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Quando la vita nasceva dal “giusto” dolore: l’evento del parto nel Medioevo

La vita deve per forza nascere dal dolore e solo nel dolore?

La vita nasce sempre dal dolore in un certo senso perché il parto è un evento che comunque provoca dolore, un dolore però più fisico che non totale perché si tratta di un evento al quale segue la gioia di aver dato luce ad una nuova vita. Al primo grido della vita il dolore è già stato dimenticato. Nel Medioevo sfortunatamente per la donna le cose non stavano proprio così perché in epoca medievale il dolore era vissuto come una sorta di dovere, bisognava soffrire. Non che la donna fosse presa in quel momento da uno slancio di sadomasochismo, ma era purtroppo la mentalità dell’epoca. Oggi in un parto normale il dolore è naturale, in ogni parto il dolore è naturale, ma oggi per quelle donne per cui il parto può essere un’atrocità dolorosa (sono ipersensibili al dolore) c’è la possibilità di ricevere una piccola anestesia locale. In realtà il dolore, secondo alcuni autori, sarebbe una cosa caricata dall’approccio psicologico della donna con l’evento che deve affrontare e questo temo sia dovuto al fatto che sia rimasta radicata quell’idea che vuole a tutti i costi che il dolore debba essere vissuto perchè giusto, perchè divino, perchè dà grazia. Ma chi ci ha ordinato, o donne, di soffrire nel momento più bello e importante della nostra vita? Ditemi chi vi ha detto o madri di soffrire? Il dolore è una sensazione puramente fisiologica che varia da persona a persona e spesso un approccio fisiologico sbagliato può contribuire ad aumentare questa sensazione. Non si nega assolutamente che il parto sia doloroso perchè la maggior parte delle donne che hanno avuto almeno un figlio sostiene che il proprio parto è stato doloroso, già, ma quanto? Il dolore non si può quantificare se non in modo del tutto arbitrario e se già sappiamo che farà male, chi ci ha detto che dovrà essere ancora più doloroso di quello che già madre natura non può evitare?

Spesso quindi ci sarebbe la tendenza a preferire il dolore, quale che sia l’intensità, alle conseguenze per l’anima e questa serie di ragionamenti avvengono a livello inconscio, ma che secondo me non è difficile da tirar fuori e affrontare. Nel Medioevo infatti era solida la convinzione che il parto dovesse essere a tutti i costi un evento doloroso, perché era giusto, era la punizione di Eva per tutte le donne da lei discese, le figlie di Eva. Ogni tentativo di alleviare questo dolore era considerata una grave colpa, e questa visione tanto crudele ha segnato fortemente la concezione del parto nella mentalità occidentale1. Solo recentemente attraverso studi e ricerche, dal dolore al tipo di dolore, alla paziente e alla sua fisiologia, alla sua percezione di dolore, ai farmaci anestetici ed ai loro effetti e soprattutto ad un lieve progresso della mentalità occidentale, è stata messa a punto la reale possibilità di alleviare questo dolore senza gravi conseguenze per l’anima. In realtà, care mamme, care donne non c’è alcuna conseguenza per l’anima nè nostra nè dei nostri figli, cancellate per favore l’idea che il parto sarà qualcosa di doloroso, così doloroso che se non accetterete il dolore sarà la fine. Tutte balle, il dolore dipende dalla nostra sensibilità, più di ogni altra cosa però dal nostro impatto psicologico con l’evento. Oggi il pensiero occidentale è notevolmente evoluto e addirittura si è arrivati ad inventare davvero di tutto per annientare il dolore, quasi a voler combattere queste credenze che sono così radicate nella mentalità occidentale.

Il problema non è cancellare queste credenze che purtroppo esistono ancora nei luoghi, in occidente, attenzione, dove si tende ad avere una mentalità estremamente conservatoria, il problema è affrontare questa mentalità per superarla. Oggi mi sembra che si debba dire, grazie alla ricerca, preserviamo la vita, miglioriamola, ma lo si può fare solo con un buon approccio psicologico. L’ansia, la paura, i dubbi anche in merito a conseguenze mediche come emorragie e conseguenze simili sono normali, ma oggi abbiamo dei medici che ci assistono, delle ostetriche, i nostri mariti o compagni che ci assistono e ci seguono dal concepimento anche dal punto di vista psicologico e quindi dobbiamo ritenerci fortunate!

Nel Medioevo l’assistenza era inesistente e la gravidanza non veniva vissuta come oggi, ovvero come un evento bellissimo, tutto da scoprire; al contrario la gravidanza era una tappa della vita di una donna quasi obbligatoria. Se una donna non era in grado di generare figli, non c’erano nè medici nè tecniche diagnostiche per stabilire il tipo di sterilità e la donna, specie nei piani alti della società, poteva anche essere ripudiata per una più feconda. Era purtroppo vero il fatto vergognoso che la donna fosse considerata alla stregua di un forno per fare dei bambini, una macchina; così se la macchina era rotta o difettosa si poteva accantonare per una più funzionante. Viene da chiederci se queste donne si lasciassero trattare così, se fossero tanto ingenue da lasciare gli uomini liberi di maltrattarle e gettarle via dopo averle usate. Tanto per cominciare la donna non era quella che aveva il coltello dalla parte del manico per intenderci, era dalla parte della punta e quindi doveva prestare attenzione, ma non si colpevolizzava nella maggior parte dei casi più di quanto si pensi al giorno d’oggi. Per quanto una donna nella società in cui vive possa essere circondata da ogni sorta di artificio che la condanna e la discrimina, ha una mente che solo se debole può essere sopraffatta e plagiata e donne che si siano colpevolizzate a tal punto per il fatto di non essere in grado di generare figli, da dover pensare che Dio le stesse punendo, ce n’erano davvero poche. Mentre l’uomo, il maschio, nel Medioevo tendeva a volere aver ragione a tutti i costi, a voler vedere nero anche quando il mondo era pieno di mille colori e succede ancora oggi; la donna per sua fortuna aveva la capacità di riuscire a vedere anche sotto la volontà del più terribile e violento dei mariti, delle sfumature colorate in quel nero. E’ questa la forza delle donne. Allora l’uomo cominciava subito a pensare a vari cavilli, alle assurdità più oscene e anche il popolo ci credeva perchè la gente sapeva tutto di tutti, uno non aveva privacy nemmeno nel proprio letto perchè nessuno si faceva i fattacci propri. La donna che non concepiva veniva subito condannata poiché secondo la mentalità del tempo una donna in quelle condizioni doveva essersi almeno macchiata del peccato di adulterio da dover attirare l’ira divina su sè stessa e la sua famiglia, Dio non avrebbe concesso a quella famiglia una discendenza per un grave peccato e allora ecco cercare l’amante, costruire delle accuse in modo molto poco decoroso e furbo. Aimè, care donne, ci hanno demonizzato in tutti i modi nella storia, non eravamo nemmeno libere di essere sterili che Dio ci puniva anche per questo, ma vi dico, non era assolutamente una punizione divina: ERA L’IGNORANZA DELLA GENTE E DEL MASCHIO! L’ignoranza era la loro zavorra, la nostra, bloccate a terra, senza di loro non eravamo e non potevamo nulla. Costrette a vedere nero anche quando i nostri occhi vedevano solo dei bellissimi colori, di cui però eravamo costrette a fingerne l’inesistenza. Nero, solo nero! Eccolo il Medioevo oscurantista!

Le nutrici e le partorienti

La maggior parte delle donne nel Medioevo erano del ceto popolare e solitamente il parto veniva assistito da queste donne che vivevano in condizioni anche peggiori di quelle di nobili natali, per cui sapevano meglio di chiunque altro come o perchè le cose per la donna stessero in un certo modo; sapevano dire a priori in tanti casi il fine buono o no di un parto e di una gravidanza e questo non perchè avevano pergamene di statistiche alla mano, ma perchè conoscevano il mondo femminile meglio degli uomini. Forse tante nutrici si saranno morsicate la lingua quando sentivano i loro padroni inveire contro le mogli o perchè il bimbo era nato morto o perchè il parto era andato male anche per la moglie. Pensate, se la prendevano con la donna, questi uomini, anche quando in tanti casi era la donna per prima a perdere tutto, anche la vita. E quelle nutrici che in tanti casi si trovavano a piangere sul letto della loro padrona perchè il parto era andato male e la madre era morta, prendevano con sè i piccoli per allattarli, quella era la loro eredità: salvare quella piccola vita che purtroppo in tanti casi non riusciva a vedere il lustro2.

La nutrice aveva il ruolo principale dell’assistenza al momento del parto e della sorveglianza della gravidanza al suo svolgersi, specie nei casi di gravidanze pretermine o con aborti. Date le condizioni igieniche e la scarsità di conoscenze mediche ogni complicanza era destinata ad evolvere nel 90% dei casi in morti sia per la madre che spesso moriva dissanguata, sia per il bambino che al momento della nascita poteva contrarre delle serie patologie e morire poco dopo. Se la madre moriva la gente non sapeva che spiegazione darsi perchè era difficile, ma non troppo, cavar fuori delle colpe inesistenti. Forse la madre aveva avuto quel figlio da un possibile amante e allora Dio la puniva, secondo la mentalità dell’epoca, per quel peccato facendola morire; forse la donna era maledetta, qualcuno doveva averle fatto il malocchio o forse ancora la poverina era morta perchè era malaticcia e non era il caso di farle fare dei figli, era morta però facendo il suo dovere. E anche il bambino moriva? Se anche il bambino moriva era la vita, avrebbero detto all’epoca, una febbre infantile, oppure nelle casate potenti avrebbero pensato anche all’infanticidio. Insomma, tutte le colpe e tutte le cause tranne quelle logiche! Di colpe non ce n’erano da dare a nessuno e di cause ce n’erano da attribuire all’igiene e all’ignoranza.

In tal caso la vita nasceva anche da un dolore totale, non era più solo il dolore fisico perchè la donna era morta soffrendo per dare alla luce un bambino che magari non le sarebbe sopravvissuto più di un’ora o pochi giorni o pochi anni. Il dolore allora era giusto? Dovremmo chiederlo a quella gente che ci ha condannate mille anni fa, ma non ci saprebbero rispondere perchè a dire la verità non avevano risposte, tranne delle ridicole superstizioni, nemmeno per sè stessi.

Le complicanze e la morte nell’evento del parto

La mortalità nel Medioevo era abbastanza alta ed era difficile che un parto andasse a lieto fine, perchè anche se all’epoca non lo sapevano o lo sapevano senza fare i giusti collegamenti, le malattie a trasmissione sessuale erano una delle prime cause dopo la scarsa igiene e l’ignoranza. Anche le malattie di natura ereditaria all’epoca potevano essere alla base della mortalità, le malattie infantili. Ma per quanto riguarda il parto, la complicanza era letale anche per il neonato, ne sono un esempio3:

  1. Difficoltà respiratorie, dovute ad un parto magari prematuro, a malattie o a malformazioni congenite
  2. Malattie materne
  3. Parto oltre il termine, ci sono anche segni di sofferenza fetale

Per la madre le complicanze più gravi che potevano comportare la morte al momento del parto erano diverse4:

  1. Emorragia post-partum (solitamente nel parto, il secondamento comporta una notevole fisiologica perdita di sangue che però deve essere tenuta sotto controllo dal medico. Viene considerata fisiologica una perdita di sangue di 200-500 ml in un parto naturale)
  2. Non integrità della placenta dopo il secondamento, l’integrità della placenta e degli annessi fetali sono fondamentali perchè se il distacco non fosse stato completo e fossero rimaste delle tracce ancora adese all’utero, queste potrebbero essere fonte di sanguinamenti e infezioni. Probabilmente questo importantissimo aspetto non era noto nel Medioevo.
  3. Lacerazioni vaginali e perineali e del collo dell’utero, le ultime sono inevitabili in un parto naturale, ma diventano patologiche e gravi oltre una certa entità (superiori a 1,5 cm).
  4. Ematoma puerperale, è una delle tipologie di emorragie tardive
  5. Infezioni puerperali, coinvolgono il tratto genitale dopo il parto, nel puerperio e in passato era una delle principali cause della mortalità materna.
  6. Infezioni uterine post-partum, ne fanno parte anche alcune patologie infettive dovute a batteri e sono dovute anche a dei fattori di predisposizione
  7. Embolie o trombi

Non conoscendo nè i mezzi per prevenire, nè le complicanze in sè, nè i rimedi la donna era abbandonata al suo destino. Oggi invece grazie a studi, nuove ricerche nel campo, la scoperta delle cause e la possibilità reale di effettuare una prevenzione totale hanno ridotto quasi totalmente questa serie di complicanze che fino al secolo scorso erano ancora considerate pericolose per la vita della puerpera. Anche l’intervento più blando poteva tante volte complicare le cose e comunque nella maggior parte dei casi era inutile.

Nei casi in cui il parto non avveniva proprio perchè avveniva il decesso prematuro della madre, veniva praticato il taglio cesareo che comportava la successiva benedizione della salma materna e il battesimo immediato per il bambino perchè era ferma credenza che il battesimo lo avrebbe salvato dall’inferno.

Gravidanza e parto oggi, in questo medioevo moderno

Oggi dal punto vista medico non possiamo dire di non essere all’avanguardia nel parto, ogni donna che intende tenersi controllata per quanto riguarda la propria intimità e la salute si sceglie un buon ginecologo o una brava ginecologa/ostetrica, la scelta è personale e bisogna essere sicure e tranquille e fiduciose della scelta e per quanto riguarda il parto, l’evoluzione della gravidanza l’informazione è sempre doverosa sia da parte nostra nell’esporre i dubbi sia da parte dei medici.

Dal punto di vista dell’approccio della donna con il dolore, penso che tutte le donne siano consce che un evento come il parto un po’ di dolore lo può comportare nella maggior parte dei casi, ma oggi c’è anche da dire che si sta cercando di rendere l’approccio almeno dal punto di vista psicologico sempre migliore in modo tale che il dolore sia minore, che questa sensazione sgradevole perchè dolorosa sia affrontata positivamente dalla partoriente. Ci sono i corsi pre-parto, corsi ormai di ogni tipo, ci sono i consultori e i medici, ci sono gli ospedali e ci sono le scuole di pensiero, sta ad ogni donna decidere con quale meglio si trova per poter essere serena nel momento più critico. Inoltre oggi si tende a voler sempre di più sia da parte della donna sia da parte delle strutture che si occupano della ricerca nel campo ostetricia la presenza del futuro papà, perchè sembra che fin dal concepimento il ruolo dell’uomo sia fondamentale.

 

Il ruolo dell’uomo nella gravidanza e nel parto oggi e nel Medioevo

Quindi cari uomini, cari mariti e carissimi futuri papà datemi pure della femminista se poco più su di qualche riga vi ho duramente criticato, ma in passato i vostri avi di sesso maschile non si sono comportati bene con noi donne, tuttavia a voi di questo secolo è affidato il compito di rimediare e migliorare un po’, magari anche eliminare tutti questi luoghi comuni. In passato forse le cose erano diverse, ma oggi mi sembra che diamo ampio spazio ai sentimenti, ci siamo evoluti e aperti rispetto al Medioevo, epoca che però non dobbiamo dimenticare. Oggi vi innamorate di noi, ma non vi innamorate solo perchè siete attratti dal nostro aspetto fisico, penso che vi innamoriate di noi anche per quelle che siamo, con il nostro carattere e i suoi pregi e anche i mille difetti. Ma chi è perfetto?

Oggi il ruolo dell’uomo nella gravidanza e nel parto è fondamentale oltre che da un punto di vista psicologico, morale anche da un punto di vista educativo del bambino. Solo perchè non ci ricordiamo cosa abbiamo fatto o pensato quando avevamo pochi minuti dal concepimento fino a pochi mesi dopo la nascita, non significa che questo non abbia influenzato il nostro rapporto con il padre una volta più grandi. Un figlio per essere concepito ha bisogno di due persone, così come due persone servono per farlo nascere e per farlo crescere e insegnargli a vivere. La mancanza di affetto in gravidanza e nei primi mesi di vita, ma anche in generale fino all'età adulta da parte del padre è una cattiva eredità che ci portiamo dietro fin da prima del Medioevo, ma da quell’epoca in particolare perchè all’epoca l’uomo non capiva la donna e aveva una visione molto “da padrone”, dandole tutte le colpe possibili e inimmaginabili, maltrattandola anche nello stato di gravidanza. Nei casi in cui anche la violenza era assente l’uomo si allontanava dalla compagna come se la sua gravidanza fosse una malattia contagiosa, non c’era nemmeno un interesse o la più che blanda curiosità sul suo stato interessante, mancava perfino l’affetto e questo è un segnale che anche il matrimonio non aveva amore alle sue basi ma solo un senso del dovere che uccideva ogni cosa.

Il Medioevo fu un periodo che aveva più bambini che vecchi perchè nel Medioevo nasceva più gente di quella moriva e al tempo stesso ne moriva di più di quella che nasceva in un ciclo continuo ed un po’ esauriente perchè non dava ai nati la possibilità di vivere che subito la ruota compiva un nuovo giro dove qualcuno nasceva e qualcun altro moriva e la velocità di questa ruota era dovuta più che al male di vivere, anche al voler vivere male perchè anche vuoi per ignoranza e anche vuoi per una mancanza di voglia di cambiare, si preferiva vivere male e certo non si poteva dire allora che si viveva meglio quando si viveva peggio. L’uomo non si sentiva in dovere di stare accanto alla compagna, figuriamoci coccolarla. Il “coccoliamoci” nel Medioevo non esisteva, al contrario, era considerato pericoloso e grave per cui l’astinenza dai rapporti era doverosa ed assoluta, almeno per la donna. Oggi invece anche in questo caso la medicina da delle risposte, la scienza da delle risposte e la ricerca ne da altre ancora perchè grazie al cielo la mentalità è cambiata e quindi le coccole, intese non solo sul piano fisico-sessuale sono importanti nella coppia che si prepara ad accogliere un figlio. Oggi un uomo, è vero, fa ancora fatica a cimentarsi nell’ottica di diventare padre, ma per lo meno si trova in una società che volendo gli da la possibilità di superare i propri ostacoli, molti dei quali non sono delle cime insormontabili come sembrano a lui. La gravidanza non è una malattia e il parto non è la fine del mondo, è la fine della “clausura” per il bimbo, è la libertà della vita, è la gioia di una nuova vita e l’inizio di una nuova grande sfida e di una seria responsabilità.

Nel Medioevo l’uomo già che vedeva la gravidanza della moglie alla stregua di una malattia ben si guardava dal cedere al desiderio e figuriamoci se gli fosse passata per la testa l’idea di coccolare la compagna, fare delle carezze su quella pancia che lievitava a panettone. No, tutto questo care donne era il nostro sogno, il nostro più forte desiderio, la nostra più grande illusione, specie quando eravamo innamorate in quella lontana e vicina epoca chiamata Medioevo. Oggi le cose sono molto diverse e anche a noi è data la possibilità di avvicinare l’uomo alla nostra condizione nello stato di gravidanza, specie quando dall’altra parte non ci sono segni di avvicinamento. Nel Medioevo le nostre ave non si sarebbero mai azzardate a tentare di avvicinare l’uomo e forse anche questo contribuiva a costruire il muro tra lui e lei. Oggi possiamo togliere questo muro, questo velo, questo strato che ci siamo costruiti in passato. Oggi il nostro compagno ci coccola, ci chiede come stiamo, si interessa, nella media dei casi è curioso come un bambino, in un certo senso fa un “ritorno” all’infanzia come se non sapesse minimamente cosa c’è dentro a quel “panettone” che lievita, lievita e lievita e diventa sempre più invitante, oggi l’uomo può addirittura venire in sala parto, tenerci la mano. Noi possiamo solo sperare che non gli venga la brillante idea che preso da uno slancio eccessivo di curiosità, voglia stare dalla parte dell’ostetrica e svenga, a noi serve che lui faccia il tifo per noi e ci dia coraggio.

Nel Medioevo l’uomo non si azzardava nemmeno a circoscrivere l’area della casa dove c’era la camera matrimoniale durante il parto, ci teneva alle porte chiuse e quando arrivava il momento che sentiva il pianto della vita, il grido primordiale, accostava l’orecchio sperando di scoprire subito da sé cosa fosse: maschio o femmina, non sempre ce la faceva ad aspettare che fosse la nutrice a portargli il pargolo e se era una femmina, ah! Ah che disdetta, una femmina! Oggi grazie all’ecografia sappiamo già il sesso del bambino, quindi non ci dobbiamo scervellare per dei mesi nel scegliere il nome, nel medioevo bisognava attendere ben 9 mesi per saperlo, altro che tempi burocratici! Inoltre nel Medioevo si chiamavano tutti allo stesso modo, oggi abbiamo un po’ più di scelta nel nome.

Si può concludere dicendo allora che le cose sono nettamente migliorate eh, rispetto a quell’epoca, ma purtroppo per quanto riguarda il parto in sè ed il dolore ancora oggi viene molto mitizzato e forse è per questo che si cerca di cancellare i miti e realizzare di più le cose perchè se vogliamo un po’ di dolore ci deve essere, ma cerchiamo di pensare che c’è il modo per sentire meno dolore anche senza un’anestesia che nel Medioevo non esisteva e di dare invece maggior spazio alle emozioni positive del parto e per quanto riguarda l’uomo oggi le cose sono migliori perchè c’è stato un cambiamento di mentalità e soprattutto è data la possibilità a noi donne di avvicinarli se proprio loro da soli non riescono ad avvicinarsi nè a noi nè al nostro bimbo.

 

Note

  1. Cap. 7 “Analgesia per il travaglio di parto”, Par. “Cenni storici” di G. Valentini e R. Senatore. Manuale di ginecologia e ostetricia, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. Pp. 116-117
  2. Lustro: è un periodo di tempo della durata di 5 anni, il lustro in questo caso indica i cinque anni di vita, la primissima infanzia.
  3. Cap. 8 “Neonato e rianimazione perinatale”, Par. “Situazioni particolari” di C. Bianchi e P. Arosio. Manuale di ginecologia e ostetricia, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. Pp. 134-135
  4. Cap. 9 “Puerperio”, Par. “Patologia del puerperio” di G. Candotti e M. Petrone.  Manuale di ginecologia e ostetricia, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. Pp. 144-145, 147-149

Bibliografia

Manuale di ginecologia e ostetricia, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004.

2 Commentarium:

Anonimo ha detto...

Molto interessante ho preso un pezzo x fare una ricerca con una mia compagna x scuola grazie mille xke' nn trovavo articoli sulla gravidanza

Molto interessante!pur cercando non ho mai trovato spiegazioni come qui..il medioevo mi ha sempre affascinata !!! E grazie per queste perle!!!

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