a little galleon And soon they had crossed the ocean, 35. Left the Scare and Bones Lake behind, Until Hell's entrance they did find. 36. - The pipers of your wedding feast To visit you came from the East. 37. They are brave. You should repay them For the trouble they have taken. 38. - Now, here is my wedding ribbon. If you want, you give it to them. 39. Here is the ring of my wedding. Take it to my husband's dwelling. 40. You shall tell him: "You should not cry: She feels no harm and no desire!" 41. For my husband take it away, Married and widowed the same day. 42. Look: I sit on a golden chair. Mead for the damned I prepare. - IV 43. They were about to repair Home, when a scream has rent the air: 44. - Accursed pipers! Look what you made! - The well of Hell shut o'er her head. 45. If her ribbon, above all thing, She had kept, with her golden ring, 46. With the ring that the priest had blessed The grievance would have been redressed. V 47. Whoever was three times engaged And, as many times disengaged, Has God's wrath in hell assuaged. 48. And from paradise he will be As far as dead leaves from the tree, 49. As the picked rose from the bud, As far from the garden of God. | 34. fecero vela su di una nave E attraversarono in breve l’oceano 35. si lasciarono alle spalle un lago di ossa e paura, fino a che trovarono (giunsero) all’entrata dell’inferno 36. – le cornamuse della vostra festa di nozze Per visitarci sei venuto da Oriente. 37. Sono coraggiosi. Si dovrebbe rimborsarli Per la fatica che hanno fatto. 38. - Ora, ecco il mio nastro di nozze. Se si desidera, è dare a loro. 39. Ecco l'anello del mio matrimonio. Portatelo a mio marito. (frase della sposa) 40. Si deve dirgli: "voi non deve piangere: qui non si soffre né male né desiderio! " (frase della sposa) 41. Per mio marito portatelo via, Sposato e vedovo il giorno stesso. 42. guardate: mi siedo su una sedia d'oro. Preparo idromele per i dannati. -- IV 43. (traduzione difficile per via delle parole in inglese antico, non traducibili) 44. – maledetti suonatori! Guardate cosa avete fatto! -- Il pozzo dell’inferno si è chiuso sulla sua testa. 45. Se il suo nastro, sopra ogni cosa, Aveva tenuto, con il suo anello d'oro, 46. Con l'anello che il prete aveva benedetto Il reclamo sarebbe stato ristabilito. V 47. Chi è stato tre volte impegnato E, altrettante volte disimpegnato È l'ira di Dio all'inferno placata. 48. E dal paradiso lui sarà Lontano come le foglie morte da un albero, 49. come la rosa è stata dal bocciolo, così è lontano il giardino di Dio. |
In pratica si tratta di poemetto che parla di una ragazza che si doveva sposare e nel giorno del suo matrimonio, il diavolo nelle sembianze di un cavaliere la rapì portandola all’inferno con la scusa di far vedere ad amici e parenti l’abito da sposa (per cui furono chiamati diciotto sarti) e lei fu tanto stolta da seguirlo, certa di tornare, ma non fece più ritorno. Ovviamente la ragazza era ignara della vera identità del cavaliere e una volta giunta all’inferno fu privata dell’anello d’oro benedetto dal prete e quindi fu privata di ogni protezione, di ogni simbolo sacro. Una volta privata di ogni simbolo sacro l’abisso dell’inferno si chiude sulla sua testa. Viene anche citato un personaggio, Pietro Signore di Izel-Vet che non si capisce se sia lo sposo che ha perso la moglie o un parente della fanciulla, anche cercando su internet non si trova notizia di questo personaggio. Nella versione di Branduardi, interamente ispirata a questo testo, il diavolo non viene minimamente citato e il signore sconosciuto può essere così interpretato come un uomo che ha più interesse dello sposo ad avere la donna. La versione di Branduardi, di gran lunga migliore e molto più bella e forse anche più ricca di quella originale, dà ampio spazio ad una serie di possibili interpretazioni, riferibili sempre alla tradizione medievale. La sposa rubata può essere così interpretata come una di quelle storie che nel Medioevo circolavano e dominavano nelle corti italiane e straniere e la vicenda diventa quella di una giovane che viene rapita il giorno del suo matrimonio (magari con un uomo che nemmeno lei amava), il rapimento così potrebbe essere fatto da un cavaliere amato dalla dama (un riferimento all’amore cortese) che la rapisce ma che poi la perde. Una favola, quella che probabilmente tanti di noi hanno sentito, una favola che lascia spazio a tante domande, dove l’avrà portata il cavaliere sconosciuto? Chi era? Lei che fine fa? Il bello delle canzoni medievali, intese come poesie, è proprio il fatto di essere molto ricche di allegorie, in tal modo il numero delle versioni delle storie e quindi il numero delle possibili interpretazioni è molto vario. Il Medioevo è il periodo che racchiude in sé il cuore di queste storie drammatiche, quasi tristi, che però sanno attirare l’attenzione. Rispetto alla versione originale della poesia bretone, quella della raccolta in lingua bretone, la versione di Branduardi è molto più vicina alla fiaba o alla chanson dell’amor cortese. Sfortunatamente le storie medievali, come queste poesie cantate dai bardi nel Medioevo, sono andate nella maggior parte dei casi perdute e questo perché la tradizione era esclusivamente orale, le parole, le musiche si tramandavano solo a voce e così la sola speranza di farle vivere era riposta nella memoria umana e collettiva. Tutto ciò che si tramanda oralmente è di “proprietà” collettiva fino a quando non viene messo per iscritto ed allora viene attribuita l’opera a un qualcuno con nome e cognome o a più nomi e cognomi; così è avvenuto per secoli, quando l’uomo si rese conto che era impossibile tramandare tante storie e tante cose solo a voce, c’era bisogno di lasciare un segno nel tempo e così ci si mise a scrivere, ma c’era poca carta, poca carta per tante parole, troppe e così si fece quella che possiamo definire una sorta di “selezione naturale” per far vivere solo quello che a discrezione degli autori stessi era più importante. Theodore Hersart de la Villemarqué ha raccolto magari solo un decimo di tutte le ballate e storie che si tramandavano da secoli e le altre che fine hanno fatto? Ah, mistero, sono racchiuse in un remoto angolo, forse dimenticato od ancor peggio, rimosso, della memoria umana collettiva.
Infine, la storia raccontata nel testo della Sposa rubata essendosi ispirato lo stesso Hersart al medioevo potrebbe contenere un implicito riferimento al ciclo arturiano. Dove? Come? In che senso? Beh, forse qualche bravo studente o qualcuno che a scuola è stato attento ricorderà certo l’episodio del Chevalier de la carrette, quando Lancillotto pur di salvare il suo grande amore, la Regina Ginevra, attenta al proprio onore e combatte contro il malvagio Maelegant, un cavaliere ribelle e poi nemico di Artù. Ginevra così potrebbe essere la sposa rubata, quella sposa che però nella versione bretone di Theodore Hersart rimane rubata, nessuno va a salvarla. La triste storia della sposa viene raccontata da questo bardo che dice di averla udita a sua volta da una vipera che soffiando gli impediva di dormire. Così si fa un nuovo richiamo alla simbologia cristiana sugli animali, specie in epoca medievale, e il serpente cioè la vipera altri non sarebbe che il diavolo che dice di aver trionfato sull’umana stoltezza “Ora ho preso un altro! Ho quattro di loro in questa città, che non erano stati sepolti nella terra”, si riferisce a persone che sono state fisicamente rapite e portate all’inferno e quindi sono diventate dannate senza morire e quindi non possono essere state seppellite. Ma questo è tutto frutto dell’umana immaginazione, specie della superstizione, della paura totale e incorruttibile dell’uomo medievale. Nel medioevo non vi era una via di mezzo, o era tutto in un verso o in un altro e la contraddizione stava proprio nel fatto che gli antitetici coesistevano per cui potevano esistere in epoca medievale due versioni, opposte, della stessa storia, una in cui la sposa viene rubata dal diavolo (simbologia medievale cristiana) e una in cui invece la storia era semplicemente una favola dell’amor cortese senza bisogno alcuno di scomodare gli impiegati dell’inferno. Si ricorda inoltre che è probabile che Theodore Hersart avendo messo per iscritto per la prima volta solo nel XIX secolo questi testi, di ispirazione anche medievale, potrebbe non aver considerato solo gli aspetti del medioevo storico, ma anche di quello che fu riscoperto proprio nella sua epoca, quando parallelamente al Romanticismo ci fu proprio la riscoperta del passato, l’uomo divenne malinconico, solo, triste, guardava al passato, al medioevo. Tanti pittori del XIX secolo si ispirarono al Medioevo, si ricorda ad esempio John William Waterhouse (Roma, 6 aprile 1849 – Londra, 10 febbraio 1917), altri si ispirarono alle saghe celtiche, nordiche e medievali da Tristano e Isotta fino a Re Artù. Infatti un altro riferimento della sposa rubata potrebbe riferirsi proprio a Tristano e Isotta. Qualcuno ricorderà certo la vicenda dei due, raccontata in diverse salse da quella pagana a quella cristiana, Tristano è innamorato di Isotta che però è sposa di Marco, Re di Cornovaglia e di quella che era la Britannia di allora. Marco è anche parente di Tristano (zio, quindi c’era una parentela stretta) e scoprirà dell’amore infedele della moglie solo quando i nemici lo mettono alle strette per indebolirlo, allora Marco sarà costretto ad una tragica scelta o uccidere gli amanti o ripudiare la moglie o punire solo il nipote traditore ma la guerra incombe e così più preoccupato di respingere gli invasori irlandesi, Marc abbandonerà i due amanti e dopo la morte di Tristano, Isotta scomparirà. Nella maggior parte delle storie la versione è più o meno questa, solo Gottfried von Strassburg[11] la racconta diversamente portando il cuore di Tristano ad un’altra Isotta, in un’altra terra ma questa nuova vicenda non viene finita perché il poeta muore prima di terminare l’opera che oggi ci giunge appunto incompleta. In questa versione Isotta sarebbe la sposa rubata, rubata fin dal primo momento da un amore quasi magico, Gottfrid von Strassburg attribuisce questo amore agli effetti di una pozione che fu bevuta per errore, a causa della distrazione della balia di Isotta che avrebbe invece dovuto versarla a Marco Isotta prima delle nozze, dal momento che Isotta non voleva sposarsi con un re sconosciuto. Isotta viene rapita, rubata da questo amore tumultuoso, questo amore così struggente che è poi il cuore pulsante di tutte le saghe medievali. Reinterpretando la versione del Barzaz Breiz il diavolo potrebbe quindi essere visto in Tristano o in Maelegant nell’interpretazione con riferimento a Ginevra e Lancillotto. Nel medioevo il diavolo assumeva tutti gli aspetti ed i significati possibili diventando così più una figura mitologica che non una figura realmente presente nella dottrina cristiana che lo vede come il tentatore, il nemico, il serpente, il corruttore, il primo da tenere lontano dall’anima o si rischiava l’inferno. In tal senso la natura “diabolica” di Tristano e Lancillotto (perché anche Lancillotto tanto amava Re Artù da portargli via la moglie, era colpevole quanto Tristano del peccato di adulterio) si esprime nel fatto che costoro sono la causa scatenante dell’adulterio, le donne impazziscono letteralmente per loro, striscerebbero ai loro piedi, le poverine li seguirebbero ovunque, anche a costo di andare appunto all’inferno commettendo il peccato di adulterio e tradimento. La via del tradimento e del peccato, la via della tentazione della lussuria era nella mentalità medievale la via senza ritorno, la via del diavolo. L’adulterio per la donna era anche più condannato, quindi si era dannate per l’eternità. Pensare ad una sofferenza, ad una punizione eterna era per l’uomo medievale un tale abisso, che fecero di tutto per scongiurare questo pericolo, per congiurare contro un nemico che ormai aveva posseduto il mondo, furono bruciati libri e cristiani, donne e chiunque avesse osato scrivere qualsiasi cosa che potesse essere stata suggerita o anche solo bisbigliata da quello spirito, da quel folletto del focolare [12] apparentemente innocente. La donna era condannata all’ignoranza nel Medioevo, più ignorante era e più si stava sul sicuro, poteva solo dire delle eresie se avesse osato tentare di conoscere, aveva fatto conoscere fin troppo mangiando dell’albero della conoscenza, quello proibito. La condanna veniva da un maschio ancora più ignorante di lei, non si può certo dire che il maschio medievale fosse uomo di cultura, dotto e sapiente, ma solo un povero ignorante superstizioso che non sapeva davvero leggere né scrivere poiché questa sua facoltà, alla donna preclusa, era solo impiegata fisicamente, ma non per il suo vero scopo: capire, capire i significati, provare ad apprendere. La sposa rubata di Theodore Hersart, in ultima interpretazione, rappresenta anche la storia della creazione dell’uomo e della donna secondo la dottrina cristiana e così la sposa rubata diventa a tutti gli effetti un simbolo che rappresenta la donna, prima ancora della donna, la femmina, la creatura che ci ha condannati alla dannazione perché ha preferito dare retta ad uno sconosciuto (il diavolo, il serpente) che non a Nostro Signore che le aveva severamente vietato di mangiare quella mela, quella mela avvelenata di peccato e dannazione; avvertendo la donna che se avesse disobbedito avrebbe per certo preso una via senza ritorno, la via della morte. Era la prova di fiducia di Dio all’uomo che venne violata da un’Eva disobbediente; era un melo come tanti ma unico, diverso da tutti e di tanti meli presenti in quel giardino il serpente si mise proprio su quello che stava al centro, non in un altro posto magari a est od ovest del giardino, al centro. Così l’uomo fu cacciato dal giardino e messo sulla Terra e dovette imparare a sbrigarsela da solo avendo perso la fiducia e l’amicizia di Dio. Il testo stesso fa allusione a quest’ultima interpretazione poiché si allude alla cacciata dal paradiso, al Giardino di Dio che è lontano come le foglie morte da un albero. Così Eva è la sposa, la compagna dell’uomo, ma più di ogni altra cosa Eva e la donna della canzone del poeta bretone rappresentano la natura umana secondo la dottrina cristiana medievale e non solo, corrotta e che ha perduto la salvezza scegliendo una via unica e senza ritorno, che è la morte. A questa canzone bretone, dai significati molteplici e complicati, la versione di Branduardi è molto più semplice e che racconta appunto solo una storia che non ha nomi o personaggi storici, ma è solo una storia, una favola medievale che ha tutto il sapore dei secoli passati e che chiude in sé un mondo più vicino di quanto si pensi.
La lepre nella luna
Si riferisce ad una delle tante versioni della leggenda buddista del coniglio lunare (o Sasajataka), molto popolare in Estremo Oriente.
La bella dama senza pietà
Rimanda ad una poesia di John Keats, a sua volta ispirata ad un componimento di Alain Chartier; la parte finale della melodia di ogni strofa riprende il brano tradizionale inglese Once I had a sweetheart, inciso in seguito dallo stesso autore nell'album Futuro antico I.
I testi delle canzoni dell’album
- Testi di Luisa Zappa e Angelo Branduardi
- Testi per la versione francese di Étienne Roda-Gil
- Testi la versione inglese di Peter Sinfield
Musicisti e composizioni musicali
- Angelo Branduardi - violino, chitarra, flauto di Pan e voce
- Gigi Cappellotto - basso elettrico
- Bruno De Filippi - sitar, armonica, ocarina
- Massimiliano di Carlo - cetra
- Franco di Sabatino - tastiere
- Maurizio Fabrizio - pianoforte, chitarra, chitarra ottavino
- Roberto Puleo - buzuky, slide guitar
- Andy Surdi - batteria, percussioni
- Luigi Lai - launeddas
Cogli la prima mela (album) – 1979
La title-track Cogli la prima mela è la rielaborazione di una melodia medievale ungherese dal titolo U naseho Barty. La musica di Donna ti voglio cantare è la rielaborazione di una melodia medievale di Pierre Attaignant dal titolo Tourdion, incisa da Branduardi stesso nel disco Futuro antico II. Il testo di La raccolta è tratto da una poesia di Saffo, mentre la musica proviene da una ballata folk rumena dal titolo M-am suit in dealul clujului. La canzone Ninna nanna è la versione italiana di Mary Hamilton, la celebre canzone tradizionale inglese incisa anche da Joan Baez.
Tracce
(esistono anche altre due versioni, una in francese ed una in inglese)
- Cogli la prima mela - 3:20
- Se tu sei cielo -
- La strega -
- Donna ti voglio cantare -
- La raccolta -
- Colori -
- Il signore di Baux - 4:29
- Il gufo e il pavone -
- Ninna nanna - 7:23
Musicisti
- Angelo Branduardi: chitarre, violino, flauto sopranino, dulcimer
- Gigi Cappellotto: basso elettrico, chitarrone
- Franco Di Sabatino: tastiere
- Maurizio Fabrizio: pianoforte, chitarre
- Roberto Puleo: chitarra elettrica, slide guitar, bandurria
- Andy Surdi: percussioni, batteria, timpani, caisse claire
Testi: Luisa Zappa e Angelo Branduardi
Testi versione francese: Etienne Roda-Gil
Testi versione inglese: Keith Christmas
L’infinitamente piccolo (album) – 2000
L'infinitamente piccolo è un album del cantautore Angelo Branduardi. Nel disco, il musicista milanese mette in musica la vita di san Francesco d'Assisi. Tutti i testi sono curati da Luisa Zappa e sono basati sulle Fonti francescane.
Tracce
1. Il cantico delle creature - 3:35
2. Il sultano di Babilonia e la prostituta (cantata con Franco Battiato) - 5:25
3. Il lupo di Gubbio - 3:58
4. Audite poverelle (con Nuova Compagnia di Canto Popolare) - 3:06
5. Divina Commedia, Paradiso, Canto XI - 4:42
6. Il trattato dei miracoli - 4:02
7. Nelle paludi di Venezia Francesco si fermò per pregare e tutto tacque (con Madredeus) - 3:49
8. La regola - 3:30
9. La predica della perfetta letizia - 4:33
10. La morte di Francesco (con Muvrini) - 5:35
11. Salmo (diretta da Ennio Morricone) - 3:14
Le versioni dell’album
- Stampa francese: disco e confezione identici alla versione italiana, Il cantico è cantata in francese e diventa Le cantique des creatures, il testo è curato da Geneviève Gauthier.
- Stampa tedesca: simile alla stampa italiana, i titoli sono riportati in tedesco qui Il cantico diventa Der Sonnengesang curato da Burkhard Brozat.
- Stampa greca: idem come sopra, al contrario delle altre versioni qui è Il sultano di Babilonia e la prostituta ad essere adattato in greco, Branduardi duetta con Lavrentis Maheritsas. Il testo greco è curato da Lina Nikolakopoulou.
- Stampa Fiamminga: in realtà è un cd single de Il sultano di Babilonia e la prostituta presente in versione edit a cui viene accoppiata Zonnenlied: Il cantico in versione fiamminga.
Al disco è seguito un lungo tour europeo che continua tutt'ora sotto varie versioni tra cui La lauda di Francesco: un viaggio in musica che ripercorre la vita del Santo di Assisi racontata dallo stesso Branduardi con l'ausilio di attori, ballerini e mimi.
Commenti e curiosità sulle canzoni
Le strofe del brano Audite poverelle riprendono un madrigale dal titolo "Damigella tutta bella" del compositore rinascimentale Vincenzo Calestani, il ritornello riprende la melodia del brano Profumo d'arancio contenuta nel disco Cercando l'oro dello stesso Angelo Branduardi.
Nell'introduzione del brano La morte di Francesco è rintracciabile la stessa introduzione suonata nel brano La cagna contenuto nel disco Branduardi '81.
Nel brano La morte di Francesco è presente un riff di chitarra elettrica che riprende quello presente in Shine On You Crazy Diamond- Part II dei Pink Floyd
Il brano Il lupo di Gubbio riprende la frase melodica della canzone "Il funerale" presente nell'album Alla fiera dell'est dello stesso Angelo Branduardi. Entrambi i brani si rifanno alla melodia tradizionale Henry Martin, già cantata da Joan Baez.
Il brano "Il trattato dei miracoli" riprende inizialmente il tema tradizionale irlandese "She moves through the fair" già proposto nella colonna sonora "Secondo Ponzio Pilato". Per tutto lo svolgimento della canzone viene sviluppato il tema di un Saltarello rinascimentale attribuito a Vincenzo Galilei.
Il brano "La regola" riprende un motivo rinascimentale (il "Branle gay") di Besard, già proposto da Angelo Branduardi nel brano "Vola" contenuto nell'album Branduardi '81.
Musicisti
- Angelo Branduardi: violino, chitarre, chitarra sintetizzatore, flauto di Pan, dulcimer, percussioni.
- Daniele Bogni: violoncello solista.
- Carlo Gargioni: programmazione, tastiere, pianoforte, organo Hammond, piano elettrico.
- Davide Ragazzoni: batteria etnica.
Altro ed altrove (album) – 2003
Altro ed altrove è un album di Angelo Branduardi uscito nel 2003. Tutti i testi sono di Luisa Zappa e sono tratti o ispirati da poesie d'amore di tutto il mondo e di tutte le epoche raccolte da lei e suo marito in anni di ricerca. Tutti gli strumenti sono stati suonati da Angelo Branduardi e Carlo Gargioni.
Con la partecipazione straordinaria di Cecilia Gasdia, voce soprano in "L'ambasciata a Shiragi", e di Maddalena Branduardi, voci bianche in "Ille mi par esse deo. Un dio mi pare".
La copertina e il boocklet del cd sono stati mirabilmente illustrati da Silvio Monti il quale ha partecipato al tour, seguito all'uscita del disco, illustrando e interpretando la musica che in quel momento veniva rappresentata. Per contro Branduardi ha presenziato ad alcune date di una mostra itinerante dell'artista denominata "Altro altrove & viceversa"
Tracce
- Laila, Laila - 3:14
- Notturno Indiano - 3:19
- La Candela E La Falena - 3:23
- Se Dio Vorrà - 3:28
- Io Canto La Ragazza Dalla Pelle Scura - 3:35
- La Signora Dai Capelli Neri Ed Il Cacciatore - 4:06
- Ille Mi Par Esse Deo...Un Dio Mi Pare - 3:57
- L'Ambasciata A Shiragi - 3:06
- Giovane Per Sempre - 3:40
- Ch'io Sia La Fascia - 2:54
- Lo Straniero - 3:14
- La Ballata Del Fiume Blu - 2:54
- Il Bacio - 4:22
- Donna Di Luce - 4:00
Senza spina (album) – 2009
'Senza spina' è un album di Angelo Branduardi, contenente alcune tracce live, registrate nel Dicembre 1986 all'Olympia (teatro) di Parigi e tre nuovi brani.
Nel brano "il Denaro dei Nani" troviamo una melodia che Branduardi ha riproposto spesso nell'esecuzione live della famosa "Alla fiera dell'est", mentre "La Tempesta", come riportato nel libretto del cd, è chiaramente ispirata a "La musica notturna delle strade di Madrid no.6" di Boccherini, "Cara Rimani" ricorda il brano "Gioco di Bimba" vecchio successo del gruppo italiano Le Orme.
Tracce
- Il denaro dei nani - inedito
- La tempesta - inedito
- Cara, rimani - inedito
- La lune (La luna)
- Tanti anni fa
- Gulliver
- Sous le tilleul (Sotto il tiglio)
- Il cappello a sonagli
- La canzone di Aengus, il vagabondo
- Un aviatore irlandese prevede la sua morte
- Nel giardino dei salici
- Innisfree, l'isola sul lago
- Enfant clandestin (Ninna nanna)
- sole mio
Formazione live
- Angelo Branduardi - chitarra, flauto e violino
- Bruno De Filippi - mandolino, bouzuki, sitar, armonica a bocca
- Maurizio Fabrizio - chitarra, chitarra ottavino, benzo
- Josè de Rimabar "Papete" - percussioni
Formazione per brani inediti
- Angelo Branduardi - violino
- Maurizio Fabrizio - pianoforte e chitarra
- Gigi Cappellotto - basso elettrico
- Lele Melotti - Batteria (musica) e percussioni
Branduardi e le canzoni d’amore, La donna della sera.
Branduardi, come lui stesso ha detto in un concerto, ha scritto pochissime canzoni d’amore, una di queste che ho elencato tra le mie preferite è La donna della sera, una canzone che secondo me ha molto da raccontare e da insegnare. Quando questa canzone uscì non furono poche le critiche al cantautore e furono scritte e scritte pagine e articoli accusandolo di maschilismo, di parlare male della donna, di rovinare addirittura l’immagine della donna e di parlare di una donna addirittura in termini volgari. In realtà il testo della canzone non fa riferimenti volgari e non mira a rovinare l’identità della donna, anzi, tutt’altro, la innalza descrivendo una bellezza che supera l’età, una bellezza che è solo della donna, quella bellezza che porta con sé i segni della vita e quei segni che non si possono cancellare. Ad esempio le dive della tv e dello show, secondo me, invano tentano di ingannare il tempo che lascia il segno sul loro corpo, riempiendosi di plastica e silicone, botulino e punti, dove ormai non c’è più posto per attaccare una pezza e cucire. Bisognerebbe allora tentare l’ultima spiaggia, aprire la scatola cranica e guardarci dentro, bah! Vuoto totale! Chiudiamo! Forse tutte queste signore che ormai sono delle vere e proprie barbie, ossia tutta plastica, si sono sentite urtate volutamente dalle parole di una canzone che invece è davvero una delle più belle di Branduardi, proprio perché descrive un modello di donna, una donna che attraversa il tempo e perde la sua bellezza giovanile per acquisirne una nuova, la bellezza della donna sposata, della compagna di vita, della madre, della moglie che ogni uomo desidera incontrare. La vecchiaia spaventa molte donne, perché con la vecchiaia tutto cade, il seno, la pelle, le borse agli occhi, la pelle non è più liscia e si copre di una soffice ragnatela di rughe, le ossa si ingrippano e si fa più fatica a muovercisi, si vedono di più le ossa, i capelli diventano bianchi, un po’ rinsecchiti, si perdono i denti, cominciano gli acciacchi dell’età e quindi meno libertà personale. Insomma, la vecchiaia per le donne è un vero dilemma, mentre invece per le case farmaceutiche è un vero e proprio 13 al lotto, un business di quelli che non c’è crisi che tenga, un successo da record. Tutti questi antidoti, anche costosi, non servono però a niente oltre a far male alla salute, a provocare infezioni, a costare. La bellezza è una sola e cambia nel tempo, ma non svanisce mai e così un uomo vede la bellezza che fin da subito l’ha colpito, nella sua compagna, cambiare ma non svanire. Lo stesso Branduardi, in un concerto ha detto di questa canzone che “parla di un amore coniugale”, un amore che è eterno “di lunga data” come dice lo stesso Branduardi. Una coppia si forma quando due persone si incontrano, si innamorano, decidono di sposarsi, fare una famiglia poi i figli crescono e richiamano tutte le attenzioni ed ecco che la fiamma dell’amore un po’ si affievolisce, entra in secondo piano poi i figli crescono e si fanno la loro vita e la coppia ha nuovamente la possibilità di riscoprirsi, ma è fisicamente cambiata, ci sono delle rughe sui volti, la pelle è un po’ più secca e raggrinzita, ma non per questo meno bella. La donna ha il “seno che pende”, “la pelle arata a terra”, “le grasse cosce di pane” ma tutto questo al compagno, all’uomo non dispiace, anzi, è quasi fin più contento di questa bellezza anziana, antica, saggia, che ha da raccontare di un vita, che non quella acerba ed effimera e sofferta delle ragazzine.
La bellezza inoltre è un canone oggi altamente tenuto in considerazione, quasi un valore da difendere a costo del portafoglio e forse anche della vita, perché a volte pur di sentirci dire dallo specchio che siamo sempre belle, non ci importa se questa bellezza in realtà nasconda delle insidie o delle maledizioni. Si tratta secondo me invero di una fuga impossibile dalla morte, che comunque pone fine a tutto e della bellezza restano solo i ricordi nei posteri, delle fotografie che mostrano l’evoluzione e non la decadenza di questa bellezza che è solo della donna. L’uomo sembra sempre quello meno interessato a curare un aspetto che è destinato a cambiare, forse all’uomo non importa cambiare perché è anche più razionale della donna, ma non resta indifferente all’aspetto della donna e anche quando la donna è invecchiata lui la ama comunque, e forse gli piace anche più di prima. Si tratta di una canzone che racconta proprio un amore coniugale, dove anche l’attrazione è mutata e la bellezza assume nuove caratteristiche, ma appunto non svanisce. Credo che sia una delle canzoni più belle scritte da Branduardi, una canzone ricca di significato e che ha molto da insegnare.
Bibliografia
- Angelo_Branduardi - Wikipedia (ITA)
- Discografia_di_Angelo_Branduardi - Wikipedia (ITA)
- Angelo_Branduardi_(album) - Wikipedia (ITA)
- La_luna_(album) - Wikipedia (ITA)
- Cervo_(mitologia) - Wikipedia (ITA)
- Sant'Eustachio - Wikipedia (ITA)
- Sant'Uberto - Wikipedia (ITA)
- Cervo_(araldica) - Wikipedia (ITA)
- Alla_fiera_dell’est - Wikipedia (ITA)
- barzhazf.htm – sito in francese (FR)
- brano della sposa rubata – sito francese (FR)
- John_William_Waterhouse - Wikipedia (ITA)
- La pulce d'acqua - Wikipedia (ITA)
- Cogli la prima mela - Wikipedia (ITA)
- L'infinitamente piccolo - Wikipedia (ITA)
- Altro e altrove - Wikipedia (ITA)
- Senza_spina - Wikipedia (ITA)
Note
[1] Le parole sono tratte direttamente ascoltando la traccia audio
[2] Le parole sono tratte direttamente ascoltando la traccia audio
[3] Barzhaz Breizh: si tratta di una raccolta di canti o novelle in lingua bretone. Dalla stessa opera è tratto anche il brano della Sposa rubata, dello stesso Branduardi.
[4] L’interpretazione di questo brano l’ho fatta io, riascoltando il brano audio
[5] Sant’Egidio abate, Nella Legenda aurea è raccontata la vita di sant'Egidio abate, santo cattolico particolarmente venerato nel sud della Francia. Si narra che fosse vissuto per molti anni come eremita in una foresta presso Nimes, con la sola compagnia di una cerva (o di una daina) che lo nutriva con il proprio latte. Per questo motivo il santo è spesso rappresentato insieme a questo animale.
[6] La leggenda de La Pierre des Fièvres, In una leggenda del villaggio francese Le Puy-en-Velay, riportata dall'abate Chanai, si raccontano le origini della cattedrale Notre Dame du Puy. Nel terzo secolo, una vedova, malata di una febbre maligna, su consiglio della Vergine Maria, si addormentò sulla collina di fianco al grande dolmen che vi era posto. Poiché al risveglio era completamente guarita, la voce del miracolo iniziò a circolare e giunse anche all'orecchio di san Giorgio, vescovo di Velay. Questi, andando a controllare il luogo di persona, si accorse che , benché fosse ancora luglio, la collina era completamente innevata e che, intorno al dolmen, le orme di un cervo disegnavano i confini della futura cattedrale.
[7] Sant’Umberto, Primogenito del duca Bertrando di Aquitania e nipote di re Cariberto II, nacque probabilmente a Tolosa attorno al 656 e crebbe a Metz, come conte palatino presso la corte di re Teodorico III di Neustria. Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di sant'Eustachio, un venerdì Santo, durante una battuta di caccia, avrebbe ricevuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi. La storia del cervo apparve in una più tarda agiografia leggendaria ed era stata ripresa dall'antica leggenda di sant'Eustachio. La venerazione del santo ebbe ampia diffusione nel Medioevo; patrono dei cacciatori invocato contro il morso dei cani e la rabbia, è ricordato dalla Chiesa cattolica il 3 novembre.
[8] Sant’Eustachio, Visse a Roma ai tempi dell'imperatore Adriano. Prima di convertirsi al cristianesimo era pagano ed il suo nome Placido: era solito dedicarsi alla beneficenza. Si dice che sia stato perseguitato dalla sorte, come Giobbe, perdendo prima tutti gli averi, poi la moglie ed infine i figli, ma che come Giobbe non abbia mai insultato la provvidenza. Per questa ragione un giorno, inseguendo un cervo mentre andava a caccia, il cervo si fermò sopra un burrone e si volse a Eustachio, mostrò tra le corna una croce luminosa e sopra di lui la figura di Gesù che gli diceva: "Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere". Dopo essersi ripreso dallo spavento, si convertì e decise di farsi battezzare. Il cervo con la croce è riportato nello stemma della famiglia nobile D'Afflitto di Amalfi che afferma di essere diretta discendente del santo. Si tramanda che durante una guerra tra Franchi e Romani il santo abbia aiutato i toccolani a rifugiarsi nelle proprie case dove è situato l'attuale paese di Tocco da Casauria. Fu arrestato e condannato a morte insieme alla moglie Teofista e ai figli Teofisto e Agapio. Fu con loro torturato e, salvatisi misteriosamente dalla fiere del Colosseo, morirono infine, tutti martiri, arroventati dentro un bue di bronzo. In ricordo del Santo a Roma esiste un rione a lui dedicato situato alle spalle del Pantheon, sviluppatosi intorno a una delle chiese più antiche, divenuta nella prima metà del Novecento un importante centro spirituale sotto la guida del noto parroco romano don Pirro Scavizzi. Ispiratosi al mito di Eustachio il Poeta Gabriele D'Annunzio proprio a lui scrisse una famosa lettera per confessare un proprio desiderio di conversione "...anche io come il cervo porto la freccia conficcata nel fianco...".
[9] La sposa rubata, l’interpretazione ed il commento di questo testo ho voluto farla io personalmente, facendo riferimento al testo originale che ho trovato online.
[10] Barzaz Breiz (traducibile dalla lingua bretone come "Ballate di Bretagna": Barz significa "bardo" e Breiz "Bretagna") è una raccolta di canzoni popolari bretoni pubblicata nel 1839 da Theodore Hersart de la Villemarqué. L'unica fonte di riferimento fu la tradizione orale che lo stesso Hersart ben conosceva essendo lui stesso nato nei dintorni di Pont-Aven. La raccolta fu pubblicata nella lingua originale accompagnata dalla traduzione in francese. Ebbe un vasto successo: era questo il periodo del Romanticismo francese, interessato in particolar modo alla scoperta delle antiche culture europee (come quella dei baschi e degli stessi bretoni), caratterizzate da una tradizione pagane che sopravviveva sotto l'aspetto di un cattolicesimo popolare. La Barzaz Breiz fece conoscere in tutta Europa la cultura bretone, compresa la musica: a Hersart si deve infatti la prima pubblicazione di musica popolare bretone, se si escludono gli inni religiosi. Fino ad allora del folklore locale si conoscevano solo le leggende a cui si ispirarono alcuni romanzi medievali, peraltro adattati al pubblico francese.
[11] Gottfried von Strassburg, Tristano, Einaudi ed.
[12] Jules Michelet, La strega, Einaudi ed.
Storia della musica medievale
Stili e tendenze
Gli strumenti
Il liuto
- Durante il XVII secolo vengono introdotte diverse variazioni di accordatura; in Francia si impone verso la fine del secolo l'accordatura in "re minore", con ordini gravi modificati a seconda della tonalità dei brani da eseguire.
- Liuto rinascimentale a sei ordini di corde
- Liuto rinascimentale a 8 ordini
- Liuto primo barocco a 10 ordini
- Liuto barocco a 13 ordini
Il Gittern
Salterio
Dulcimer o salterio martellato
La lira bizantina
La lira
Ghironda
L’Arpa
L’Arpa celtica
- è più piccola rispetto all'arpa classica,
- a differenza della grande arpa da concerto, l'arpa celtica non ha i pedali, ma ha le chiavi, chiamate lever, con cui si ottengono i semitoni,
- le corde delle arpe celtiche antiche erano metalliche oppure di budello di pecora; oggi possono essere anche in nylon oppure in carbonio, e si possono suonare con i polpastrelli, mentre le corde in metallo si suonano con le unghie.
I generi della musica medievale e la notazione musicale nel Medioevo
La teoria musicale
La teoria della musica medievale e Guido d'Arezzo e l’esacordo
- il micrologus de musica, considerato il più importante trattato del Medioevo,
- il prologus in anthiponarium in cui l'antifonario viene dato nella nuova notazione.
- (UT) QUEANT LAXIS
- (RE) SONARE FIBRI
- (MI) RA GESTORUM
- (FA) MULI TUORUM
- (SOL) VE POLLUTI
- (LA) BII REATUM
- (S) ANCTE (J)OANNES
- Esacordo naturale: do-re-mi-fa-sol-la
- Esacordo molle: fa-sol-la-sib-do-re
- Esacordo duro: sol-la-si-do-re-mi
Ugolino da Orvieto
Le monodie sacre e profane
- Ebolo II di Ventadorn, il creatore dell'ideale di vita cortese e caposcuola della tradizione trobadorica. Della sua opera non è rimasto nulla;
- Marcabruno di Guascogna, autore di 43 composizioni, aspre e sottili, soprattutto sirventes e 4 melodie;
- Jaufré Rudel, principe di Balja, rimatore dolce e leggiadro. Di lui possediamo 6 poesie amorose di cui r con la musica;
- Giraut de Bornelh, considerato da Dante, insieme ad Arnant Daniel, fra i maggiori poeti provenzali,
- Raimbaut de Vaqueiras. Fu uno dei più originali artisti del tempo. La sua attività di trovatore si svolse in Italia, alla corte di Bonifacio I di Monferrato;
- Peire Vidal, di cui abbiamo 12 composizioni. Viaggiò molto e fu anche in Italia;
- Folquet di Marsiglia: di padre genovese, morto nel 1231, fu Autore di 13 composizioni;
- Uc de Saint Circ, vissuto in Italia alla corte di Alberico da Romano. Fu l'autore della vidas di numerosi trovatori: testimonianze biografiche di scarsa affidabilità;
- Arnant Daniel, di cui abbiamo due testi musicati.
- Tra tutti il più importante e famoso fu Bernard de Ventadorn, che viene considerato uno dei più ispirati poeti del mondo trobadorico. La cosa interessante fu che i "canzonieri", cioè le raccolte di canzoni di questi trovatori, ci hanno tramandato circa 2600 testi poetici, dei quali ci sono pervenute solo 300 melodie.
- Laudario di Cortona
- Codice della Biblioteca Magliabechiana di Firenze;
La notazione medievale (vedi sopra per chiarimenti)
- il podatus o pes, che indica due note ascendenti, perché è dato dall'unione del punctum con la virga;
- La clivis, che indica due note discendenti ed è data dall'unione di un accento acuto, che indica la nota più alta, e dall'unione di una virga con un punctum, che indica la discesa;
- Climacus: indica 3 o più note discendenti ed è reso da una virga con due punctum;
- Scandicus: è dato da tre note ascendenti ed è reso da un punctum e una virga;
- Torculus: è una nota acuta fra due gravi;
- Porrectus: è una grave tra due acute;
I neumi che derivano dall'oriscus
- 1° modo: longa brevis
- 2° modo: brevis e longa
- 3° modo: longa, brevis, brevis
- 4° modo: brevis, brevis, longa
- 5° modo: longa, longa
- 6° modo: brevis, brevis, brevis
Detto questo, che si trattasse di un'applicazione artificiosa a dei modelli ritmici preesistenti è dimostrato dal fatto che, in alcuni casi, il piede della metrica greca corrisponde al ritmo effettivo, mentre in altri casi no. Ogni voce aveva il suo modo ritmico, per esempio la voce di tenor di una composizione sempre al 5° modo, cioè il canto gregoriano al tenor veniva dato sempre con la scansione ritmica che camminava meno velocemente delle voci superiori alle quali venivano dati altri schemi ritmici un po’ più movimentati. Era essenziale nell'organizzazione di un modo ritmico l'Ordo(= ordine). Gli ordines consistevano nell'indicare quante volte si doveva ripetere uno schema ritmico prima di una pausa.
La suddivisione della longa viene detta Modus. Il modo è perfectus se la longa è divisa in 3 brevis, imperfectus se la longa è divisa in due brevis. La suddivisione della brevis viene chiamata tempus, detto perfectum se è divisa in tre e imperfectum se è divisa in due semibrevis. La suddivisione della semibrevis viene chiamata Prolatio e si dice Maior se la semibrevis è divisa in 3 minime e minor se la semibrevis è divisa in due minime. In Italia abbiamo, inoltre, una notazione dell'ars nova italiana che deriva da quella francese, ma che è un po’ più complessa. Questa notazione venne impostata da Marchetto da Padova in un trattato chiamato "Pomerium in arte musicae mensurate". In essa viene aggiunta anche la semiminima e le varie suddivisioni delle varie figure, dalle più grandi alle più piccole, sono ancora più complesse di quelle dell'ars nova francese. Inoltre, vi erano delle scritture nere e bianche.
I trovatori
- Bernard de Ventadorn
- Jaufré Rudel
Ars antiqua
- Adam de la Halle
- Francone da Colonia
- Petrus de Cruce
Scuola di Notre Dame
- Leonin
- Perotin
L’Ars Nova
- Philippe de Vitry
- Guillaume de Machaut
Ars nova italiana
- Marchetto da Padova
- Francesco Landini
- Jacopo da Bologna
Fonti bibliografiche
- Medieval_music - Medieval music, Wikipedia (ENG)
- Musica_medioevale - Musica medievale, Wikipedia (ITA)
- Liuto - Wikipedia (ITA)
- Liutaio - Wikipedia (ITA)
- Mandora - Wikipedia (ENG)
- Mandola - Wikipedia (ITA)
- Gittern - Wikipedia (ENG)
- Hammered_dulcimer - Wikipedia (ENG)
- Dulcimer - Wikipedia (ITA)
- Byzantine_lyra - Wikipedia (ITA)
- Ghironda - Wikipedia (ITA)
- Hurdy-gurdy - Wikipedia (ITA)
- Lyre - Wikipedia (ENG)
- Lira_(strumento_musicale) - Wikipedia (ITA)
- Arpa_(strumento) - Wikipedia (ITA)
- Harp - Wikipedia (ENG)
- Arpa_celtica - Wikipedia (ITA)
- Breve_(musica) - Wikipedia (ITA)
- Lunga_(musica) - Wikipedia (ITA)
- Minima - Wikipedia (ITA)
- Semibreve - Wikipedia (ITA)
- Scala_musicale - Wikipedia (ITA)
- Punctum - Wikipedia (ITA)
- Polifonia - Wikipedia (ITA)
- Neuma - Wikipedia (ITA)
- Virga_(neuma) - Wikipedia (ITA)
- Organum - Wikipedia (ITA)
- Notazione_quadrata - Wikipedia (ITA)
- Tetragramma_musicale - Wikipedia (ITA)
Bibliografie esterne
- (IT) Giacomo Baroffio, Cantemus Domine gloriose. Introduzione al canto gregoriano, Urban, 2003.
- IT) Daniel D. Saulnier, Il canto gregoriano. Storia, liturgia, tecniche di esecuzione., Piemme, 2003.
- (IT) Emidio Papinutti, Lo spirito del canto gregoriano, Urban, 2003.
- (IT) Willi Apel, Il canto gregoriano. Liturgia, storia, notazione, modalità e tecniche compositive., LIM, 1998.
- (IT) Raffaele Arnese, Storia della musica del Medioevo europeo, Olschki, 1983.
- (IT) Elena Ferrari Barassi, Strumenti musicali e testimonianze teoriche del Medioevo, Fondazione Claudio Monteverdi, 1979.
- (IT) AA. VV., L'Ars Nova italiana del Trecento, Forni, 1970.
Note
Sofware per creare alberi genealogici
Family Tree builder 4 - by MyHeritage.it
il sofware è freeware e multilanguage (ANCHE IN ITALIANO), rilasciato da MyHeritage.
http://www.myheritage.it/family-tree-builder
c'è anche la versione Premium che però è a pagamento, ma uno la sceglie solo se vuole. Dal link che ho messo si scarica la versione gratuita.
O.S. - Windows 2000/XP/Vista
non è un software pesante ed è facile e intuitivo.
una volta terminata l'installazione e lanciato il programma vi chiederà la registrazione, gratuita, al sito. le procedure sono tutte sicure e guidate.
Family tree maker 2o1o - by Ancestry.com
questo è il link del sito
http://www.familytreemaker.com/
purtroppo il software dispone solo del trial gratuito perchè il software completo è a pagamento ed è solo in lingua inglese.
La 2010 è l'ultima, ci sono anche le versioni 2009 e 2006!
Per chi conosce l'inglese non ci sono problemi, come programma è molto simile a Family tree builder.
Buon lavoro!
Dedica del sito
Ringraziamenti
Un ringraziamento speciale è rivolto ad Alessio, il mio fidanzato, per tutto l'Amore e l'appoggio, la stima e la fiducia che mi dà da sempre, per la forza e per la speranza, per essermi sempre vicino e per tutte le cose stupende che abbiamo passato insieme e che insieme passeremo in futuro.
Un ringraziamento sentito è per i miei genitori, in particolare papà per avermi trasmesso la passione per la storia.
Un altro ringraziamento speciale va ai miei più cari amici, per il loro affetto e per la loro stima, per essermi vicini, per i loro consigli.
Elisa, Cinzia, Fabbri, Annalisa, Daniela, Andrea, Sara, Alessia, Giacomo, Giovanni, Davide, Francesca, Elisabeth, Madda, Carolina, Carmen, Raja, Sawzar, Roni, Valerio, Valentina, Monica, Vittoria.
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- Non mi interesso di politica, mi interesso alla cronaca e sono fermamente contro la violenza sulle donne e sui bambini. Sono per i valori della dignità personale delle, del rispetto e dell'educazione, della solidarietà e della famiglia e della tradizione, che oggi giorno purtroppo si sta sempre più dimenticando. Sono pienamente a favore inoltre della Ricerca scientifica, specie quella su malattie e rare ed il cancro. Amo la natura e le passeggiate all'aperto, viaggiare e visitare luoghi antichi e storici. Il mio personaggio simbolo del Medioevo è Carlo Magno.
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