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La fine del Medioevo
La cristianizzazione, il monachesimo, la Chiesa
La letteratura “volgare” e la letteratura “cortese”
Le crociate e le altre guerre
Sviluppo delle città, i comuni e le signorie
Nascono le corporazioni e le prime società
Nascono le banche e i primissimi sistemi di credito
Ripresa dell’economia
La rinascita del diritto scritto
Le nazioni si affermano
Anche il potere si consolida nelle mani di queste dinastie, il modello che viene tenuto alla base è quello di Carlo Magno, il vassallaggio però ha ormai appreso il carattere “privato” e quindi il controllo dei vari feudi tende a sfuggire al potere centrale e permette a chi detiene il feudo di poter comportarsi a proprio piacimento, specie con il popolo sotto la propria giurisdizione.
Il decentramento, se così si può definire, aveva finito per diventare una sorta di federazione, ma è da tener presente che all’epoca il concetto di federazione non esisteva, tuttavia il vassallaggio finì con l’assumerne il carattere. Ogni feudo era diventato autonomo e aveva finito per vivere del proprio dovendo dare al potere centrale il necessario. L’autorità che amministrava era un vassallo del re, doveva a questi solo parte dei tributi e la propria fedeltà, appoggio militare e politico. Ecco cos’era diventato il vassallaggio e a dispetto dell’epoca di Carlo Magno aveva finito con l’assumere il carattere ereditario che era stato abolito. Il vincolo di vassallaggio si trasmetteva di padre in figlio per vincolo di sangue. Questo difetto del vassallaggio aveva finito anche col creare guerre tra feudatari e tra privati. Le faide erano state limitate a livello privato per i ceti bassi, ma per le alte caste sociali erano diventate più aspre di prima.
Oggi sarebbe impensabile un decentramento in cui le autonomie locali sono gestite da privati e dove sono questi a fare le leggi, a stabilire i propri poteri e quant’altro, lo stesso varrebbe nel caso di un sistema federale. Questo nel Medioevo accadeva e la libertà delle autorità (vassalli) era smisurata, non c’erano dei limiti posti da una carta costituzionale. Oggi invece, nella maggior parte degli stati odierni, in presenza di una carta costituzionale (esempio l’Italia) i poteri delle autonomie locali o componenti del decentramento sono limitati e ben definiti e in caso di eccessi di potere interviene un tribunale apposito, che per l’Italia è la Corte Costituzionale.
La Seconda Età Feudale
Il Mille e il Medioevo superstizioso
La frase è passata alla storia e ha fatto dell’anno Mille il più “celebre” di tutto il Medioevo, deriva da un passo del Libro dell’Apocalisse di S. Giovanni apostolo.
Nonostante la fede cristiana avesse spazzato via quasi totalmente gli dèi pagani, restava sempre la superstizione a dominare nella mentalità collettiva.
I mostri o dèi malvagi pagani furono sostituiti in questo periodo di tempo, ma anche nei secoli successivi del Medioevo, dagli emissari dell’Anticristo o da quest’ultimo.
Le ricerche di storici e studiosi hanno riportato alla luce il vero fattore del terrore dovuto al “Mille e non più Mille”: l’ignoranza. I preti, molti dei quali ignoranti e che mal conoscevano le Scritture, avevano probabilmente mal interpretato la fatidica frase e avevano quindi contribuito a spargere il terrore tra la gente, ancora più ignorante di loro. Il popolo era una massa d’ignoranti e ogni minimo fenomeno, anche atmosferico (a cui gli scienziati hanno saputo dare nome e spiegazioni), era il “segno della fine”. La superstizione fece il resto, fu l’ingrediente finale che fece di quel terrore, assurdo, un fattore che però tenne psicologicamente l’Europa di quel periodo col fiato sospeso.
Tutto il Medioevo in generale però fu un periodo in cui la mentalità collettiva si fece condizionare dalla superstizione. Ne sono una prova le sculture architettoniche e artistiche, presenti soprattutto nelle cattedrali o fuori dalla chiese, i dipinti che ritraggono draghi e mostri simili. Nasce nella seconda età feudale la paura delle streghe (la fobia comincia in questo periodo per concludersi nel XVII secolo). Si temevano i “diversi”, era da un lato una forma di razzismo quella che la suggestione e la superstizione avevano creato.
Il Feudalesimo, dal Medioevo a oggi
Carlo Magno, il sogno di un ordine che durò troppo poco
Di tutti quelli che nella prima età feudale cercarono di porre rimedio al caos e che non giunsero a risultati soddisfacenti o a nessun risultato, Carlo Magno fu tra i pochi, se non l’unico a dare un ordine alle cose e alla società e a dare dei risultati soddisfacenti.
Fondatore della dinastia Carolingia, che pose fine a quella barcollante dei Merovingi, Carlo Magno seguì la strada avviata dal padre e creò un impero che occupava tutta l’attuale Francia (che a lui deve il nome), quasi tutta la Germania al confine con la Danimarca, l’Italia settentrionale, l’attuale Austria e parte dell’Ungheria (marche di confine).
Inizialmente il padre gli aveva lasciato solo un’esigua parte dell’attuale Francia, e l’altra l’aveva invece lasciata al fratello di Carlo, Carlomanno, morto in circostanze misteriose, forse assassinato. Così Carlo si ritrovò ad un tratto padrone dell’intero territorio. Fu con le conquiste che il territorio si allargò verso est arrivando ad essere come predetto.
È da premettere che Carlo Magno non creò il sistema che permise il funzionamento del suo impero dal nulla, ma si basò su una situazione già esistente perfezionandola.
Attraverso le conquiste suo padre aveva ripreso tutti i territori che i discendenti dei Merovingi avevano fatto propri e che si disputavano tra loro, Carlo Magno estese solo il territorio.
Le guerre sostenute dal padre però avevano reso critiche le condizioni economiche della nazione franca e quindi non c’erano abbastanza disponibilità per creare un sistema di funzionari stipendiati. C’era inoltre il problema dell’amministrazione centrale e di quella periferica. Per quest’ultima si basò sul sistema dei vincoli personali, ricreò quella rete di rapporti interpersonali basati sul vincolo di fedeltà, per la prima c’era bisogno di altri soggetti di cui lui si potesse fidare. In sostanza Carlo Magno doveva riorganizzare l’Impero.
Riprese il sistema dei vincoli personali nominando dei suoi vassalli, in questo modo si assicurava la fedeltà dei vassalli da un lato, amministrava indirettamente la periferia dell’impero dall’altro.
Conti à a capo delle contee, divisioni amministrative. I conti amministravano la giustizia locale (potere giurisdizionale) e il territorio della contea, convocavano l’esercito, riscuotevano i tributi. Erano assistiti dai visconti (nominati dai conti) e dagli scabini (uomini liberi che prendevano parte durante i processi)
Marchesi à amministravano le zone di confine (dette marche, es. Marca Hispanica). Le marche potevano comprendere più contee al loro interno che per ragioni di sicurezza erano state unite appunto nella “marca”. Il loro compito fondamentale era quello di un controllo sul territorio, in quanto linea di confine, per fermare eventualmente invasioni esterne.
Missi dominici à dal lat. “inviati dal re”, quindi di nomina regia, potevano essere sia laici che ecclesiastici e dovevano controllare i predetti conti e marchesi. Erano l’organo che permetteva all’imperatore di controllare l’amministrazione indiretta.
I distretti e le marche presero successivamente il nome di “feudo” (dal lat. med. feudum) in quanto erano dati in beneficio da Carlo Magno oltre ad una serie di diritti e doveri che derivavano dal territorio dato e sul quale potevano e dovevano essere esercitati. Le proprietà già esistenti, come predetto, furono riconosciute; gli uomini liberi, privi di vincoli, che all’inizio avevano sentito il bisogno di difendersi meglio dalle scorrerie e avevano dato il via di loro iniziativa alla costruzione di forti di difesa con cinte murarie a protezione dei possedimenti, erano ovviamente uomini di condizione economica agiata, i “più forti” in un certo senso e a maggior ragione tra i laici, l’imperatore o il re aveva interesse ad averli come aiutanti e alleati piuttosto che come nemici. I feudi dati in beneficio potevano essere all’occorrenza revocati. Col tempo, nel Medioevo si arrivò a privatizzare i feudi e farli diventare ereditari. In questo modo si sfuggì, anche grazie alla rete di vincoli di vassallaggio, al controllo del potere centrale. Poteri, diritti e doveri acquisiti con il feudo divennero parte di esso e con questi anche tutti i redditi del vassallo.
Parallelamente al sistema del vassallaggio, Carlo Magno costituì il sistema del palatium, un organo di governo centrale, era l’organo che gestiva principalmente l’amministrazione centrale. Il palatium era composto dall’imperatore stesso che presiedeva e da una corte di laici ed ecclesiastici così divisi:
Cancelleria à era l’organo politico più importante, diretta da un chierico, il cancelliere. Era il funzionario di più alto rango a capo dell’ufficio e doveva autenticare i documenti pubblici emessi per ordine del sovrano. Presiedeva agli affari ecclesiastici e compilava gli atti legislativi, curava gli archivi di stato
Conte palatino à era un conte cui non era affidata una particolare circoscrizione in genere, e si occupava di amministrare la giustizia in assenza del re, risiedeva a corte
Camerario à addetto alla custodia e all'amministrazione dei beni del sovrano. Di nomina regia. Non si hanno notizie riguardanti il titolo di questo funzionario o la classe di appartenenza.
Il modello di governo creato da Carlo Magno fu imitato da tutte le nascenti nazioni del periodo (IX secolo). Purtroppo l’ordine da lui creato durò fino alla sua morte, dopo la quale i tre figli si divisero l’impero. Nel X secolo la dinastia si estinse in Francia e venne sostituita da quella capetingia per deposizione dell’ultimo Franco. Carlo Magno non creò un sistema di leggi scritte e mantenne quelle consuetudinarie, non abolì la Lex Salica, con la quale si proibiva l’ascesa al trono delle donne. Tra le altre cose impose l’istituzione di scuole, all’inizio dentro dei monasteri o abbazie (per tutto il Medioevo e anche successivamente, fino all’istituzione delle prime scuole l’istruzione sarà trasmessa in questo modo).
Lo sviluppo e l'ampliamento di questo sistema fu in gran parte affidato ad Alcuino (studioso inglese), la cui opera costituì il più grande contributo offerto alla società di allora. La corte di Carlomagno divenne poi, infatti, punto di riferimento d’uomini di cultura e studiosi provenienti dall'Inghilterra, Spagna e Italia, come pure degli stessi Franchi e forse degli Ebrei.
L’incastellamento, il fenomeno che diede la prima spinta all’economia
I primissimi secoli della prima età feudale, videro sì nascere il fenomeno delle migrazioni dovuto al bisogno di spostarsi a causa delle invasioni e della carestia, ma vide anche in parallelo nascere il fenomeno dell’incastellamento dovuto al bisogno dei proprietari terrieri di difendersi meglio dalle incursioni. Non esistendo praticamente più il potere pubblico che in epoca romana aveva garantito l’ordine pubblico e non potendo i proprietari terrieri abbandonare le loro terre dovettero adottare il sistema della fortificazione. Le primissime fortificazioni sorsero intorno al VIII secolo e consistevano semplicemente in un torrione di piccole dimensioni dove il proprietario viveva, intorno al quale erano state costruite le case dei servi che lavoravano per il padrone. Erano una specie di accampamento fortificato, erano chiamati castrum [1], da cui derivò poi successivamente il castellum.
Tolta la maggior parte dei rischi per il proprietario, la famiglia e i servi, il pericolo restava per i possedimenti terrieri, le terre agricole e si procedette al fenomeno della costruzione di cinte murarie intorno alla proprietà. In breve si sviluppò il sistema della curtis [2], un sistema economico chiuso e quindi di sussistenza.
Col tempo intorno alla casa-torre del proprietario, oltre alle piccole case dei servi, si cominciarono a costruire delle altre case, fatte da chi veniva in cerca di protezione. In cambio della protezione da parte del padrone si offriva un servigio. Fu così che il padrone divenne un’autorità in tutti i sensi della parola.
Per proteggere le nuove abitazioni vi fu la necessità di costruire ulteriori cinte murarie e nacquero così i primi borghi, che contavano all’inizio meno di 1000 abitanti.
Con i cambiamenti che vennero apportati successivamente dal sistema creato da Carlo Magno, il castello (castellum) venne riconosciuto come parte integrante del feudo, di possesso del beneficiario, e si riconosceva la proprietà al padrone qualora fosse la stessa persona che beneficiava del feudo.
Dal VIII secolo al Mille i castelli si moltiplicarono e s’ingrandirono, a loro svantaggio perchè in questo modo perdevano la loro funzione principale che era quella difensiva. Nel X secolo già comprendevano al loro interno anche i burocrati che affiancavano il vassallo.
Ancora, il sistema dell’economia curtense rimase fino alla seconda età feudale, ma poi cadde in disuso, perchè fu sostituita da un’economia aperta, nata in seguito alla ricomparsa della moneta e alla ripresa degli scambi commerciali.
È da aggiungere che il castello, qualora non era di proprietà del beneficiario ma del signore come predetto, divenne col tempo, subito dopo la nascita del feudalesimo, ad uso privato del vassallo. Lui vi viveva con la famiglia, vi amministrava il feudo, comandava l’esercito. Ancora, il castello col tempo divenne anche un simbolo del potere, dell’autonomia dei più forti.
Di castelli risalenti alla prima età feudale, integri, ne sono rimasti davvero pochi. Di molti rimangono i ruderi, di altri il risultato della loro evoluzione nel tempo (palazzi), di altri ancora, mantenuti in buono stato di conservazione e che non hanno subito modifiche, l’ultimo aspetto.
Note
[1] Il castrum o castro in italiano (latino: singolare castrum, plurale castra) era l'accampamento o meglio, la fortificazione, nel quale risiedeva in forma stabile o provvisoria un'unità dell'esercito romano come per esempio una legione. In epoca tardo romana i castra (plurale) divennero permanenti, a causa anche della distanza sempre maggiore da Roma, degli eserciti e delle campagne militari.
[2] Curtis – Organismo economico e giuridico tipico della società feudale, più o meno rigorosamente chiuso, in cui si compiva il ciclo della produzione e dello scambio e si svolgeva ogni attività amministrativa, sotto la direzione di un capo unico, di regola fornito di immunità tributaria e giurisdizionale.
Fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Castellum#Forti_di_milizie_ausiliarie:_i_castella – Wikipedia, ITA
La crisi economica
Inutile dire che con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente anche l’economia fosse entrata in crisi, le vie di comunicazione e le rotte degli scambi commerciali erano andate distrutte o interrotte. I primissimi tempi, con la caduta della moneta romana, l’Occidente si ritrovò a dover ritornare al sistema del baratto.
Ci fu immediatamente un tentativo di ritornare alla moneta con la creazione del bratteato (dal latino bractea, sottile pezzo di metallo), una moneta piatta, sottile, battuta su una singola faccia in oro o argento prodotta principalmente in Europa del nord e centrale. Furono emessi nel V e VI secolo, i bratteati hanno la loro origine nell’imitazione dei medaglioni imperiali romani del basso impero.
Successivamente con la nascita delle prime nazioni vennero a crearsi delle nuove forme di moneta, fatte coniare dalle rispettive monarchie. Nel Regno Franco, sotto Carlo Magno si ritrova il denaro, in Britannia nasce nel VIII secolo il penny d’argento, fatto coniare dal re sassone Offa.
In assenza di vie di comunicazione per far riprendere il commercio, le zone dell’entroterra avviarono un “sistema” basato principalmente sull’agricoltura e sull’allevamento. Anche questi due fattori però erano entrati in crisi perché in seguito alle invasioni, col conseguente calo demografico, i terreni erano rimasti incolti ed erano diventati sterili, i boschi avevano pian piano ripreso a guadagnare terreno rispetto le campagne e i terreni coltivati.
Il bestiame da allevamento s’era ridotto enormemente in seguito alle carestie e talvolta fu usato dalle popolazioni ridotte peggio per sfamarsi. Gli animali da soma invece, troppo preziosi, furono usati principalmente per gli spostamenti da coloro che avevano più possibilità di riuscita per spostarsi nelle zone meno saccheggiate.
La crisi economica della prima età feudale portò quindi anche ad un generale fenomeno di migrazioni verso le zone meno saccheggiate. Fu una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
Nelle zone marittime, in Occidente, le popolazioni vivevano principalmente di pesca e scambi con le popolazioni o città vicine. Gli scambi con l’Oriente s’erano interrotti bruscamente. Nel nord Europa, le Isole Britanniche vivevano del proprio e gli scambi con il resto del continente furono marginali.
Le Isole Britanniche sono state per tutto il Medioevo e non solo, un mondo a parte. In un certo senso lo sono ancora oggi. Politicamente la Britannia della prima età feudale fu colpita dalle continue lotte tra i neo regni tribali e la situazione rimase tale fino alla conquista normanna nel XI sec. da parte di Guglielmo il Conquistatore. Economicamente si suppone che come nel resto d’Europa le popolazioni producessero per se stesse e che gli unici scambi che probabilmente venivano effettuati, fossero agli inizi (V-VI secolo) fatti sulla forma del baratto. Solo nel VIII secolo ripresero gli scambi veri e propri, ma si suppone, data la scarsità di fonti, avvenissero solo tra le popolazioni/regni locali; gli scambi col resto del continente, come avveniva in epoca romana, ripresero appunto solo dopo l’unificazione dei normanni di Guglielmo il Conquistatore. In generale però la Gran Bretagna, l’Inghilterra in particolar modo, è sempre stata autosufficiente e lo ha sempre dimostrato, anche recentemente quando con la nascita dell’Unione europea (unione esclusivamente economica) non ha accettato subito di entrare, lo ha fatto solo nel 1973. Anche per quel che riguarda l’euro. La Gran Bretagna non ha accettato la nuova moneta. Dal Medioevo la Gran Bretagna è diventata appunto un mondo a sé, perché come allora anche oggi continua ad essere e a voler essere diversa dagli altri e non a caso è giudicata come il paese più scettico del mondo!
In generale si può dire che l’economia in Occidente, nella prima età feudale, fu un’economia di sussistenza. Le primissime monete, come il bratteato, non rimasero a lungo in circolazione e questa fu la causa dell’economia di sussistenza. La situazione rimase tale, come già detto, fino alla nascita delle prime nazioni.
La crisi del diritto e i tentativi di ripristinare l’ordine
Il caos generale che aveva portato l’inizio dell’era feudale aveva fatto sì che decadesse il sistema giuridico romano e quindi anche il diritto romano. Un immediato tentativo di porre rimedio alla situazione che andava peggiorando venne fatto dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano, che creò il Corpus Iuris Civilis, basandolo sui precedenti codici.
Tale codice è giunto a noi integralmente, ma sembra che fosse stato applicato solo alla parte Orientale dell’Impero.
In Occidente, nelle nascenti nazioni non esisteva una legge uguale per tutti perché appunto all’inizio erano popoli diversi uniti e ognuno rispondeva alle proprie leggi.
Si venne a creare così, almeno all’inizio un sistema fatto di leggi comuni, che si tramandavano di padre in figlio. Tale sistema di leggi tramandate è chiamato diritto consuetudinario e perpetuò fino al IX secolo. Tale sistema non tardò a presentare tutti i suoi difetti. Innanzitutto:
- l’interpretazione non era univoca, variava continuamente
- le consuetudini cambiavano da una zona all’altra a seconda degli usi o costumi, anche se facevano riferimento alla stessa nazione
- quando una legge consuetudinaria veniva violata ne veniva usata un’altra per sanzionare la violazione e talvolta si passava per le sanzioni da un estremo all’altro
- i diritti e le sanzioni per le violazioni di legge non erano disciplinati da nessun documento scritto, da nessuna legge scritta e siccome tale diritto era tramandato oralmente si veniva talvolta a creare spesso e volentieri un cambiamento sia nella legge che nella sanzione.
- queste leggi non soddisfacevano mai l’idea di giustizia umana e fu per questo che nacquero le prime faide.
Per tutto il Medioevo la faida è stata il mezzo di giustizialismo delle casate nobili. Faida significa “vendetta personale”, una vendetta che non tiene conto delle leggi e dei limiti, una vendetta che sfociò quasi sempre in una guerra aperta. Le faide caratterizzarono la storia dei comuni nel basso Medioevo e continuarono anche nell’età moderna sempre a livello privato.
Per risolvere parzialmente il problema ed evitare il caos nell’ordine che faticosamente andava creandosi, verso la fine della prima età feudale, alcuni monarchi tentarono con l’emanazione di testi giuridici. Anch’essi però non soddisfacevano tutte le esigenze, ma solo alcune e non erano rivolti a tutti, bensì a una limitata cerchia.
Si ricordano in particolare:
Il Capitolare di Quierzy (testo normativo promulgato nell’ 877) dove si convalidava il passaggio per eredità delle cariche feudali maggiori. I capitolari furono importanti nel diritto carolingio, seguirono anche le immunitas e i beneficium
In Italia, si hanno alcune leggi longobarde, mundio, guidrigildo, gairethinx, wadia
L’Editto di Rotari è uno dei primissimi documenti legislativi scritti. Rotari, re longobardo, aveva voluto ripristinare l’ordine, specie per quello che riguardava il suo popolo e aveva deciso che era meglio sostituire le leggi consuetudinarie con leggi scritte, che limitassero le faide. Emanò un documento ricco di leggi e stabiliva sia i diritti, sia le sanzioni per le violazioni. Predispose un rigido e minuzioso tariffario per ogni reato. Tale editto era un testo che raccoglieva in se sia un codice civile, sia un codice penale. Ad ogni reato c’era la corrispondente sanzione, ma l’editto non portò ai risultati sperati perché le faide continuarono, come e forse anche più di prima.
Solo verso il Mille cominciò il passaggio a leggi scritte e tuttavia erano poche. Venivano fatte in un iter molto breve e da un gruppo ristretto di persone, di solito nobili con cariche pubbliche, che avevano a capo il re, il quale poteva apportare tutti gli emendamenti che voleva e nessuno poteva opporsi. In assenza di una costituzione, di un bicameralismo e di un parlamento, non c’era una vera garanzia per i cittadini. Oggi, al contrario, nella maggior parte degli stati l’iter di una legge è molto più lungo e la presenza di un bicameralismo e di una costituzione da più garanzie perché sono più persone che devono decidere, vincolate da altre leggi che ne limitano il potere, come le leggi costituzionali, alla base d’ogni ordinamento giuridico d’ogni stato.
Inoltre, durante la prima età feudale, il diritto penale e il diritto civile erano mescolati e anche questo creava dei problemi e quando bisognava fare un processo, in assenza di documenti scritti, nella maggioranza dei casi, un giudice doveva appellarsi alla consuetudine e doveva andare a guardare come un caso simile era stato risolto prima. Oggi, grazie al diritto scritto e alla presenza di codici come quello civile e quello penale, distinti, ogni norma che nel codice civile viene violata, la sua sanzione è scritta nel codice penale e non ci sono deroghe, cosa che ne Medioevo probabilmente accadeva.
Ancora, i pochi documenti scritti risalenti alla prima età feudale non erano chiari e gli argomenti erano disconnessi tra loro, mescolati, e questo oggi non accade più. Infatti nei codici gli argomenti sono divisi per gruppi e categorie e c’è in un certo senso armonia.
In assenza di una costituzione, di leggi scritte e della considerazione dei diritti inviolabili dell’uomo, nel Medioevo un processo non era sempre regolare o non si faceva, la rappresentanza delle parti non sempre era garantita e anche le testimonianze erano raccolte in modo superfluo. Il giudice medievale il più delle volte ricopriva anche altre cariche pubbliche e tutto questo oggi non avviene.
Non c’era sempre l’onere della prova, non esisteva il concetto d’imparzialità del magistrato e non erano rari i casi di corruzione, si abusava dell’ignoranza di legge, specie quando il contenzioso era tra membri di classi diverse, in casi come questo la corruzione diventava anche più facile.
Per quel che riguarda leggi in materia economica, nel Medioevo non ce n’erano e i tributi venivano applicati a seconda dei casi, e lo stesso tributo poteva cambiare di valore continuamente. Inoltre non erano calcolati in percentuale, il loro valore era stabilito in cifra, direttamente e non teneva minimamente conto della capacità contributiva. Questo difetto s’è tramandato dal Medioevo fino a quando nell’ultimo secolo non sono nati i sistemi tributari. Altro difetto, nel Medioevo non esisteva il diritto tributario e ogni prestazione patrimoniale non aveva alla base una legge e quindi chi imponeva i tributi poteva abusare tranquillamente del proprio potere.
Si ricordano in particolare alcune imposte risalenti alla prima età feudale
- censuo - era un tributo sulla rendita, o meglio sull'usufrutto, assicurato all'originario proprietario sui propri beni immobili ceduti ad altri. Tale rendita, inalienabile, era tassata come reddito da bene immobile e l'imposizione era proporzionale alla rendita stessa ed al patrimonio del proprietario originario.
- dazi doganali o pedaggi à sul passaggio da una zona all’altra. Oggi questo sistema in Occidente, all’interno della CE, non esiste più ma è rimasto in vigore fino al secolo scorso.
- decima - imposta dovuta alla Chiesa e corrispondeva alla decima parte del raccolto o del reddito. Tale tassa, fu adottata anche dai Carolingi.
- boscatico - imposta per la raccolta della legna nei boschi
- maritaggio o dal lat. Med. Maritagium - la tassa che dovevano pagare i vassalli o i servi al loro signore in previsione del matrimonio. È chiamata anche tassa matrimoniale. Probabilmente la tassa che diede origine alla mai comprovata leggenda dello Ius Primae Noctis. Su questa tassa le fonti però sono scarse e non del tutto sicure e quindi è probabile che non esistesse nemmeno.
- onoranza - Tassa che si pagava in epoca feudale in occasione di successione ereditaria di beni allodiali (privi di vincoli feudali)
- macinato - imposta sulla macinazione dei cereali, di origine medievale. Fu reintrodotta nel Regno d’Italia nel 1868 ma poi abolita nel 1883 per la sua impopolarità
Per quel che riguarda la Chiesa nella prima età feudale, non aveva ancora proprie leggi. Avvalendosi della conoscenza del latino e in quanto guida di un mondo in crisi, la Chiesa avrebbe potuto recuperare il diritto romano e aiutare gli stati nascenti a far tornare l’ordine, ma questo non avvenne. La Chiesa prese, dal momento in cui nacque ufficialmente intorno al VII secolo, una strada a parte dalle altre nazioni, del tutto esterna, ma in un certo senso parallela.
Nasce il concetto di Europa
Lo storico Chabod è stato il primo a dire che fu nel Medioevo che nacque il concetto di Europa «per contrapposizione, in quanto c’era qualcosa che non era Europa».
Questa frase ambigua sta a significare che il concetto di Europa deriva dalla distinzione tra mondo islamico e mondo cristiano. Furono le invasioni arabe a creare questa spaccatura. Nel VII secolo gli arabi invadevano il territorio a sud di Costantinopoli e si spostavano in Egitto per poi raggiungere le coste dell’Africa settentrionale, il Mediterraneo e infine la Spagna. Il tentativo di spingersi fino in Francia fu vanificato dall’intervento di Carlo Martello nel IX secolo.
Escluso l’impero d’Oriente e le conquiste arabe, il nord, l’ovest e il centro del continente erano cristiani e le nascenti nazioni, i cui confini si modificarono leggermente nel corso del Medioevo e nei secoli dell’Età Moderna, furono le basi degli odierni stati europei.
Sono un esempio le Isole Britanniche che s’identificarono nel corso del Medioevo sotto il nome di Inghilterra, il regno dei Franchi i cui confini delimitano un territorio del tutto simile a quello dell’attuale Francia. L’Italia all’epoca ancora non esisteva come la vediamo noi oggi, ma era divisa tra longobardi, bizantini e papato.
La crisi politica e la nascita delle nazioni
Con la deposizione di Romolo Augustolo (476 d.C.) s’era venuta a creare in Occidente una vera e propria anarchia e in assenza di un potere che controllasse tutto e in assenza di un esercito forte che difendesse i confini, i popoli invasori si presero volta per volta, anche scannandosi tra di loro, i territori dell’Impero Romano e andarono a formare le prime nazioni.
Non si può infatti parlare di stati, poiché per stato s’intende un’entità con un territorio definito, una popolazione unita dalle stesse tradizioni, una potestà sovrana, una forma di organizzazione politica. Questo concetto nel Medioevo non esisteva.
Le nazioni medievali erano entità il cui territorio si allargava o restringeva continuamente (tramite guerre, accordi, ecc.), non avevano all’inizio un popolo unito da un’unica tradizione perché erano formate da più popolazioni assoggettate e quindi non si poteva parlare né di nazionalità e tanto meno di cittadinanza, avevano a capo una singola persona che aveva il monopolio del potere e non una serie di organi che decidevano e governavano insieme, come avviene oggi nella maggior parte degli stati. Oggi questi organi fanno riferimento allo Stato nel senso che lo compongono. Nel Medioevo lo stato era il capo, la figura che deteneva il potere e delegava d’alcune funzioni (amministrazione e mantenimento dell’ordine pubblico) degli uomini a lui legati da vincoli personali (vassallaggio). Il potere arrivava alla fine ad essere privatizzato, perché col tempo furono delle famiglie a detenere il potere e a gestirlo. Una cosa simile sarebbe impensabile, se applicata alla società odierna perché si creerebbe un tale caos dal quale sarebbe impossibile uscire.
La Prima Età Feudale
È da premettere che questo periodo fu segnato dalla fine della crisi che aveva portato la caduta dell’Impero Romano. Viene anche chiamata convenzionalmente Alto Medioevo e dai secoli V ai secoli VIII-IX fu caratterizzata dall’ultima ondata di invasioni barbariche, iniziate in età tardo imperiale.
La crisi che ereditò il mondo all’alba del Medioevo era presente in tutti i settori (politico, economico, sociale, religioso), ma colpendo in momenti diversi della prima età feudale, si pensa che la coinvolse tutta, ma è errato, perchè ad esempio la crisi religiosa avvenne solo al momento del passaggio nella seconda età feudale.
Da dove ha origine il termine Medioevo
Il termine “Medioevo” è un termine che deriva dal latino scientifico: medium aevum = età di mezzo' e sta ad indicare il periodo che va, per convenzione, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. alla Scoperta dell’America nel 1492.
Dalla sua “riscoperta” nel XVIII secolo – quando la Riv. Francese ne cancellò ogni traccia – ad oggi, è stato ed è tutt’ora definito come un periodo oscuro, di decadenza, crisi, corruzione, violenza, guerre. Questa visione del periodo s’è ormai fissata nella mentalità collettiva e non si può certo negare perché il Medioevo è stato effettivamente un periodo di guerre e degrado, ma non solo questo perché proprio in questo periodo si affermano le prime nazioni (ad esempio Francia e Inghilterra), si diffonde il nazionalismo, si evolve l’ordinamento giuridico, nasce la Chiesa come istituzione, muta la geografia europea – ed è il passaggio che è servito per arrivare all’Europa odierna - e ci sono tali altri cambiamenti che tutt’ora producono effetti nella nostra società. Il Medioevo è stato il passaggio che ha dovuto affrontare l’Europa per passare dal declino alla rinascita e affinché questa risalita avvenisse sono occorsi quasi mille anni di storia!
Il Medioevo è stato distinto in due fasi o età: la prima età feudale e la seconda età feudale. La prima età feudale è il periodo che va dal 476 d.C. al Mille circa. La seconda età feudale va per convenzione dal Mille fino alla scoperta delle Americhe e fu il periodo di ripresa durante il quale maturarono gli eventi che portarono l’Europa nel Rinascimento e quindi nell’Età Moderna.
È da aggiungere che nel corso del tempo a fianco al termine “Medioevo” si è messo anche il termine “Feudalesimo” [dal lat. med. Feodalis] e si è arrivati a credere queste due parole come sinonimi della stessa cosa, ma non è così. Il Medioevo fu il periodo storico durante il quale nacque il Feudalesimo, un sistema giuridico, politico ed economico. Sul Medioevo e sul Feudalesimo si sono soffermati studiosi, storici e non solo, cercando di fare svariate classificazioni o dare definizioni specifiche. Ricordiamo il Richelet, Baulanvilliers e Montesquieu. Mentre i primi due si limitarono a descrivere il sistema del feudo, tralasciando il medioevo, fu Montesquieu a definire il periodo facendo la corretta classificazione e quindi la distinzione tra il Medioevo e il feudalesimo ed è così che a noi oggi è arrivata.
Presentazione del periodo medievale
Secoli bui e periodo oscuro sono le definizioni che più si sentono attribuire ad un periodo che è durato esattamente 1016 anni! Dal 476 al 1492! Non sono pochi!
Ma infondo cosa ne sappiamo e quanto ne sappiamo per poterlo giudicare un periodo oscuro?
E proprio perché lo conosciamo poco che senso ha riviverlo?
Avete mai partecipato ad una festa medievale? Se sì, vi sarete certamente chiesti perché tante persone si sono dedicate a rivivere un periodo come il Medioevo! Cosa c’era mille anni fa di così bello da dover rivivere oggi, nel XXI secolo?
Non c’erano tv, cellulare, cinema, macchine, mezzi pubblici, non c’erano i gruppi musicali, non c’erano discoteche, non c’erano negozi, non c’era niente! E proprio questo è il bello! Perché il niente di una volta era tutto! Ed era bello!
Potremmo aprire libri di storia a non finire per cercare qualcosa di bello in un periodo tanto mal visto e tanto mal giudicato, ma non troveremmo nulla di quello che stiamo cercando! Il Medioevo va cercato dentro noi stessi.
I libri di storia vanno consultati solo per il dovuto quando si tratta di Medioevo perchè già è poca la documentazione che effettivamente ci è pervenuta e talvolta i libri ci presentano eventi e persone in modo molto…come dire? Fazioso?
Tutta la storia se è per questo è una materia continuamente oggetto di giudizi faziosi, perché il personaggio che agli occhi di uno storico è un santo, agli occhi di un altro storico è un pazzo e ci troveremmo davanti due libri di storia che dicono cose opposte. Gli storici hanno la passione di aggiungere fantasie e quant’altro laddove la fonte storica manca e così potremmo benissimo anche noi, aggiungere dettagli a volontà laddove vediamo che manca qualcosa.
La storia è come un libro scritto da chi ci ha preceduti nel tempo, laddove c’è spazio bianco si aggiungono righe di fantasia, pura e semplice.
Possiamo chiederci come mai di mille anni di storia non ci è pervenuto quasi nulla? Semplice! Consideriamo innanzitutto che i primissimi secoli del medioevo sono stati rappresentati da guerre di conquista tra popoli barbari e di quegli anni ci è pervenuto quasi nulla e non ancora del tutto accertato o dato per vero, con l’instaurarsi dei primi regni cominciamo a vedere qualche biografia, ma le biografie ci dicono poco o nulla. Dobbiamo considerare che il peggiore e il migliore tra i sovrani avevano al loro soldo qualche buon cronista ben pagato a parlar bene di loro; e può capitare che chi nella storia è stato descritto come un eroe non fosse in realtà un tiranno o viceversa, il santo potrebbe essere stato un pazzo e viceversa! Non tutte le biografie che ci sono pervenute sono integre e in accordo, anzi spesso contrastano.
Dell’anno mille abbiamo una serie di documenti che ci fanno pensare che forse la fine del mondo è già venuta, ma non è così! Del Basso Medioevo invece cominciamo ad avere fonti già più credibili e integre (1300-1400). Sono solo due secoli e dicono poco quando il Medioevo è durato 1016 anni di storia! Cos’è successo negli altri otto secoli, veramente?
Come vivevano davvero i signori e i poveri? E le donne? E chi erano davvero i cavalieri del Medioevo? Mercenari spietati e senza scrupoli o anche soldati fedeli ad un ideale? Donde venivano gli ideali che tanto son stati cantati e mai messi in pratica? Chi sono stati davvero i re e i potenti che han scritto qualche pagina di storia? Come vivevano quelli come noi, quanto tempo e com’era la vera vita?
È questo che cerca chi studia per conto proprio o in associazioni e gruppi storici, è questo che si vuole scoprire davvero del Medioevo! Chi fa parte di gruppi storici o chi ha intrapreso per conto suo il cammino di studio su un periodo tanto sconosciuto, non si accontenta delle semplici fonti storiche e da lì si orienta (perché sarebbe come il naviglio che si orienta senza stelle), cerca il Medioevo dentro sé stesso, attraverso l’esperienza vissuta in persona. Non pensiate ad un macchina del tempo! Ma ad un rivivere e riprodurre situazioni di cui si hanno pochi, ma certi dati e fonti e da qui cercare di capire come si vivesse davvero. E chi l’ha provato vi dirà: il Medioevo è stato bello!
Non vogliamo vendere il Medioevo come l’opposto di come l’han sempre descritto, perché sappiamo perfettamente che non è stato il periodo più roseo della storia e che dopo i santi, anche gli uomini più giusti e corretti hanno sbagliato e i loro sbagli hanno lasciato un’impronta. Ma provate a immedesimarvi per un istante in un uomo che è vissuto in quel periodo e provate a guardarvi intorno, a guardare il mondo con quegli occhi! Vi spaventereste! Non riuscireste ad immaginare di vivere in una casa di pietra, dovervi spaccare la schiena tutto il giorno, essere ignoranti e analfabeti o essere soldati che uccidono e basta. Vi piacerebbe di più immedesimarvi nei panni di un nobile perché potere e gloria fanno gola più di una falce e di un campo di grano, ma ignorereste che essere in alto non significava doverci restare, non significava fare un cenno ed essere solo serviti, partecipare a tornei, feste e banchetti e vivere in un castello!
Dopo aver letto tutto questo vi chiederete, come si fa a cercare e trovare il Medioevo dentro noi stessi?
Non esiste una risposta definitiva, è come chiederci se siamo nati con un destino segnato o se siamo noi gli artefici o se la verità sta nel mezzo.
Per cercare il Medioevo dentro di noi dobbiamo innanzitutto sentirci chiamati a questo periodo e seguire la strada che ci si spiana davanti! Non tutti seguono la stessa strada ma arrivano alla stessa meta. È importante aggiungere che cercare il Medioevo significa innanzitutto SAPER ACCETTARE ciò che ci si presenta davanti e sapervi far fronte, entrare e credere nell’ottica di un uomo che ha una vita sola e breve che sia deve viverla al meglio. Sembra un ideale campato per aria e mezzo inventato ma non è così, era la mentalità di mille anni fa e ci sembra inaccettabile, ma se si impara ad accettarla si scopre la bellezza di un periodo storico che purtroppo è stato abbandonato e dimenticato dalla stragrande maggioranza della gente.
È anche questo che fanno i gruppi storici e gli appassionati di Medioevo, non è solo un lavoro di ricerca di gruppo o individuale, è far andare all’indietro le lancette del tempo senza spostarle, è far rivivere un passato a cui dobbiamo l’esistenza della nostra società, un passato che abbiamo dentro di noi, ma che solo alcuni sanno cogliere veramente.