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Quell’acqua maledetta: alle origini della malattie a trasmissione oro-fecale nel Medioevo

In un mondo completamente dominato dalla Natura e dalle sue dure e crudele leggi, dove il più forte comanda e sopprime il più debole, dove la gerarchia in ogni specie non ammette alcun tipo di insubordinazione e dove ogni sgarro è punito spesso più a scopo preventivo che non a scopo educativo, la gente del Medioevo attendeva con paura e ansia il flagello successivo che si sarebbe abbattuto su di lei; un po’ con impazienza, un po’ con terrore, un po’ con curiosità, poiché diversamente oltre al lavoro e ai piccoli flagelli della vita quotidiana, c’era solo da annoiarsi quindi perché non essere curiosi di sapere cosa ancora mancava a questa povera gente, per trasformare una forma morbosa di depressione collettiva in qualcosa di ancora peggiore?

I tempi di pace erano belli ed erano rari, ma forse per quell’epoca anche una settimana di pace era già troppa per cui la guerra era necessaria, era una sorta di passatempo, c’era sempre un nemico (vero o immaginario) da attaccare, derubare, ridicolizzare, eliminare e se non bastava ancora lo si sarebbe perseguitato per le sue generazioni a venire, o perfino nell’aldilà. Quando i flagelli erano troppi, la gente era stanca e ne voleva meno e quando ce n’erano pochi, la gente era ansiosa di averne uno in più. Se la gente cercasse per mezzo di una sorta di sadomasochismo di arrivare alla santità o se semplicemente morisse più di noia che di pestilenze non è dato saperlo, una cosa è certa: in questo mordi e fuggi di flagelli la gente continuava a correre al ritmo della ruota della vita, continuava a seguire il grande fiume che dalla nascita porta alla morte, continuava a bere acqua sporca, vino e idromele e a morire o di cirrosi o di colera, continuava a subire la maledizione delle acque.

L’acqua si sapeva che era inquinata, che era maledetta, tuttavia la sete era spesso talmente tanta che superava qualsiasi cosa, persino la paura di morire per aver bevuto da una fonte. La gente del Medioevo non era stupida, anche se era ignorante e anche se non sapeva nulla di microbiologia sapeva cosa inquinava le fonti e cosa provocava la morte di centinaia di persone. Bisogna anzi dire che spesso l’inquinamento delle falde era una possibile tattica per mettere in ginocchio un luogo che si voleva sottomettere e che resisteva, era sufficiente adoperare la falda come fogna, sfruttare le feci come mezzo contaminante. Nel Medioevo era raro che un insediamento rurale o una città sorgesse lontana da una fonte di acqua, poiché essa era necessaria per l’agricoltura e l’allevamento e la pesca, motivo per cui era fondamentale e l’assenza di malattie confermava la salubrità o la contaminazione eventuale delle acque. L’acqua non era quindi solo fondamentale per la vita ma anche per la guerra. In assenza di metodi di smaltimento dei rifiuti organici e a seguito del decadimento e dell’abbandono delle fogne romane viene da chiedersi, dove facevano tutti i loro bisogni e soprattutto come li smaltivano? In alcuni castelli dell’alto Medioevo è ancora possibile vedere delle forme di latrina, buchi grossi in un muro freddo e questo buco doveva essere una sorta di pozzetto lungo diversi metri che si collegava o con una specie di falda interna e chiusa, artificiale e usata come fossa biologica o in un letamaio; in altri castelli ancora, del Basso Medioevo però, è invece possibile vedere che questo buco finiva col pavimento e il tutto era probabilmente raccolto in una specie di catinella che veniva poi portata nel letamaio o gettata in una sorta di fossa biologica dai servi addetti a tale umiliante servizio. Se consideriamo che in ogni dove e in ogni tempo la popolazione era costituita per il 90% dal popolino timoroso, ignorante e depresso, questo sistema di eliminazione delle feci e delle urine sembra un servizio troppo bello, se funzionante, che pochi potevano permettersi a quei tempi. Il contadino dove andava? Come erano smaltiti a livello del popolo i rifiuti organici come feci ed urine? Non erano portati ogni momento ad una sorta di fossa biologica collettiva né in un letamaio collettivo a cielo aperto, dal momento che le feci e le urine puzzano e nessuno voleva puzza e malattie ecco il fiume e da quel momento l’acqua era contaminata, ma non solo per quel tratto in cui il fiume passava, ma per i tratti successivi; così l’inquinamento al monte portava infezioni a tutta la valle e così via, per cui lo scatenarsi di epidemie era spesso motivo per muovere guerra, non solo un mezzo per vincerla o forzarne l’esito. Ingenuamente la gente doveva pensare che sì, l’acqua ora era inquinata, ma il fiume che portava così tanta acqua si sarebbe ripulito in mare, che l’acqua che veniva dalla fonte era sicura. Non tutti i fiumi però arrivano al mare e quelli che arrivano, si pensava, non solo si sarebbero ripuliti in mare, ma anzi, il mare avrebbe portato via lontano i germi e gli escrementi inquinanti. Sfortunatamente per questa gente così convinta di fregare la sua stessa natura, i germi venivano inglobati dai molluschi di mare, i quali erano mangiati, spesso crudi (con rischio di contrarre malattie ben peggiori del colera) dai pescatori i quali contraevano la malattia e le loro feci erano rigettate in mare e così via. Per fortuna che i fiumi non scorrono dal mare alla sorgente altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere oltre a quello che già succedeva: morti, morti e ancora morti.

Se il sistema precedentemente descritto avesse funzionato davvero, non avesse avuto falle e la falda da cui si attingeva l’acqua nei pozzi interni per bere fosse stata separata da quella usata come fossa biologica, verrebbe da dire che i signori di una volta erano in un certo senso protetti da tutti questi flagelli, invece non era così perché essi erano soggetti allo stesso rischio del popolo considerando anche che nel Medioevo il mollusco crudo era considerato un cibo prelibato nonostante fosse maledetto come l’acqua che lo aveva contaminato.

Non si trattava però solo di come era contratta la malattia, ma anche della dose di cibo presumibilmente contaminato assunto poiché da essa dipendeva la dose di microorganismi patogeni ingeriti. Nel caso del colera, solo il 20% delle persone infette manifesta la malattia, ma il colera non è il solo, anche il tifo, le salmonelle e le shigelle, le epatiti sono altre malattie trasmissibili per mezzo di acqua inquinata, specie per mezzo del consumo di molluschi contaminati e tanto più crudi. In base a questo si può facilmente dedurre come la popolazione che risiedesse vicino alle zone di mare fosse a conoscenza di questo tipo di malattie anche se purtroppo all’epoca non erano noti antibiotici né antivirali per combattere queste malattie e quindi la gente continuava a morire per una causa nota che però nessuno, per un motivo o per l’altro voleva affrontare e combattere.

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