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I lupi sono di nuovo tra noi e non solo sui monti, i signori della foresta sono arrivati anche in città

Canis Lupus italicus. Fonte. Wikipedia Voglia di mondanità o disperato bisogno di mangiare? Il lupo (Canis lupus italicus) è tornato tra noi, c’è chi dice che le nuove generazioni siano come dire, un po’ imbastardite, ma non è così, stanco, magro, affamato, crudele e incredibilmente attraente, il signore della foresta questa mattina ha fatto la sua comparsa nel campus universitario di Modena, gironzolava indisturbato nel parcheggio davanti alla biblioteca e al dipartimento di matematica, la sua presenza ha incuriosito, ipnotizzato gli studenti presenti nel parcheggio, ma dal momento che lo stesso non ha prestato di suo attenzione ai presenti che lo hanno guardato e ha continuato la sua strada scomparendo dietro ad alcune auto e facendo così dissolvere l’incanto, l’episodio non sembra aver riscosso un così grande successo ma il fatto che un simile animale, che normalmente evita con l’uomo ogni contatto possibile, sia giunto in città dà da pensare che l’animale non cercasse un nuovo territorio, piuttosto da mangiare essendo anche mal concio e denutrito. I lupi sono creature in grado di percorre miglia e miglia al giorno solo per cercare da mangiare e questo significa anche che nelle nostre montagne l’equilibrio è andato completamente perduto, senza considerare che il lupo è oggi una specie a rischio di estinzione. Se da un lato i contadini della montagna, gli agricoltori si lamentano dei danni provocati dai caprioli e dai daini che si spingono sempre più a valle in cerca di cibo e non disdegnano certo le gemme e i butti delle piante coltivate, i pastori continuano alla grassa la loro vita perché un daino non potrà mai mangiare una pecora ma il lupo sì e di ripopolare l’appennino e ricreare un ecosistema equilibrato non se ne parla, o meglio non se ne vuole parlare! Questo perché fin dal passato abbiamo tolto troppi anelli alla catena alimentare e quindi ora non ha senso che ci stiamo a lamentare; vogliamo i boschi per noi togliendo così una fonte alimentare e un riparo agli animali della foresta e non tolleriamo che le nostre stesse azioni si ripercuotano su di noi dal momento che i caprioli si spingono vicini alle case e agli orti per nutrirsi, di mettere degli orsi, dei nuovi esemplari di cinghiali e per l’amor di Dio, dei lupi non se ne parla, si ha così paura che i lupi vogliano la carne di cristiano e che i cinghiali siano solo un danno e che gli orsi siano pericolosi che piuttosto che rilasciare creature simili, si preferisce far la fila per la firma alla mattanza dei caprioli quando sarebbe sufficiente, piuttosto che politicizzare la questione e fare azioni di sterminio inutile e crudele, ripopolare i nostri boschi e le nostre foreste. Ovviamente l’equilibrio richiederebbe tempo per ripristinarsi, mesi e forse anni se non decenni, ma per lo meno si avrebbe un sistema in cui uomini e animali possano convivere secondo le leggi della natura, che sono superiori per entrambi, senza inutili proteste ed inutili spargimenti di sangue. I cacciatori potranno praticare la loro passione all’apertura della stagione venatoria nel rispetto della natura senza che si creino fanatismo e risse che creano solo confusione e nervosismo e non portano a nulla di buono.

Il rilascio dei lupi provocherebbe le reazioni di quanti hanno animali da allevamento, tuttavia non dobbiamo dimenticare che quanto abbiamo tolto alla foresta, alla foresta dobbiamo restituirlo, tutto va e tutto torna, quale che sia il modo; se abbiamo fatto mattanze di caprioli quando magari non ce n’era bisogno o quando avremmo potuto evitarle ma non abbiamo voluto mettere un predatore, non ci dobbiamo dimenticare che abbiamo tolto a quello stesso predatore il suo alimento di base e che se viene fino a noi a chiedercelo è perché in un qualche modo, magari un patto ancestrale tra l’uomo e il mondo animale, sa che siamo noi i soli che possiamo risolvere il problema della sua fame.

Lupi morti nell’Appennino Tosco-emiliano

Recentemente nell’Appennino Modenese sono stati rilasciati degli esemplari di lupo, il che non fa certo dormire sonni tranquilli perché si sa che uomo e lupo sono simili, e forse per questo non sono mai andati molto d’accordo, ma sulle nostre montagne non si sentono i loro ululi, il giubilo del branco è forse andato perso nella notte dei tempi o forse i lupi hanno semplicemente preso la loro strada in cerca di cibo e un nuovo territorio e hanno lasciato le nostre montagne, tuttavia non è da dimenticare il fatto che i lupi anche se nella maggior parte dei casi vivono in branco e per il branco, molti tendono ad essere solitari e questo può essere il caso dell’esemplare del campus universitario modenese. Coloro che invece non possono o non vogliono per ragioni a noi ignote lasciare la foresta finiscono preda di lupi molto crudeli, a due gambe e dalla malizia diabolica che lasciano polpette avvelenate sfruttando la fame delle bestie.

Questo fatto è avvenuto nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, quando i lupi sono stati trovati morti avvelenati da una carcassa di pecora ricca di veleno.

La contrarietà al rilascio riguarda sia il pericolo infondato sul fatto che il lupo attacca l’uomo, cosa che non è vera e secondo sul pericolo più concreto di queste vergogne dovute alla cattiveria ed al fanatismo di chi uccide gratuitamente animali. Se quello di questa mattina sia stato un fatto isolato o un evento destinato a ripetersi potrà dirlo solo il tempo. Certo è che se fosse davvero un fenomeno in atto, questo sarebbe la conferma che l’uomo si sta rovinando con le sue stesse mani perché andando a distruggere le foreste costringe gli erbivori a spostarsi verso luoghi abitati e gli stessi per sopravvivere devono cibarsi a discapito dei contadini; in assenza di predatori che ripristinino l’equilibrio faunistico delle montagne e di un maggior rispetto dell’uomo verso l’ambiente andrà sempre peggio.

Come se non bastasse c’è chi, in alternativa al fucile del cacciatore, propone un metodo apparentemente “indolore” per i problemi di soprannumero degli animali, ma che a me ricorda tanto il metodo nazista della castrazione delle donne: LA CASTRAZIONE DEGLI ANIMALI. Ma dico siamo matti? La rimozione nelle femmine dell’apparato riproduttivo è una sofferenza inutile e gratuita che rende gli animali più fragili – perché anche gli animali hanno un sistema immunitario che viene compromesso esattamente come quello dei cristiani a seguito di un intervento chirurgico – e più cattivi, per usare un termine umano; la castrazione dei maschi poi è improponibile dal momento che rispetto alla femmina il maschio non solo soffre di più ma diventa anche spietato nei confronti dei suoi stessi simili ed infine non ci dobbiamo dimenticare che anche gli animali hanno un sistema ormonale che viene gravemente compromesso, con ripercussioni su tutto il suo organismo in caso di castrazione. Il fatto che un intervento poi comprometta seriamente il sistema immunitario degli animali, è importante dal momento che gli stessi diventano un serio veicolo di malattie come la rabbia e ricordo che si tratta di una malattia contagiosa e che i lupi contraggono ancora oggi, ma non solo, anche gli altri animali. La vera alternativa alle mattanze, non alla cacciagione se viene fatta nel rispetto, è smetterla di togliere terreno alle montagne e avere anche più rispetto della fauna selvatica, lasciare che gli animali si riproducano nel loro habitat naturale e visto che il soprannumero è un problema reale a cui al momento sembrano non esserci soluzioni pacifiche, invito i comuni delle zone di montagna a fissare un tetto di spesa in aiuto degli agricoltori e degli allevatori. Vuoi che con 2 m di altezza di rete il capriolo ci vada dentro alla recinzione? Altra cosa: invito tutti quanti considerano i termini mattanza, massacro e cacciagione sinonimi di andarsi a leggere il vocabolario; la caccia è stata la prima vera manifestazione di lotta alla sopravvivenza dell’uomo e se già nel Medioevo era diventato un sport “mi dispiace” cari miei togliervi la soddisfazione di ritorcermi contro il mio periodo storico, ma in quei secoli la caccia come sport era un caso raro e pericoloso, quanto alle mattanze fatte all’epoca posso solo dire che venivano fatte in contesti oggi scomparsi (il vero e proprio assalto delle bestie nelle città nei periodi di guerra e carestie) e che per la popolazione di allora le carni erano una delle maggiori risorse di cibo dal momento che pecore, muli, buoi, vacche, cavalli servivano per altri scopi come ricavare latte e lana, avere un animale da traino e da trasporto. Quindi, in conclusione, era tutto un altro contesto non paragonabile al mondo di oggi.

Voglio in dulcis in fundo dire una cosa a tutti coloro che amano la caccia e praticano da generazioni questa attività: io non vi condanno ne ho voluto condannarvi con questo articolo, l’attività venatoria è propria dell’uomo in quanto essere vivente da quando lo stesso ha messo piede sulla terra, ma con il passare dei secoli l’uomo ha acquisito una maggiore conoscenza del mondo, una maggiore consapevolezza del suo ambiente circostante imparando a doversi rapportare con lo stesso e le sue creature; imparando a doversi difendere da predatori più grossi di lui e a dover uccidere quelli che avrebbero potuto sfamarlo; ma con rispetto. Invito quindi voi cacciatori ad avere lo stesso rispetto, la stessa consapevolezza del mondo che vi circonda e della natura, ad avere rispetto delle vostre stesse prede e per farlo vi invito a leggere un libro dedicato ad un predatore a quattro zampe:

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è scritto molto molto bene, piacevolissimo da leggere e rende un’idea di quanto sia possibile ancora al giorno d’oggi che tra uomini e animali, non bestie; ci sia lo stesso ancestrale tacito accordo e che lo stesso sia con la loro stessa natura madre; vi invito ad essere lupi buoni e saggi nella vostra caccia, ad avere rispetto delle vostre prede esattamente come fanno i lupi di cui parla questo splendido libro.

Vi auguro una buona lettura ed una buona navigazione!

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