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Quando alla scrittura toccò tacere: ecco perché abbiamo così poche fonti del Medioevo. I segreti e gli inganni della scrittura nella storia.

Quando si scriveva nel Medioevo o si distruggeva quello che veniva scritto, segreti compresi, oppure si nascondeva o cosa che preferirono fare fu proprio non scrivere. Si può così dire che nel Medioevo alla scrittura toccò il silenzio. Quando scrivi, dice un detto, assicurati che il mondo sia analfabeta, nessuno saprà mai la verità. Nessun detto fu più seguito di questo in quell'epoca, poiché la popolazione era troppo indaffarata per prendersi il disturbo di imparare a leggere e a scrivere e i pochi che seppero imparare si guardarono ben dal diffondere tal pregio, poiché alla scrittura erano affidati i segreti, le cose che il popolo, povero ignorante, non doveva sapere e non poteva capire. Quando qualcuno di noi tiene un diario è perché ha bisogno di esprimere qualcosa che ha dentro, che non può confidare a nessuno perché guarda caso nessuno tranne quell'ammasso di fogli di carta può capirlo e soprattutto aiutarlo, perché nessuno è tanto imparziale e soprattutto nessuno ricorda meglio come la carta o cosa che all'epoca era un po' più nota della carta, la pergamena.

Ma non è soltanto questo. La gente scrive anche per ricordare, cosa che la mente umana da sola non è capace di fare senza apportare proprie modifiche, modifiche che corrispondono bene o male ad un punto di vista, così la stessa storia può essere raccontata in dieci modi di diversi da dieci o più persone diverse, spesso estranee all'evento raccontato. L'uomo non inventò la scrittura per caso, fu un'esigenza, l'esigenza che aveva di lasciare il suo segno nel tempo, il suo ricordo, la conferma che lui era esistito e così sulle pareti troviamo i murales, i disegni rupestri. Ma questi uomini che l'avevano inventata ragionavano a simboli bene o male che corrispondevano a delle date o degli eventi, a delle tradizioni tribali, a delle leggende, a delle divinità e tutto questo era fatto in modo del tutto arbitrario. Venivano anche magari raffigurati degli animali o delle scene di caccia, venivano scolpiti dei simboli che certo non corrispondono a quelli che chiamiamo oggi lettere e che formano le nostre parole. Nelle civiltà più evolute come quella egizia o quella greca si usavano sempre dei simboli, anche in quella celtica (anche se di rado e vedremo poi perché e come). Si può dire che ogni popolo, grande o piccolo, dall'invenzione della scrittura ha adottato un proprio tipo di scrittura per ricordare i propri eventi e il fatto che ancora oggi tante scritture siano a simboli apparentemente incomprensibili e arcani non significa assolutamente che celino segreti come la fine del mondo o la caduta di un meteorite sulla terra. La scrittura latina è quella più vicina alla nostra moderna dal punto vista dei caratteri, i numeri romani ormai sono caduti in disuso almeno nella matematica, abbiamo adottato dei simboli molto più belli e semplici dal scrivere come quelli arabi. Con questi simboli e le pergamene, le tavole di argilla ed i papiri abbiamo scritto chilometri e chilometri di parole, abbiamo riempito biblioteche, monumenti solo per ricordare le cose più stupide, i segreti più terribili. Ma, di questi monumenti e di quelle biblioteche e peggio ancora di tutti quei miliardi di miliardi di chilometri di parole ci sono rimaste solo poche centinaia di metri o a pezzi o bruciate. Tutto ciò che la scrittura poteva dire è stato cancellato. Un essere umano per metterlo a tacere o lo facevi fuori o lo corrompevi, ma se questo poi era tanto intelligente da saper leggere e scrivere allora il carbone e la cenere erano preferibili al sangue, oppure gli rubavi il suo sapere; se poi il buontempone fosse stato così poco furbo da riscrivere gli toglievi la carta o gli tagliavi le mani e se proprio al suo bisogno di parlare e spifferare gli affari altrui non c'era limite allora il rimedio era la morte. Quando in passato ci si trovò in situazioni di "urgenza" o quando la sete di conoscenza era tale da scatenare guerre che duravano anni e decenni, si arrivò più che a rubare il sapere, a distruggerlo per sempre.

Nessuno ha più memoria della carta, di una pietra o di una pergamena, di un papiro o di un megalita di roccia, insomma nessuno ha più memoria e voce della scrittura. Se queste civiltà avevano però dei segreti, cosa che sicuramente avranno avuto, io mi chiedo perché scriverli e metterli in una biblioteca alla mercè di chiunque quando potevano benissimo nasconderli in luoghi conservati dal tempo e dalla natura come la terra? Seppellire la conoscenza, nascondere il tesoro e tramandare solo a prescelti per quel ruolo che mai e poi mai avrebbero tradito? Può darsi, forse per questo si crede che alcuni ordini cavallereschi come i Templari, tanto per citarne uno a caso, nascondano dei tesori; ma che tesoro potrà mai essere se non una serie di pergamene o papiri o qualcosa che raccontasse qualcos'altro? E davvero questo ordine potrebbe aver recuperato qualcosa di quell'antica Sapienza salomonica? Io ne dubito, in ogni guerra ciò che è scritto non necessariamente viene distrutto per impedire che si tramandi un qualche tremendo segreto, piuttosto per fare dispetto ad una popolazione che poteva vantare di avere una conoscenza, di saper fare, di saper vivere e di saper tramandare. Da sempre fastidio che qualcuno ne sappia sempre una in più di noi o come dice il detto che ne sappia una in più del diavolo. Questo potrebbe bastare a spiegare che i templari non nascondevano tesori se non beni immobili e mobili e denaro ottenuti da coloro che li avevano affidati a loro perché fossero protetti; il potere certo divenne sempre più forte fino a renderli pericolosi e scomodi. L'occasione fece il ladro per quanto riguarda Filippo IV il Bello, re di Francia che non usò mezzi termini né soluzioni alternative al ricatto e alla morte, all'omicidio e allo sterminio per salvare le proprie tasche da una ancor più disastrosa "bancarotta fraudolenta" a danno di un ordine che poteva essere rimproverato più che di eresia di essersi arricchito troppo. Il Gran Maestro dei Templari l'avrà certo maledetto, gli avrà augurato di rivederlo all'inferno mentre ardeva sul rogo e Filippo se ne stava seduto insieme a tanti altri spettatori la fine del suo nemico; ma questo è da intendere non come la maledizione leggendaria dei Templari quanto agli accidenti che Filippo meritava per il suo comportamento disonesto e sporco e certamente poco, molto poco onorevole per un re. Inoltre i Templari sono legati a troppe leggende per altro discordanti tra loro e quindi non potevano essere custodi di tutti quei beni divini che si attribuivano fossero in loro possesso dall'Arca dell'Alleanza, al Tesoro di Re Salomone fino al Santo Graal. La storia è una cosa, le balle e le leggende sono altro e ben diverse dalla storia. Che ci siano state tramandate anche delle gran balle, o meglio dei "balloni" sulla carta non lo nego, sta poi allo storico e allo scienziato stabilire cosa ci fosse di vero e cosa di falso. La fantasia esisteva già nel Medioevo, non abbiamo inventato niente e quindi per screditare gli ordini potenti nel Medioevo, i loro nemici ne avranno inventate di balle e le hanno pure scritte e noi oggi le andiamo a leggere, ma non ci fermiamo a chiederci e cercare di capire, noi leggiamo quello e crediamo solo a quello. Il che sicuramente ha fatto la fortuna di tanti e ha creato liti e dibattiti non a livello cittadino, a livello mondiale. Oggi la gente crede alle balle, vuole sentirsi dire delle balle e le vuole leggere quindi bisogna che qualcuno le abbia o scritte o le copi o riscriva per lo meno. E se la gente vuole sentirsi raccontare delle balle, delle fole o peggio ancora delle castronerie e delle baggianate, delle ipocrisie e delle falsità ciò significa che la verità fa così male e soprattutto annoia così tanto che la gente non ne vuole più sentir parlare in nessun modo.

Così nel Medioevo per gli stessi motivi che portarono alla distruzione delle biblioteche nelle epoche precedenti e per la poca voglia e il poco tempo della gente di imparare a leggere e a scrivere e la poca voglia di coloro che ne avevano facoltà di insegnare e dare un'istruzione nessuno si preoccupò di scrivere gli eventi, raccontare le cose anche fosse stato non giorno per giorno o mese per mese ma anno per anno (sono noti alcuni annales di quell'epoca). Il problema fondamentale non era però solo chi e cosa scriveva, ma anche cosa su cui scrivere perché la carta non esisteva, il papiro in Europa non veniva usato e nemmeno più le tavolette di argilla come facevano i romani, nel Medioevo c'era la pergamena. La pergamena era fatta come dice il nome con pelle di pecora (perga) e per fare un foglio bisognava ammazzare una pecora ma una pecora rappresentava un patrimonio, inoltre un gregge non bastava a scrivere il libro più piccolo con un centinaio di pagine, quindi si arrivò a dover trovare soluzioni alternative come creare con colle vegetali magari dei "minestroni" che contenevano dal truciolo del legno allo straccio sminuzzato, si facevano dei fogli su dei teli e si facevano asciugare si stendevano e si stiravano come fossero stati bucato e poi ancora non era mai abbastanza. La pergamena costava caro farla, costava il lavoro certosino di giorni e giorni, costava il sacrificio di un animale che dava latte e lana e alimento perché per chi non lo sapesse quando avevano fame l'agnello in umido era sempre gradito allo stomaco e senza considerare tutte le cose o utensili che si facevano con le pelli di animali, la pergamena era l'ultimo dei prodotti che si pensava di realizzare. Un segno, una nota, gli eventi però andavano raccontati e quindi al posto di tante coperte per scaldare un bambino che invece magari morì di freddo, la gente preferì ammazzare agnello e perga per scriverci sopra e scrivere cosa poi? Delle balle! Ci siamo sacrificati interamente alla menzogna. Ecco perché sappiamo davvero così poco del medioevo. Il problema della pergamena però credo che non fosse solo questo, se già le pecore erano poche, con tutto quello che ci si poteva fare di quelle povere bestiole (tanto buone in umido con un contorno di verdure), il numero si riduceva ancor di più se a sfamarsi ci si mettevano pure i lupi, così vuoi, che la gente con tutti questi problemi si preoccupasse di fare della pergamena per scriverci sopra? Si, lo fecero, lo fecero perché la scrittura è sempre un modo anche per distrarsi dalla noia quotidiana e si arrivò che anche la scrittura annoiava perché, per quel che ne sappiamo, i nobili che in teoria e solo in teoria potevano permettersi un tutore ed un maestro personale e quindi ci si aspettava che fossero dotti, erano ignoranti e quelli che sapevano leggere non leggevano certo il messale o qualche testo sacro, ma si perdevano a leggere di Tristano e Isotta o di Re Artù e dei suoi cavalieri. Capirete che come oggi dopo un po' era sempre la solita storia, sempre quella storia e quindi la gente si annoiava.

Quando si scriveva inoltre, nel Medioevo, bisogna considerare che la maggior parte di testi scritti erano dei testi sacri o trattati di teologia, raramente sono riportati eventi o annali di cronaca e quando si parlava di un personaggio importante non troveremo mai che questo avesse dei difetti. Egli era perfetto, puro e servo timorato di Dio mentre guarda caso ovviamente il suo nemico era l'esatto opposto. Si scriveva quindi bene di colui o di colei che offriva la propria protezione a questi scrittori, ne è un esempio il monaco che scrisse la vita di Matilde di Canossa, era il suo confessore, un suo amico e soprattutto qualcuno che godeva della sua protezione e di Matilde ne parla solo bene, ma sono certa che se potessimo intervistare il cugino Enrico che le mosse guerra l'avrebbe potuta definire in modo non troppo galante come una che si era resa quasi schiava del Papa e che il suo confessore ed il suo cronista era il suo amante e via dicendo. Insomma l'avrebbe definita come un parente può definire un altro parente con il quale c'è astio e poi come un nemico di guerra. Eppure l'avrebbe anche definita l'angelica donna dal pio cuore qualora questa si fosse mostrata disposta a venirgli incontro contro il papa, insomma, Matilde era buona o cattiva, casta o meretrice a seconda che aiutasse il cugino imperatore o gli fosse contro. Ma forse a Matilde non importava tutto quello che si scriveva di lei; senza considerare che di lei ci è rimasto veramente pochissimo a cui poter dare effettivamente un valore storico, si dice che essa abbia avuto un figlio che sarebbe però sopravvissuto solo poche lune ma di questo figlio la storia non ci ha lasciato molte tracce. Forse se Matilde ci avesse lasciato un diario o un qualche documento scritto di suo pugno forse potremmo avere un'idea più chiara di lei, ma dal momento che questo diario o qualche scritto tranne i documenti non ci sono arrivati (se fossero esistiti) allora dobbiamo accontentarci di quello che sappiamo già. E così vale anche per tutti i documenti che riguardano i veri processi alle streghe o alle donne ritenute tali, ai Templari o altri ordini che per interesse politico ed economico dei loro nemici furono sterminati. Un inquisitore o un giudice nel Medioevo potevano scrivere che il tal ordine "X" aveva in proprio possesso immani tesori, immani segreti contro il genere umano e che tali segreti erano stati rivelati da chissà quali demoni così a noi oggi sono pervenute delle "verità X" che non sappiamo se siano la verità o delle diverse verità e dal momento che di verità ce n'è una sola spetta solo a noi saperla scovare nel tempo e nel passato.

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