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Carlo Magno, il sogno di un ordine che durò troppo poco

Di tutti quelli che nella prima età feudale cercarono di porre rimedio al caos e che non giunsero a risultati soddisfacenti o a nessun risultato, Carlo Magno fu tra i pochi, se non l’unico a dare un ordine alle cose e alla società e a dare dei risultati soddisfacenti.
Fondatore della dinastia Carolingia, che pose fine a quella barcollante dei Merovingi, Carlo Magno seguì la strada avviata dal padre e creò un impero che occupava tutta l’attuale Francia (che a lui deve il nome), quasi tutta la Germania al confine con la Danimarca, l’Italia settentrionale, l’attuale Austria e parte dell’Ungheria (marche di confine).
Inizialmente il padre gli aveva lasciato solo un’esigua parte dell’attuale Francia, e l’altra l’aveva invece lasciata al fratello di Carlo, Carlomanno, morto in circostanze misteriose, forse assassinato. Così Carlo si ritrovò ad un tratto padrone dell’intero territorio. Fu con le conquiste che il territorio si allargò verso est arrivando ad essere come predetto.
È da premettere che Carlo Magno non creò il sistema che permise il funzionamento del suo impero dal nulla, ma si basò su una situazione già esistente perfezionandola.
Attraverso le conquiste suo padre aveva ripreso tutti i territori che i discendenti dei Merovingi avevano fatto propri e che si disputavano tra loro, Carlo Magno estese solo il territorio.
Le guerre sostenute dal padre però avevano reso critiche le condizioni economiche della nazione franca e quindi non c’erano abbastanza disponibilità per creare un sistema di funzionari stipendiati. C’era inoltre il problema dell’amministrazione centrale e di quella periferica. Per quest’ultima si basò sul sistema dei vincoli personali, ricreò quella rete di rapporti interpersonali basati sul vincolo di fedeltà, per la prima c’era bisogno di altri soggetti di cui lui si potesse fidare. In sostanza Carlo Magno doveva riorganizzare l’Impero.
Riprese il sistema dei vincoli personali nominando dei suoi vassalli, in questo modo si assicurava la fedeltà dei vassalli da un lato, amministrava indirettamente la periferia dell’impero dall’altro.
Conti à a capo delle contee, divisioni amministrative. I conti amministravano la giustizia locale (potere giurisdizionale) e il territorio della contea, convocavano l’esercito, riscuotevano i tributi. Erano assistiti dai visconti (nominati dai conti) e dagli scabini (uomini liberi che prendevano parte durante i processi)
Marchesi à amministravano le zone di confine (dette marche, es. Marca Hispanica). Le marche potevano comprendere più contee al loro interno che per ragioni di sicurezza erano state unite appunto nella “marca”. Il loro compito fondamentale era quello di un controllo sul territorio, in quanto linea di confine, per fermare eventualmente invasioni esterne.
Missi dominici à dal lat. “inviati dal re”, quindi di nomina regia, potevano essere sia laici che ecclesiastici e dovevano controllare i predetti conti e marchesi. Erano l’organo che permetteva all’imperatore di controllare l’amministrazione indiretta.

I distretti e le marche presero successivamente il nome di “feudo” (dal lat. med. feudum) in quanto erano dati in beneficio da Carlo Magno oltre ad una serie di diritti e doveri che derivavano dal territorio dato e sul quale potevano e dovevano essere esercitati. Le proprietà già esistenti, come predetto, furono riconosciute; gli uomini liberi, privi di vincoli, che all’inizio avevano sentito il bisogno di difendersi meglio dalle scorrerie e avevano dato il via di loro iniziativa alla costruzione di forti di difesa con cinte murarie a protezione dei possedimenti, erano ovviamente uomini di condizione economica agiata, i “più forti” in un certo senso e a maggior ragione tra i laici, l’imperatore o il re aveva interesse ad averli come aiutanti e alleati piuttosto che come nemici. I feudi dati in beneficio potevano essere all’occorrenza revocati. Col tempo, nel Medioevo si arrivò a privatizzare i feudi e farli diventare ereditari. In questo modo si sfuggì, anche grazie alla rete di vincoli di vassallaggio, al controllo del potere centrale. Poteri, diritti e doveri acquisiti con il feudo divennero parte di esso e con questi anche tutti i redditi del vassallo.

Parallelamente al sistema del vassallaggio, Carlo Magno costituì il sistema del palatium, un organo di governo centrale, era l’organo che gestiva principalmente l’amministrazione centrale. Il palatium era composto dall’imperatore stesso che presiedeva e da una corte di laici ed ecclesiastici così divisi:
Cancelleria à era l’organo politico più importante, diretta da un chierico, il cancelliere. Era il funzionario di più alto rango a capo dell’ufficio e doveva autenticare i documenti pubblici emessi per ordine del sovrano. Presiedeva agli affari ecclesiastici e compilava gli atti legislativi, curava gli archivi di stato

Conte palatino à era un conte cui non era affidata una particolare circoscrizione in genere, e si occupava di amministrare la giustizia in assenza del re, risiedeva a corte
Camerario à addetto alla custodia e all'amministrazione dei beni del sovrano. Di nomina regia. Non si hanno notizie riguardanti il titolo di questo funzionario o la classe di appartenenza.

Il modello di governo creato da Carlo Magno fu imitato da tutte le nascenti nazioni del periodo (IX secolo). Purtroppo l’ordine da lui creato durò fino alla sua morte, dopo la quale i tre figli si divisero l’impero. Nel X secolo la dinastia si estinse in Francia e venne sostituita da quella capetingia per deposizione dell’ultimo Franco. Carlo Magno non creò un sistema di leggi scritte e mantenne quelle consuetudinarie, non abolì la Lex Salica, con la quale si proibiva l’ascesa al trono delle donne. Tra le altre cose impose l’istituzione di scuole, all’inizio dentro dei monasteri o abbazie (per tutto il Medioevo e anche successivamente, fino all’istituzione delle prime scuole l’istruzione sarà trasmessa in questo modo).
Lo sviluppo e l'ampliamento di questo sistema fu in gran parte affidato ad Alcuino (studioso inglese), la cui opera costituì il più grande contributo offerto alla società di allora. La corte di Carlomagno divenne poi, infatti, punto di riferimento d’uomini di cultura e studiosi provenienti dall'Inghilterra, Spagna e Italia, come pure degli stessi Franchi e forse degli Ebrei.

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