Ricerca

Visite al sito

ViMTraductor

Powered by Blogger.

Viandanti del blog

I più letti!

La fine del Medioevo

I segni della fine del Medioevo comparirono solo nel XV secolo, quando ormai le radici del Rinascimento erano diventate salde e almeno a livello culturale avevano già dato i loro frutti. Anche a livello politico e sociale i cambiamenti erano ormai troppo radicati per poter parlare ancora di un’epoca oscura. Anche dal punto di vista bellico c’erano i segni della svolta perché proprio alla fine del XV secolo comparvero i primissimi cannoni che andarono a sostituire catapulte e torri mobili tipici della prima età feudale, archi e frecce divennero in uso solo e quasi esclusivamente per la caccia, perché almeno per quel che riguarda la guerra, furono sostituiti dai moschettoni che funzionavano con la polvere da sparo. A livello microscopico, cambia la struttura e anche l’aspetto del mondo quotidiano. I castelli vengono adattati a palazzi e riempiti di affreschi che danno luce all’ambiente, le case dei borghesi cambiano di aspetto e cade l’oscurantismo medievale. Importantissimo e cosa che prima non era mai successa, iniziano ad effettuarsi le prime scoperte geografiche che mutano la concezione generale del mondo per l’uomo. Le carte geografiche cambiano e diventano più grandi, descrivono un nuovo mondo dopo il 1492. Insomma, si poteva dire che il Medioevo era finito.

La cristianizzazione, il monachesimo, la Chiesa

Parallelamente alla crisi politica ed economica e a quella sociale, nel territorio del decaduto Impero Romano andò diffondendosi la conversione al cristianesimo. Gli idoli romani e pagani non fecero lunga resistenza alla nuova fede. Della fede pagana rimasero solo alcuni simboli, presenti in alcune ville romane alcune delle quali sono pervenute a noi fino a oggi. A Nord, nelle Isole Britanniche, gli dèi dei celti scomparirono solo di fatto però perché nonostante le popolazioni si fossero convertite alla fede cristiana, conservarono attraverso la memoria collettiva la maggior parte degli elementi della loro religione. Il caso dei Celti è il più ricorrente. Tolti i riti dedicati alle divinità pagane, mantennero le loro ricorrenze unendole con quelle cristiane. Le loro conoscenze in campo “medico” vennero ereditate successivamente dai monaci che andavano a diffondere la religione cristiana. Il fenomeno avvenne parallelamente in altre zone, specie dopo la nascita del monachesimo. Fu il monachesimo l’erede di parte delle ricorrenze e delle conoscenze pagane. Tolti gli idoli restavano solo delle conoscenze che vennero ereditate e trasmesse sia oralmente, sia in forma scritta. Essendo però la prima età feudale un periodo in cui la cultura era sì e no ad uso esclusivo della nascente classe del clero e della classe dirigente, i documenti che ci sono pervenuti su tali conoscenze sono per la maggior parte andati perduti e quelli conservati non danno informazioni certe e chiare. Nato in seno al VI secolo per mezzo di Benedetto da Norcia, il monachesimo si diffuse a macchia d’olio e diede vita al primo ordine, che tutt’ora esiste, quello dei benedettini. La vita dei primi monaci fu ristrettissima, dedita come si sa alla preghiera e al lavoro. I monasteri medievali in generale furono monasteri indipendenti, autonomi che vivevano del proprio. Produttori di manoscritti, copiatori e miniatori pazienti, i monaci amanuensi furono protagonisti della prima età feudale. Fondatori di monasteri e chiese, diffusero il cristianesimo e divennero un punto di riferimento per la società medievale. Tra i monasteri più famosi e più importanti si ricordano - Cluny nel X secolo - Nonantola e Montecassino del XI secolo - Fulda in Germania nel VIII secolo - San Gallo in Svizzera nel VII secolo In breve negli ordini vennero a crearsi anche delle gerarchie interne e fu questo il passaggio che portò alla nascita di una gerarchia cui giunse a far capo il Papa. Primo in assoluto si vuole per tradizione cristiana ricordare Pietro in quanto successore di Cristo, ma dai documenti a noi pervenuti e datati avanti il Medioevo, come primo papa eletto compare Anacleto. È convinzione generale che il primo papa della cristianità sia stato nel Medioevo dopo la nascita dello Stato della Chiesa attraverso la donazione di Sutri, ma è errato, la figura del papa esisteva già da prima. È sotto il pontificato di Gregorio II che nasce lo Stato della Chiesa e fu destinato quel piccolo pezzo di terra ad allargarsi e a diventare nei secoli successivi del Medioevo uno stato il cui territorio occupava quasi tutta l’Italia centrale e la stessa figura del papa, diventerà più importante. La Chiesa divenne uno stato potente e ricco nel Medioevo e le figure che la rappresentarono non furono, purtroppo, tutte figure con una vera vocazione spirituale, perché proprio verso la fine della prima età feudale scoppiò lo scandalo della Chiesa a causa dei Vescovi-conti e della lotta delle varie famiglie aristocratiche per mettere il proprio esponente sul soglio pontificio. C’erano papi e antipapi a contendersi il soglio e la questione dal Medioevo si protrasse fin nel XIX secolo! Furono pochi i papi nell’epoca passata, specie quella medievale, che governarono secondo vocazione spirituale Si ricordano in particolare - Damaso I à Concilio di Costantinopoli - Gregorio Magno à riforma gregoriana - Graziano à “Decretum Gratiani” - Leone IX à lotta alla simonia e al concubinato dovuto ai vescovi conti, venutisi a creare quando Ottone I per impedire la privatizzazione dei feudi li diede ai vescovi contando sul loro celibato - Niccolò II à lotta per le investiture, continuò la lotta del suo predecessore e cercò di porre rimedio alla situazione creatasi con i vescovi-conti - Clemente V à soppressione ordine Templari

La letteratura “volgare” e la letteratura “cortese”

Nella prima età feudale, le invasioni avevano contribuito, tra gli altri cambiamenti, alla scomparsa del latino che fu rimpiazzato dalle lingue locali, dette “volgari”, perché parlate appunto dal popolo e quindi da un pubblico laico. Il latino era diventato presto una lingua marginale, monopolizzata poi dal Clero e dai giuristi. Le lingue volgari rimasero fino alla seconda età feudale solo nel linguaggio parlato, si cominciano a vedere le primissime forme di scritti in volgare solo nell’XI secolo. Erano scritte da laici e rivolte ad un pubblico laico inizialmente di bassa casta. Prima di essere scritte le storie venivano cantate o tramandate oralmente dai trovatori, solo successivamente compaiono le prime forme scritte, i cosiddetti romanzi e il primato in campo letterario spetta alla Francia, perché proprio qui si hanno le primissime fonti scritte in lingua volgare. La letteratura volgare subì un forte sviluppo in parallelo alla nascita della cavalleria. In seno alla letteratura volgare nacquero il famoso romanzo cavalleresco o chanson de geste e il romanzo cortese. Il primo aveva come protagonista sempre un cavaliere, fedelissimo al suo signore, in cerca di qualcosa (si diffonde in questo periodo anche il ciclo arturiano e la cerca del Graal); il secondo aveva come oggetto quasi sempre un triangolo amoroso che coinvolgeva una coppia di nobili di alta casta e un cavaliere, vassallo del signore, che amava la sua donna e avrebbe fatto qualunque cosa per lei. Il romanzo cortese è in sostanza una vera e propria ipocrisia dove il cavaliere – figura eccelsa della società medievale – sta sotto alla donna – elevata in tutti i sensi sopra l’uomo, ma nella realtà dei fatti era esattamente il contrario perché nonostante nel Medioevo le donne avessero acquisito un po’ più di autonomia, restavano sempre sottomesse ad un’autorità famigliare. La maggior parte di opere sono tutte in lingua romanza o francese, tra gli autori si ricordano in particolare - Chretièn de Troyes, uno dei maggiori autori di romanzi cortesi come Guglielmo d’Inghilterra, le Chevaliere de la carrette, Tristan et Isolde - Gottfried von Strasburg, altro autore di cui ci è pervenuta un’altra versione di Tristano e Isotta - Maria di Francia, autrice di diversi componimenti, i lais - Bertran de Born - Artnau Daniel - Bernart de Ventadorn - Autori vari che dal XI al XIII secolo hanno scritto dei componimenti sulle crociate, raccolte poi in un’unica opera “canzoni di crociata” L’amor cortese si diffonde come una moda soprattutto in Francia e Inghilterra, ma parallelamente in Italia, nasce un nuovo genere, chiamato Stilnovo, cui principali esponenti furono Dante Alighieri e Francesco Petrarca. Il primo, Dante, è ritenuto il creatore della lingua italiana e della poesia “allegorica” cioè una poesia composta di simboli, il secondo, Francesco Petrarca, lo fu relativamente perché le sue opere si addicono di più all’umanesimo che allo Stilnovo; inoltre le sue poesie crearono un modello di poesia e tale modello fu seguito fino al XIX secolo, perché conteneva le regole per scrivere poesia. Tra gli altri autori della letteratura medievale italiana si ricorda il Boccaccio, autore del “Decameron”, caratteristico per la molteplicità nella struttura e nel linguaggio. I tre autori citati nelle proprie opere avevano in comune quella sfumatura di amor cortese perché i primi due più volte hanno scritto poesie dedicate alla donna amata; il terzo, in più novelle ha raccontato storie tipiche dell’amor cortese, come Federigo degli Alberghi.

Le crociate e le altre guerre

Il Medioevo è stato senz’altro uno dei periodi in cui in Occidente sono state combattute più guerre e per i motivi più diversi: dagli interessi economico-politici fino alle questioni “tra regnanti”. Tra le guerre fatte per interessi economici e politici, a livello mondiale, si ricordano le crociate che hanno messo contro tra loro Oriente e Occidente, mondo arabo e mondo cristiano. Il termine significa essenzialmente “guerra in nome della Croce” e rappresentò per il mondo cristiano l’occasione per riprendersi tutti i territori in mano ai musulmani e ai turchi, come Gerusalemme, Betlemme, il Santo Sepolcro. Le crociate vennero sostenute a intervalli irregolari di tempo e possono essere viste da due lati: il primo, furono una guerra in nome della Croce solo per i fanatici che si precipitarono spinti dalla follia e anche dal razzismo, dal bisogno di distruggere la razza impura; secondo, furono per potenti, nobili e Chiesa l’occasione per allargare i loro domini e prendersi pezzi della Terra Santa. Ovviamente non si poteva iniziare una guerra senza un pretesto, tattica usata anche nell’età moderna. Il pretesto venne nel 1096 quando l’imperatore di Bisanzio chiese un aiuto militare al papa e alle altre nazioni, al concilio di Piacenza, per ristabilire alcune rotte commerciali che i mercanti bizantini rivolevano indietro dai musulmani. Quale occasione migliore, lo stesso anno veniva proclamata la prima crociata. Purtroppo l’entusiasmo e il fanatismo creati dalla propaganda ebbero la prevalenza sulla preparazione della guerra e ciò rappresentò una perdita in partenza. Infatti i cristiani persero e l’esercito fu scannato non appena raggiunse Costantinopoli. Le crociate successive furono più fortunate e permisero agli occidentali, nobili, di creare dei loro domini in Terra Santa, ad esempio la Contea di Edessa. Per assicurarsi il dominio sulla zona e impedire ai saraceni di avanzare, non a caso si cercò una tregua, sì auto creò il Regno di Gerusalemme, nel 1099 e questa dinastia andò avanti fino al 1291 con la caduta di S. Giovanni d’Acri (città che oggi non esiste più) che segnò la fine di un regno che ormai contava oltre a Gerusalemme altre piccole città. Le crociate furono tra le altre cose l’input in Occidente per creare i cosiddetti ordini monastico cavallereschi, come i Templari, i Cavalieri Teutonici, l’Ordine di Malta, questi i tre principali, successivamente se ne vennero a creare a decine, il fenomeno si diffuse a macchia l’olio in tutto l’Occidente. Di questi ordini quasi nessuno è sopravvissuto, eccetto l’ordine di Malta, oggi chiamato SMOM, riconosciuto dalla Chiesa in quanto collabora per la difesa della fede cristiana nelle zone di guerra, e dallo stato ha avuto in concessine il palazzo di Malta a Roma e un altro palazzo sull’Aventino, considerati questi zona extraterritoriale. L’ordine è tale di nome, di fatto è una società con fini sanitari assistenziali ed è oggetto di diritto internazionale. Non fa parte del territorio italiano e non è uno stato perchè la sua sovranità non è riconosciuta. Tra le altre guerre si ricordano la Guerra dei Cento anni, combattuta tra Francia e Inghilterra, nata per ragioni politiche (ma anche probabilmente personali in quanto le due case regnanti erano imparentate e vantavano entrambe il diritto al trono), stabilì la vittoria della Francia e le permise di riprendersi tutto il territorio francese fino a Calais e fece nascere un’aspra rivalità tra le due nazioni. Tale rivalità durò fino al XX secolo quando minacciate entrambe dall’improvviso espandersi della Germania si allearono.

Sviluppo delle città, i comuni e le signorie

Le città che s’erano formate nella prima età feudale in seguito al fenomeno dell’aggregarsi sempre più frequente di case attorno ai castelli e protette da cinta murarie, cominciarono in seguito allo sviluppo economico e giuridico ad assumere una struttura diversa. Essendo in mano ancora ai signori feudali, come già detto in assenza di limiti questi potevano abusare tranquillamente del proprio potere, e per fermare questo fenomeno che andava sempre più esasperandosi, i cittadini cominciarono a sentire il bisogno di dare ad una figura da loro scelta il potere di rappresentarli. Da principio però l’autogoverno finì con lo sconfinare nel caos perché si confondevano l’investitura personale con la figura di un’autorità politica e questo creava dei problemi specie per quel che riguardava i poteri di questa figura che non erano ben definiti. Per arrivare al potere si arrivavano a creare così delle alleanze, sia esterne che interne e questo portò il più delle volte a delle guerre interne ed esterne. Per cercare di risolvere la situazione si finì col scegliere la figura di un podestà esterno, proveniente da un’altra città, ma anche stavolta non servì perché c’erano ancora le rivalità interne e i comuni finirono nel circolo di ambizioni del nuovo venuto. La faccenda anziché semplificarsi, si complicò perché venne influenzata dalla lotta per le investiture. Da questa situazione ne derivò la nascita di due partiti che miravano al governo comunale: - i guelfi che stavano dalla parte del papa, si divise poi in o guelfi neri o guelfi bianchi - i ghibellini che stavano dalla parte dell’imperatore In generale la guerra tra guelfi e ghibellini finì con la vittoria dei primi che imposero la loro signoria sui comuni. Da qui deriva il nome di signoria ed era essenzialmente una forma di governo cittadino. L’autoritarietà era tornata in mano ai nobili, tra le principali signorie si ricordano - Milano i Visconti - Padova à Da Carrara - Verona gli Scaligeri Il passaggio da comune a signoria però non fu omogeneo in tutta Europa e non fu nemmeno contemporaneo.

Nascono le corporazioni e le prime società

In Italia le “arti” nacquero agli inizi del XII secolo e si diffusero soprattutto nei comuni dell’Italia centrale e settentrionale, in particolare a Firenze. Divise in “arti maggiori” (mercanti, banchieri) e “arti minori” (artigiani e commercianti), influirono profondamente sull’organizzazione economica e politica delle città, Generalmente, i membri di un’arte erano divisi in tre classi: - Maestri, possedevano le materie prime e gli attrezzi e vendevano le merci prodotte nella propria bottega - Apprendisti à - Garzoni à vivevano nella casa del maestro; in genere non ricevevano altro compenso che il mantenimento. La corporazione promuoveva l'interesse dei propri membri soprattutto in due modi: - proteggendoli dalla concorrenza di altre città, monopolizzando il commercio - proteggendoli da quella dei professionisti della stessa città non appartenenti alla corporazione, stabilendo orari uniformi per tutte le botteghe che producevano gli stessi manufatti e paghe uguali per i lavoratori che svolgevano la stessa attività. Per evitare il formarsi di posizioni dominanti, la corporazione stabilì quante persone dovessero lavorare in una bottega, il numero degli attrezzi da utilizzare, i prezzi di vendita. La corporazione controllava il rispetto dei propri statuti con un'attenta e continua supervisione delle botteghe. Era bandito qualsiasi miglioramento tecnico in grado di permettere a una bottega di produrre più di un'altra. Le arti maggiori assunsero una posizione dominante, mentre restarono confinate le arti minori. Le corporazioni furono un'importante forza nella vita politica europea dal XII al XIV secolo. Quasi ovunque in Italia l'ingresso delle arti nei governi comunali fu lo sbocco obbligato della lotta tra nobiltà e ceti urbani emergenti. Per cercare di indebolirle, alcuni Comuni le privarono di molti privilegi, compreso il diritto di controllare le attività produttive. Nel XIV secolo, tuttavia, le corporazioni cominciarono a competere con le élite aristocratiche o mercantili delle città per il potere e, in alcune città, riuscirono gradualmente a ottenere il governo comunale. Le corporazioni nel Novecento Questo organo che nel rinascimento era quasi scomparso, finì per essere ripristinato nel primo dopoguerra, in Italia dal fascismo, quando la dittatura aveva ormai raggiunto l’apice del potere. Con la reintroduzione delle corporazioni, il Regime fascista tolse dalla scena sociale i sindacati e in questo modo non c’era più, proprio come nel Medioevo, una rappresentanza per i lavoratori. Parallelamente cominciano a nascere le prime società, dette in accomandita. Le due tipologie di soci erano: - accomandanti (quelli che erano limitatamente responsabili per la parte conferita) rappresentati più delle volte o dai ricchi mercanti o dalla nobiltà; - accomandatari (quelli che rispondevano pienamente e personalmente) rappresentati il più delle volte dalle categorie di artigiani e commercianti. Tra l’altro nel Medioevo vennero attuate diverse innovazioni che diedero miglior impulso all’economia e anche alla vita quotidiana. Nel Basso Medioevo vi fu la diffusione del mulino ad acqua che permise oltre al macinato, anche la follatura della lana, vennero applicati anche alla fabbricazione della carta e per la prima volta alla spremitura delle olive, nella lavorazione dei metalli e verso la fine del Medioevo, per la lavorazione della seta.

Nascono le banche e i primissimi sistemi di credito

Molti dei commercianti o mercanti predetti che iniziarono anche a gestire il traffico di denaro finirono col fare solo ed esclusivamente quello. Cominciò quindi a crearsi una sorta di spaccatura e asprezza tra la classe mercantile e quella bancaria poiché entrambe svolgevano in parte lo stesso lavoro. La parola “banca” deriva dal “banco” presso e sul quale il prestatore di denaro lavorava. I banchieri però non erano solo esclusivamente prestatori di denaro, erano anche custodi di beni particolarmente preziosi (i beni venivano custoditi e nascosti in stanze o bauli, le odierne “cassette di sicurezza”, all’epoca funzionava un po’ diversamente da oggi perché l’accesso a queste ultime era riservato solo al custode). Divennero essi anche cambiavalute, ma era un caso difficile, era infatti più facile che questo compito venisse svolto dai mercanti che avevano continuamente a che fare con scambi di denaro e merce contemporaneamente. I banchieri arrivarono col tempo a firmare le prime lettere di credito che li impegnavano a pagare somme per conto di chi le portava (in pratica gli odierni assegni). Le prime banche intese in senso moderno nacquero solo verso la fine del Medioevo, nel 1400. Nel 1406, a Genova, nasceva il Banco di San Giorgio, nel 1473 la Rolo Banca (esistente tutt’oggi). Banchieri particolari: i Templari Non citarli sarebbe un peccato perché quest’ordine in quanto ad attività bancaria ha lasciato nella storia del Medioevo in Occidente, un’impronta particolare. Nato in seno al bisogno di proteggere la via dei pellegrini per la Terra Santa mutarono in ordine militare vero e proprio (fornivano la maggior parte delle truppe durante le crociate) e dall’iniziale scelta di povertà finirono col diventare un ordine ricchissimo (i sovrani che grazie a loro avevano realizzato delle vittorie in battaglia li ricoprivano di doni) e al culmine della loro potenza divennero anche banchieri perché come tali custodivano per i potenti e prestavano anche denaro a quest’ultimi. Ci s’è chiesto più volte perché nel loro caso non fu sollevata l’accusa di usura, probabilmente perché erano anche un ordine monastico e forse perché grazie alla loro attività e al loro contributo in guerra la Chiesa tra i primi ci aveva guadagnato. L’accusa di usura dalla Chiesa finì col cadere perché in generale il fenomeno di prestito su interesse era esteso a livello globale. L’attività bancaria di quest’ordine ne rappresentò però la rovina perché nel 1314 l’ordine venne eliminato e la sua ricchezza andò a riempire le casse della Francia e a sanare, ma solo in parte, il forte deficit. Coloro che riuscirono a sfuggire allo sterminio di massa e agli arresti portarono con sé beni dell’ordine e costituirono altri ordini simili una volta che l’ordine fu reso illecito anche dal papa. Si può dire che nell’Europa della seconda età feudale, quest’ordine rappresentò a fianco dei mercanti e dei banchieri, un forte contributo economico.

Ripresa dell’economia

Con l’affermazione delle diverse nazioni ripresero pian piano anche gli scambi commerciali, non solo tra le diverse nazioni, anche tra Oriente ed Occidente. Oggetto degli scambi commerciali internazionali erano principalmente metalli preziosi, tessuti e merceria. A livello locale, nei mercati interni e piccoli transitavano merci di genere alimentare. Finito definitivamente il pericolo invasioni la sicurezza nel viaggiare tornò e questo contribuì a migliorare il commercio. Per quel che riguarda la moneta cominciano a coniarsi diversi tipi di monete, ricche di valore intrinseco (oro o argento), col tempo però si arriverà a svalutarle e a creare delle monete sia con valore aureo sia con metalli comuni e questo sarà dovuto alla svalutazione delle monete e alla conseguente inflazione. Circa nel XI secolo nasce il cambio di moneta. Quante monete di un tipo ne vale una di un altro? All’inizio il sistema del cambio veniva fatto attraverso il semplice confronto di peso. Essendo prevalentemente in oro o argento si pesavano le monete e si guardava quante ne servivano per arrivare a fare il pareggio con un’altra moneta. L’unità di misura del peso era la libbra oggi sostituita dal grammo. Col tempo però le monete divennero appunto soggette alla svalutazione e quindi aumentando il rame nella lega a discapito del metallo prezioso, si arrivò che per una moneta, rispetto a prima, ce ne volevano molti più pezzi di un’altra. Nella seconda età feudale le monete principali erano tre: - dinaro arabo à mondo arabo - nomisma bizantino à Oriente - lira à Occidente La lira era stata introdotta da Carlo Magno e consisteva nella produzione di un certo numero di monete per ogni libbra di metallo prezioso. Anche la lira però nella seconda età feudale arrivò ad essere svalutata e si arrivò ad una svalutazione del 18% dal valore iniziale. Per tutta la seconda età feudale la svalutazione divenne anche una sorta di mossa strategica per i regnanti, che facevano aumentare la parte di rame nella lega della moneta a spese dell’argento, però veniva lasciato intatto il valore legale. Con questo sistema però si finì col far aumentare l’inflazione e molte case regnanti si trovarono a svalutare le loro monete anche quando ormai non avevano più un minimo valore aureo. A questo punto anche i cambi avevano perso il loro equilibrio iniziale. Emerge nella seconda età feudale anche la figura del mercante che acquisisce sempre più importanza nella società e arriva a formarsi verso il XII secolo una vera e propria casta, non ben definibile nella gerarchia sociale, trovandosi tra borghesia e aristocrazia. Si parla a volte anche di “rivoluzione commerciale” perché ben presto nell’Occidente medievale furono proprio i mercanti a tenere le redini dell’economia, e dal semplice scambio di merci arrivarono allo scambio di denaro e al prestito di questo dietro interessi, usura. Il fatto che il prestito fosse fatto da dei mercanti, privati in un certo senso, ne ha permesso l’elevazione sociale tanto che si arrivava a volte ad avvicinare i propri figli all’aristocrazia inserendoli nella cavalleria o facendo matrimoni di interesse. Questo avvicinamento si creava quando spesso e volentieri i nobili chiedevano prestito ai mercanti e quindi veniva a crearsi una situazione tale in cui era possibile per i figli dei mercanti fare un interesse e acquistare un titolo e quindi elevarsi socialmente. Nel preciso momento in cui il mercante diventava anche prestatore di denaro la sua figura entrava in crisi poiché la Chiesa condannava il prestito dietro interesse, fatto solo dagli ebrei, considerati infedeli al pari dei musulmani. I mercanti in una situazione tale, arrivarono ad aver quasi più interesse ad aver rapporti commerciali con l’aristocrazia che con dei pari e questo perché da un certo punto di vista ne guadagnavano anche la protezione oltre agli interessi. Figure di questo genere attraverso il traffico di denaro arrivarono a diventare ricchissime e col tempo la protezione finì col non servire più, arrivarono a finanziare i regnanti delle varie nazioni e le loro guerre e divennero quindi una categoria importantissima per la società di allora, ma sempre a parte perché non erano né borghesi né nobili, anche quando il loro nome aveva acquisito un titolo. Molti mercanti finirono infatti col diventare banchieri. Ancora, per quel che riguarda l’economia dal XI al XIII secolo si sviluppano le cosiddette Repubbliche Marinare - Pisa - Genova - Amalfi - Venezia Economicamente potenti e indipendenti, queste repubbliche (definite tali in quanto anche politicamente erano autonome e non dipendevano da nessuno, organizzate grazie ad un governo cittadino composto dalle classi mercantili) rappresentarono il fior fiore dell’economia marittima del Medioevo e non solo, strapparono ai musulmani la supremazia navale e presero in gestione tutte le rotte del mediterraneo. Disponendo di flotte e altri mezzi contribuirono militarmente ed economicamente anche alle crociate. Purtroppo però le loro reciproche rivalità le portarono nel corso del Medioevo, più di una volta in conflitto armato.

La rinascita del diritto scritto

A partire dal XI secolo rinasce il diritto scritto, a poco a poco le diverse nazioni hanno sentito il bisogno di trasformare le leggi consuetudinarie in leggi scritte. Essendosi formate in seguito all’assoggettamento di popoli diversi sotto uno solo ed essendo quest’ultimo a far prevalere le sue leggi, l’unico modo per fare di un’aggregazione di popoli un popolo unico era dare un unico insieme di leggi scritte. Questo bisogno venne spontaneo nelle nazioni nascenti. Si prese quindi a trasformare le leggi consuetudinarie in leggi scritte. Ci fu una riscoperta del diritto antico, si riprese in mano il Corpus Iuris Civilis. Dalle fonti è emerso che nel XII secolo i giuristi medievali già stavano ristudiando il Digesto. I documenti giuridici che ci sono pervenuti sono tutti in latino a differenza d’altri documenti, di diverso genere molti dei quali erano già in lingua volgare. Questo significa che il latino ormai era diventata la lingua di dominio giuridico ed ecclesiastico. Tra i giuristi medievali si distinguevano spesso e volentieri anche degli ecclestiastici e questo arrivò ad essere per la Chiesa un problema, perché si voleva che questi si occupassero solo ed elusivamente di diritto canonico e non di altro. L’Editto di Rotari dopo la fine del regno longobardo, cadde in disuso e nella seconda età feudale, fu riadattata la raccolta giustinianea. Con la nascita dei comuni successivamente vennero introdotti anche degli statuti. Ci sono pervenuti inoltre alcuni documenti per quel che riguarda il diritto nelle altre nazioni, documenti di grande valore perché da questi sono dipese le diverse situazioni per i secoli successivi FRANCIA à lex salica usata dai Salii, venne reintrodotta da Luigi IX, questa legge proibiva alle donne di ereditare titolo e averi. Praticamente l’eredità avveniva solo tra colui che passava e il primogenito maschio della famiglia, diversamente il primo maschio della casata. Per quel che riguarda il regno di Francia, questa legge impediva solo alle donne di salir al trono. Abolita successivamente, venne reintrodotta da Filippo VI per impedire che il trono passasse al cugino, Edoardo III d’Inghilterra, nipote del famoso Filippo IV il bello. INGHILTERRA à magna charta libertatum à Giovanni Senzaterra fu “forzato” a firmarla nel 1215 dai baroni inglesi e questo documento è stata la prima forma di “carta costituzionale”, detta anche “carta delle libertà”. Per la prima volta un documento firmato dal re stesso, ne limitava i poteri. Questo documento, composto di 63 articoli, in particolare stabiliva che - il rapporto di vassallaggio mutava in vero e proprio contratto scritto e diventava bilaterale, in caso di controversia, il formato scritto faceva testo - il re non si doveva intromettere nell’elezione delle cariche ecclesiastiche - il re non poteva imporre tributi senza il consenso dei suoi vassalli à questa legge è leggermente cambiata e vige ancora nella maggior parte dei governi nazionali - nessuno poteva essere arrestato né gli si potevano confiscare beni, senza prima essere processato - si permetteva la libera circolazione in Inghilterra dei mercanti stranieri - si stabilivano unità di misura uguali per tutta la nazione Per quel che riguarda la Chiesa in questo periodo viene creato da un monaco, Graziano, il codice canonico, ovvero il Corpus Iuris Canonici. Sempre nella seconda età feudale, viene istituito circa nel XII secolo il tribunale della Santa Inquisizione, con lo scopo di combattere le prime sette ereticali come i Catari (venne fatta addirittura una crociata, a Mont Segueur, Francia) e l’eresia in generale. Era ritenuta eresia tutto ciò che, anche minimamente, andava a contestare il significato delle Sacre Scritture o il credo della Chiesa, tutte le diverse interpretazioni della Parola di Dio. Il tribunale della Santa inquisizione era composto prevalentemente di ecclesiastici (di solito vescovi o sacerdoti di una certa importanza per via della loro conoscenza di diritto canonico) e col tempo oltre alla funzione di distruzione dell’eresia, si affiancò anche quella che più lo rese celebre: la caccia alle streghe. Nel Medioevo si diffuse la paura di quello che oggi definiamo “satanismo” e questa fobia raggiunse il culmine nel XVI secolo per poi finire circa vero la metà del XVIII. Per cercare di dare una struttura ai processi svolti dall’Inquisizione vennero creati anche dei codici o testi di valore giuridico come Directorium Inquisitorum (1376) e il Formicarius (1435) Verso la fine del Medioevo venne anche creato un apposito “codice” di norme che andava a limitare il potere degli inquisitori, considerando l’abuso che era stato fatto negli anni precedenti, era il Malleus Maleficarum (1486), fatto però sugli altri testi scritti precedentemente. Tutti testi, i predetti, scritti in latino e ciò dimostra che ancora il volgare non era entrato nel settore giuridico o ecclesiastico.

Le nazioni si affermano

Finite le diverse guerre per l’affermazione dei confini nazionali, le diverse nazioni sembrano aver raggiunto l’apice della loro espansione territoriale. Anche le diverse monarchie sembrano essersi consolidate. In Francia il trono è dei Capetingi, in Inghilterra dal 1066 ha inizio la dinastia dei Plantageneti, in Germania (che sta ancora formandosi) il potere è in mano ad un imperatore eletto da dei principi tedeschi ed è incoronato dal papa, in Italia si afferma lo Stato della Chiesa e il rimanente territorio è diviso in ducati dipendenti dall’Impero e a sud è diventato possedimento normanno.
Anche il potere si consolida nelle mani di queste dinastie, il modello che viene tenuto alla base è quello di Carlo Magno, il vassallaggio però ha ormai appreso il carattere “privato” e quindi il controllo dei vari feudi tende a sfuggire al potere centrale e permette a chi detiene il feudo di poter comportarsi a proprio piacimento, specie con il popolo sotto la propria giurisdizione.
Il decentramento, se così si può definire, aveva finito per diventare una sorta di federazione, ma è da tener presente che all’epoca il concetto di federazione non esisteva, tuttavia il vassallaggio finì con l’assumerne il carattere. Ogni feudo era diventato autonomo e aveva finito per vivere del proprio dovendo dare al potere centrale il necessario. L’autorità che amministrava era un vassallo del re, doveva a questi solo parte dei tributi e la propria fedeltà, appoggio militare e politico. Ecco cos’era diventato il vassallaggio e a dispetto dell’epoca di Carlo Magno aveva finito con l’assumere il carattere ereditario che era stato abolito. Il vincolo di vassallaggio si trasmetteva di padre in figlio per vincolo di sangue. Questo difetto del vassallaggio aveva finito anche col creare guerre tra feudatari e tra privati. Le faide erano state limitate a livello privato per i ceti bassi, ma per le alte caste sociali erano diventate più aspre di prima.
Oggi sarebbe impensabile un decentramento in cui le autonomie locali sono gestite da privati e dove sono questi a fare le leggi, a stabilire i propri poteri e quant’altro, lo stesso varrebbe nel caso di un sistema federale. Questo nel Medioevo accadeva e la libertà delle autorità (vassalli) era smisurata, non c’erano dei limiti posti da una carta costituzionale. Oggi invece, nella maggior parte degli stati odierni, in presenza di una carta costituzionale (esempio l’Italia) i poteri delle autonomie locali o componenti del decentramento sono limitati e ben definiti e in caso di eccessi di potere interviene un tribunale apposito, che per l’Italia è la Corte Costituzionale.

Il Mille e il Medioevo superstizioso

“Mille e non più mille” è la frase che portò le popolazioni cristiane della prima età feudale a temere l’Apocalisse come una calamità inevitabile.
La frase è passata alla storia e ha fatto dell’anno Mille il più “celebre” di tutto il Medioevo, deriva da un passo del Libro dell’Apocalisse di S. Giovanni apostolo.
Nonostante la fede cristiana avesse spazzato via quasi totalmente gli dèi pagani, restava sempre la superstizione a dominare nella mentalità collettiva.
I mostri o dèi malvagi pagani furono sostituiti in questo periodo di tempo, ma anche nei secoli successivi del Medioevo, dagli emissari dell’Anticristo o da quest’ultimo.
Le ricerche di storici e studiosi hanno riportato alla luce il vero fattore del terrore dovuto al “Mille e non più Mille”: l’ignoranza. I preti, molti dei quali ignoranti e che mal conoscevano le Scritture, avevano probabilmente mal interpretato la fatidica frase e avevano quindi contribuito a spargere il terrore tra la gente, ancora più ignorante di loro. Il popolo era una massa d’ignoranti e ogni minimo fenomeno, anche atmosferico (a cui gli scienziati hanno saputo dare nome e spiegazioni), era il “segno della fine”. La superstizione fece il resto, fu l’ingrediente finale che fece di quel terrore, assurdo, un fattore che però tenne psicologicamente l’Europa di quel periodo col fiato sospeso.
Tutto il Medioevo in generale però fu un periodo in cui la mentalità collettiva si fece condizionare dalla superstizione. Ne sono una prova le sculture architettoniche e artistiche, presenti soprattutto nelle cattedrali o fuori dalla chiese, i dipinti che ritraggono draghi e mostri simili. Nasce nella seconda età feudale la paura delle streghe (la fobia comincia in questo periodo per concludersi nel XVII secolo). Si temevano i “diversi”, era da un lato una forma di razzismo quella che la suggestione e la superstizione avevano creato.

Il Feudalesimo, dal Medioevo a oggi

Il sistema da creato Carlo Magno che prese poi il nome nei secoli successivi di feudalesimo e che durante il suo regno aveva permesso l’ordine, dopo la sua morte presentò tutti i suoi difetti che si perpetuarono nel tempo, fino all’ultimo secolo! I feudi infatti vennero privatizzati e divennero ereditari perché ereditario era il vincolo di vassallaggio attraverso il vincolo di sangue (di padre in figlio, al primo figlio maschio). In questo modo si sfuggì, proprio grazie alla rete di vincoli di vassallaggio, al controllo del potere centrale. Poteri, diritti e doveri acquisiti con il feudo divennero parte di esso e con questi anche tutti i redditi del vassallo. I titoli derivanti dalle cariche di conte e marchese e che accompagnavano il feudo divennero ereditari anch’essi e se all’inizio, in epoca imperiale carolingia, rappresentavano per l’appunto delle funzioni, dopo arrivarono col designare proprio i membri che tenevano le redini del governo e quindi del potere, designarono appunto la classe della nobiltà. Finita l’età carolingia, vennero subito ripristinati, pur mantenendo i nuovi, i vecchi titoli come quello di duca (dux, guida) ed era una carica essenzialmente militare, ma anche questa venne poi affiancata da altre funzioni e fece esattamente la fine delle altre, il titolo come il corredo arrivò a essere ereditario e divenne il più alto titolo della nobiltà dopo quella del re. Il feudalesimo creato da Carlo Magno aveva avuto un valore anche simbolico e religioso e non solo politico o economico. Non a caso il suo fu il Sacro Romano Impero (chiamato anche primo Reich), non a caso affidò cariche pubbliche a degli ecclesiastici, senza però designarli di feudi o vincoli, non a caso Carlo Magno fu disposto ad andare contro la famiglia per seguire la fede e la fedeltà che aveva verso la Santa Chiesa. Non fu un santo e da tale non si comportò di certo, ma ha lasciato nella storia un’impronta che ha percorso i secoli fino all’ultimo, specie per quel che riguarda politica, amministrazione e governo. Dopo la sua morte l’impero fu diviso tra i tre figli che sì si divisero l’impero, ma nella speranza di raggiungere un’egemonia come quella del padre arrivarono anche a lottare tra di loro. In Francia la dinastia, che ormai aveva perso tutto il suo prestigio, s’estinse con la deposizione per mezzo dei Capetingi. Ci fu un tentativo da parte dei discendenti del figlio di Carlo Magno, in Germania, di ricreare il grande impero. Ottone I di Sassonia aiutò i capetingi nella deposizione, ma nell’intento di prendersi tutto il territorio dei Franchi e creare così un impero come quello di Carlo Magno. Nell’impero carolingio che andava a rotoli, Ottone I sperava di rimettere le cose a posto come Carlo Magno aveva fatto, tra l’altro si sentiva come suo legittimo erede, essendo sua figlia sposata ad un suo discendente. Il sogno di Ottone era ricreare l’impero o Reich (dal ted) di Carlo Magno. Inutile, i capetingi misero le mani sul trono prima di lui. Del rimanente Reich a Ottone restava ben poco e per timore che come in Francia i feudi venissero privatizzati, creò un sistema di amministrazione centrale e periferica fatta di vescovi e preti, contando sul loro celibato. Errore: designandoli di feudi, cariche pubbliche e quindi titoli, creò i famosi vescovi-conti. I feudatari che si erano visti portare via feudi e corredo e avevano visto abolire l’ereditarietà dei feudi, si piombarono subito sulla possibilità concreta di entrare nel clero e non avendo l’obbligo alla castità potevano tranquillamente sposarsi e avere figli, si arrivò addirittura alla simonia (commercializzazione delle cariche ecclesiastiche) per avere dei feudi. Questa situazione diede il via alla lotta per le investiture che coinvolse interamente la seconda età feudale. La questione era mutata in conflitto aperto tra il papa e l’imperatore tedesco. Entrambi disputavano la nomina di vassalli visto che ormai tutti i vassalli erano diventati vescovi. Se da un lato in quanto vassalli spettava all’imperatore nominarli, dall’altro essendo essi anche vescovi, spettava al papa il diritto predetto. La questione terminò con il concordato di Worms del 1122 quando potere laico e potere ecclesiastico trovarono un compromesso che prevedeva la nomina dei vescovi da parte della Chiesa e il conferimento di poteri anche pubblici da parte dell’Imperatore. Fu questo il trattato che gettò le radici alla divisione netta e poi all’indipendenza dei due poteri. Oggi tale indipendenza è confermata nonostante diversi aspri tra i due poteri nel XIX secolo. Il fenomeno della simonia e del concubinato ebbe fine quando venne imposto il celibato, con il voto di castità a coloro che decidevano di entrare nel clero. Per quel che riguarda titoli e feudi, con la fine della lotta alle investiture, col concordato di Worms venne ripristinato il diritto ai feudatari e l’ereditarietà dei feudi. Tutto tornò come prima. Finito il Medioevo si smise di usare la parola feudo, perché designava da un lato un periodo oscuro finito, tuttavia titoli e possedimenti rimasero e si trascinarono per via ereditaria per tutto il corso della storia. Il titolo però come in epoca feudale continuò almeno fino al XIX secolo a dare a chi lo possedeva un certo prestigio politico. La situazione mutò del tutto nel Novecento, quando con la nascita di veri e propri stati, l’istituzione di organi eletti dai cittadini come parlamenti e governi, i titoli persero tutto il loro prestigio politico, mantenendo solo il carattere onorifico. Anche il sistema dell’ereditarietà è rimasto, ma appunto la nobiltà esiste oggi come classe solo nominalmente e non di fatto. Nelle attuali monarchie (monarchie costituzionali) come l’Inghilterra il sovrano ha perso tutto il suo potere, quello “divino”, politico o altro, rimangono re solo di nome o con qualche piccola funzione, ma non di più e questo per impedire eccessi di potere. Si può quindi dire che il Medioevo presenzia con la sua ombra la nostra società, ma per fortuna non la influenza, certo ha prodotto effetti che come dimostrato hanno portato a quella che è attualmente la società occidentale. L’Oriente è stato una questione a sé, staccata completamente e con un altro percorso storico e tutt’ora lo è.

Carlo Magno, il sogno di un ordine che durò troppo poco

Di tutti quelli che nella prima età feudale cercarono di porre rimedio al caos e che non giunsero a risultati soddisfacenti o a nessun risultato, Carlo Magno fu tra i pochi, se non l’unico a dare un ordine alle cose e alla società e a dare dei risultati soddisfacenti.
Fondatore della dinastia Carolingia, che pose fine a quella barcollante dei Merovingi, Carlo Magno seguì la strada avviata dal padre e creò un impero che occupava tutta l’attuale Francia (che a lui deve il nome), quasi tutta la Germania al confine con la Danimarca, l’Italia settentrionale, l’attuale Austria e parte dell’Ungheria (marche di confine).
Inizialmente il padre gli aveva lasciato solo un’esigua parte dell’attuale Francia, e l’altra l’aveva invece lasciata al fratello di Carlo, Carlomanno, morto in circostanze misteriose, forse assassinato. Così Carlo si ritrovò ad un tratto padrone dell’intero territorio. Fu con le conquiste che il territorio si allargò verso est arrivando ad essere come predetto.
È da premettere che Carlo Magno non creò il sistema che permise il funzionamento del suo impero dal nulla, ma si basò su una situazione già esistente perfezionandola.
Attraverso le conquiste suo padre aveva ripreso tutti i territori che i discendenti dei Merovingi avevano fatto propri e che si disputavano tra loro, Carlo Magno estese solo il territorio.
Le guerre sostenute dal padre però avevano reso critiche le condizioni economiche della nazione franca e quindi non c’erano abbastanza disponibilità per creare un sistema di funzionari stipendiati. C’era inoltre il problema dell’amministrazione centrale e di quella periferica. Per quest’ultima si basò sul sistema dei vincoli personali, ricreò quella rete di rapporti interpersonali basati sul vincolo di fedeltà, per la prima c’era bisogno di altri soggetti di cui lui si potesse fidare. In sostanza Carlo Magno doveva riorganizzare l’Impero.
Riprese il sistema dei vincoli personali nominando dei suoi vassalli, in questo modo si assicurava la fedeltà dei vassalli da un lato, amministrava indirettamente la periferia dell’impero dall’altro.
Conti à a capo delle contee, divisioni amministrative. I conti amministravano la giustizia locale (potere giurisdizionale) e il territorio della contea, convocavano l’esercito, riscuotevano i tributi. Erano assistiti dai visconti (nominati dai conti) e dagli scabini (uomini liberi che prendevano parte durante i processi)
Marchesi à amministravano le zone di confine (dette marche, es. Marca Hispanica). Le marche potevano comprendere più contee al loro interno che per ragioni di sicurezza erano state unite appunto nella “marca”. Il loro compito fondamentale era quello di un controllo sul territorio, in quanto linea di confine, per fermare eventualmente invasioni esterne.
Missi dominici à dal lat. “inviati dal re”, quindi di nomina regia, potevano essere sia laici che ecclesiastici e dovevano controllare i predetti conti e marchesi. Erano l’organo che permetteva all’imperatore di controllare l’amministrazione indiretta.

I distretti e le marche presero successivamente il nome di “feudo” (dal lat. med. feudum) in quanto erano dati in beneficio da Carlo Magno oltre ad una serie di diritti e doveri che derivavano dal territorio dato e sul quale potevano e dovevano essere esercitati. Le proprietà già esistenti, come predetto, furono riconosciute; gli uomini liberi, privi di vincoli, che all’inizio avevano sentito il bisogno di difendersi meglio dalle scorrerie e avevano dato il via di loro iniziativa alla costruzione di forti di difesa con cinte murarie a protezione dei possedimenti, erano ovviamente uomini di condizione economica agiata, i “più forti” in un certo senso e a maggior ragione tra i laici, l’imperatore o il re aveva interesse ad averli come aiutanti e alleati piuttosto che come nemici. I feudi dati in beneficio potevano essere all’occorrenza revocati. Col tempo, nel Medioevo si arrivò a privatizzare i feudi e farli diventare ereditari. In questo modo si sfuggì, anche grazie alla rete di vincoli di vassallaggio, al controllo del potere centrale. Poteri, diritti e doveri acquisiti con il feudo divennero parte di esso e con questi anche tutti i redditi del vassallo.

Parallelamente al sistema del vassallaggio, Carlo Magno costituì il sistema del palatium, un organo di governo centrale, era l’organo che gestiva principalmente l’amministrazione centrale. Il palatium era composto dall’imperatore stesso che presiedeva e da una corte di laici ed ecclesiastici così divisi:
Cancelleria à era l’organo politico più importante, diretta da un chierico, il cancelliere. Era il funzionario di più alto rango a capo dell’ufficio e doveva autenticare i documenti pubblici emessi per ordine del sovrano. Presiedeva agli affari ecclesiastici e compilava gli atti legislativi, curava gli archivi di stato

Conte palatino à era un conte cui non era affidata una particolare circoscrizione in genere, e si occupava di amministrare la giustizia in assenza del re, risiedeva a corte
Camerario à addetto alla custodia e all'amministrazione dei beni del sovrano. Di nomina regia. Non si hanno notizie riguardanti il titolo di questo funzionario o la classe di appartenenza.

Il modello di governo creato da Carlo Magno fu imitato da tutte le nascenti nazioni del periodo (IX secolo). Purtroppo l’ordine da lui creato durò fino alla sua morte, dopo la quale i tre figli si divisero l’impero. Nel X secolo la dinastia si estinse in Francia e venne sostituita da quella capetingia per deposizione dell’ultimo Franco. Carlo Magno non creò un sistema di leggi scritte e mantenne quelle consuetudinarie, non abolì la Lex Salica, con la quale si proibiva l’ascesa al trono delle donne. Tra le altre cose impose l’istituzione di scuole, all’inizio dentro dei monasteri o abbazie (per tutto il Medioevo e anche successivamente, fino all’istituzione delle prime scuole l’istruzione sarà trasmessa in questo modo).
Lo sviluppo e l'ampliamento di questo sistema fu in gran parte affidato ad Alcuino (studioso inglese), la cui opera costituì il più grande contributo offerto alla società di allora. La corte di Carlomagno divenne poi, infatti, punto di riferimento d’uomini di cultura e studiosi provenienti dall'Inghilterra, Spagna e Italia, come pure degli stessi Franchi e forse degli Ebrei.

L’incastellamento, il fenomeno che diede la prima spinta all’economia

I primissimi secoli della prima età feudale, videro sì nascere il fenomeno delle migrazioni dovuto al bisogno di spostarsi a causa delle invasioni e della carestia, ma vide anche in parallelo nascere il fenomeno dell’incastellamento dovuto al bisogno dei proprietari terrieri di difendersi meglio dalle incursioni. Non esistendo praticamente più il potere pubblico che in epoca romana aveva garantito l’ordine pubblico e non potendo i proprietari terrieri abbandonare le loro terre dovettero adottare il sistema della fortificazione. Le primissime fortificazioni sorsero intorno al VIII secolo e consistevano semplicemente in un torrione di piccole dimensioni dove il proprietario viveva, intorno al quale erano state costruite le case dei servi che lavoravano per il padrone. Erano una specie di accampamento fortificato, erano chiamati castrum [1], da cui derivò poi successivamente il castellum.

Tolta la maggior parte dei rischi per il proprietario, la famiglia e i servi, il pericolo restava per i possedimenti terrieri, le terre agricole e si procedette al fenomeno della costruzione di cinte murarie intorno alla proprietà. In breve si sviluppò il sistema della curtis [2], un sistema economico chiuso e quindi di sussistenza.

Col tempo intorno alla casa-torre del proprietario, oltre alle piccole case dei servi, si cominciarono a costruire delle altre case, fatte da chi veniva in cerca di protezione. In cambio della protezione da parte del padrone si offriva un servigio. Fu così che il padrone divenne un’autorità in tutti i sensi della parola.

Per proteggere le nuove abitazioni vi fu la necessità di costruire ulteriori cinte murarie e nacquero così i primi borghi, che contavano all’inizio meno di 1000 abitanti.

Con i cambiamenti che vennero apportati successivamente dal sistema creato da Carlo Magno, il castello (castellum) venne riconosciuto come parte integrante del feudo, di possesso del beneficiario, e si riconosceva la proprietà al padrone qualora fosse la stessa persona che beneficiava del feudo.

Dal VIII secolo al Mille i castelli si moltiplicarono e s’ingrandirono, a loro svantaggio perchè in questo modo perdevano la loro funzione principale che era quella difensiva. Nel X secolo già comprendevano al loro interno anche i burocrati che affiancavano il vassallo.

Ancora, il sistema dell’economia curtense rimase fino alla seconda età feudale, ma poi cadde in disuso, perchè fu sostituita da un’economia aperta, nata in seguito alla ricomparsa della moneta e alla ripresa degli scambi commerciali.

È da aggiungere che il castello, qualora non era di proprietà del beneficiario ma del signore come predetto, divenne col tempo, subito dopo la nascita del feudalesimo, ad uso privato del vassallo. Lui vi viveva con la famiglia, vi amministrava il feudo, comandava l’esercito. Ancora, il castello col tempo divenne anche un simbolo del potere, dell’autonomia dei più forti.

Di castelli risalenti alla prima età feudale, integri, ne sono rimasti davvero pochi. Di molti rimangono i ruderi, di altri il risultato della loro evoluzione nel tempo (palazzi), di altri ancora, mantenuti in buono stato di conservazione e che non hanno subito modifiche, l’ultimo aspetto.

 

Note

[1] Il castrum o castro in italiano (latino: singolare castrum, plurale castra) era l'accampamento o meglio, la fortificazione, nel quale risiedeva in forma stabile o provvisoria un'unità dell'esercito romano come per esempio una legione. In epoca tardo romana i castra (plurale) divennero permanenti, a causa anche della distanza sempre maggiore da Roma, degli eserciti e delle campagne militari.

[2] Curtis – Organismo economico e giuridico tipico della società feudale, più o meno rigorosamente chiuso, in cui si compiva il ciclo della produzione e dello scambio e si svolgeva ogni attività amministrativa, sotto la direzione di un capo unico, di regola fornito di immunità tributaria e giurisdizionale.

 

Fonti

http://it.wikipedia.org/wiki/Castellum#Forti_di_milizie_ausiliarie:_i_castella – Wikipedia, ITA

La crisi economica

Inutile dire che con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente anche l’economia fosse entrata in crisi, le vie di comunicazione e le rotte degli scambi commerciali erano andate distrutte o interrotte. I primissimi tempi, con la caduta della moneta romana, l’Occidente si ritrovò a dover ritornare al sistema del baratto.
Ci fu immediatamente un tentativo di ritornare alla moneta con la creazione del bratteato (dal latino bractea, sottile pezzo di metallo), una moneta piatta, sottile, battuta su una singola faccia in oro o argento prodotta principalmente in Europa del nord e centrale. Furono emessi nel V e VI secolo, i bratteati hanno la loro origine nell’imitazione dei medaglioni imperiali romani del basso impero.
Successivamente con la nascita delle prime nazioni vennero a crearsi delle nuove forme di moneta, fatte coniare dalle rispettive monarchie. Nel Regno Franco, sotto Carlo Magno si ritrova il denaro, in Britannia nasce nel VIII secolo il penny d’argento, fatto coniare dal re sassone Offa.
In assenza di vie di comunicazione per far riprendere il commercio, le zone dell’entroterra avviarono un “sistema” basato principalmente sull’agricoltura e sull’allevamento. Anche questi due fattori però erano entrati in crisi perché in seguito alle invasioni, col conseguente calo demografico, i terreni erano rimasti incolti ed erano diventati sterili, i boschi avevano pian piano ripreso a guadagnare terreno rispetto le campagne e i terreni coltivati.
Il bestiame da allevamento s’era ridotto enormemente in seguito alle carestie e talvolta fu usato dalle popolazioni ridotte peggio per sfamarsi. Gli animali da soma invece, troppo preziosi, furono usati principalmente per gli spostamenti da coloro che avevano più possibilità di riuscita per spostarsi nelle zone meno saccheggiate.
La crisi economica della prima età feudale portò quindi anche ad un generale fenomeno di migrazioni verso le zone meno saccheggiate. Fu una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
Nelle zone marittime, in Occidente, le popolazioni vivevano principalmente di pesca e scambi con le popolazioni o città vicine. Gli scambi con l’Oriente s’erano interrotti bruscamente. Nel nord Europa, le Isole Britanniche vivevano del proprio e gli scambi con il resto del continente furono marginali.

Le Isole Britanniche sono state per tutto il Medioevo e non solo, un mondo a parte. In un certo senso lo sono ancora oggi. Politicamente la Britannia della prima età feudale fu colpita dalle continue lotte tra i neo regni tribali e la situazione rimase tale fino alla conquista normanna nel XI sec. da parte di Guglielmo il Conquistatore. Economicamente si suppone che come nel resto d’Europa le popolazioni producessero per se stesse e che gli unici scambi che probabilmente venivano effettuati, fossero agli inizi (V-VI secolo) fatti sulla forma del baratto. Solo nel VIII secolo ripresero gli scambi veri e propri, ma si suppone, data la scarsità di fonti, avvenissero solo tra le popolazioni/regni locali; gli scambi col resto del continente, come avveniva in epoca romana, ripresero appunto solo dopo l’unificazione dei normanni di Guglielmo il Conquistatore. In generale però la Gran Bretagna, l’Inghilterra in particolar modo, è sempre stata autosufficiente e lo ha sempre dimostrato, anche recentemente quando con la nascita dell’Unione europea (unione esclusivamente economica) non ha accettato subito di entrare, lo ha fatto solo nel 1973. Anche per quel che riguarda l’euro. La Gran Bretagna non ha accettato la nuova moneta. Dal Medioevo la Gran Bretagna è diventata appunto un mondo a sé, perché come allora anche oggi continua ad essere e a voler essere diversa dagli altri e non a caso è giudicata come il paese più scettico del mondo!

In generale si può dire che l’economia in Occidente, nella prima età feudale, fu un’economia di sussistenza. Le primissime monete, come il bratteato, non rimasero a lungo in circolazione e questa fu la causa dell’economia di sussistenza. La situazione rimase tale, come già detto, fino alla nascita delle prime nazioni.

La crisi del diritto e i tentativi di ripristinare l’ordine

Il caos generale che aveva portato l’inizio dell’era feudale aveva fatto sì che decadesse il sistema giuridico romano e quindi anche il diritto romano. Un immediato tentativo di porre rimedio alla situazione che andava peggiorando venne fatto dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano, che creò il Corpus Iuris Civilis, basandolo sui precedenti codici.

Tale codice è giunto a noi integralmente, ma sembra che fosse stato applicato solo alla parte Orientale dell’Impero.

In Occidente, nelle nascenti nazioni non esisteva una legge uguale per tutti perché appunto all’inizio erano popoli diversi uniti e ognuno rispondeva alle proprie leggi.

Si venne a creare così, almeno all’inizio un sistema fatto di leggi comuni, che si tramandavano di padre in figlio. Tale sistema di leggi tramandate è chiamato diritto consuetudinario e perpetuò fino al IX secolo. Tale sistema non tardò a presentare tutti i suoi difetti. Innanzitutto:

  • l’interpretazione non era univoca, variava continuamente
  • le consuetudini cambiavano da una zona all’altra a seconda degli usi o costumi, anche se facevano riferimento alla stessa nazione
  • quando una legge consuetudinaria veniva violata ne veniva usata un’altra per sanzionare la violazione e talvolta si passava per le sanzioni da un estremo all’altro
  • i diritti e le sanzioni per le violazioni di legge non erano disciplinati da nessun documento scritto, da nessuna legge scritta e siccome tale diritto era tramandato oralmente si veniva talvolta a creare spesso e volentieri un cambiamento sia nella legge che nella sanzione.
  • queste leggi non soddisfacevano mai l’idea di giustizia umana e fu per questo che nacquero le prime faide.

Per tutto il Medioevo la faida è stata il mezzo di giustizialismo delle casate nobili. Faida significa “vendetta personale”, una vendetta che non tiene conto delle leggi e dei limiti, una vendetta che sfociò quasi sempre in una guerra aperta. Le faide caratterizzarono la storia dei comuni nel basso Medioevo e continuarono anche nell’età moderna sempre a livello privato.

Per risolvere parzialmente il problema ed evitare il caos nell’ordine che faticosamente andava creandosi, verso la fine della prima età feudale, alcuni monarchi tentarono con l’emanazione di testi giuridici. Anch’essi però non soddisfacevano tutte le esigenze, ma solo alcune e non erano rivolti a tutti, bensì a una limitata cerchia.

Si ricordano in particolare:

Il Capitolare di Quierzy (testo normativo promulgato nell’ 877) dove si convalidava il passaggio per eredità delle cariche feudali maggiori. I capitolari furono importanti nel diritto carolingio, seguirono anche le immunitas e i beneficium

In Italia, si hanno alcune leggi longobarde, mundio, guidrigildo, gairethinx, wadia

L’Editto di Rotari è uno dei primissimi documenti legislativi scritti. Rotari, re longobardo, aveva voluto ripristinare l’ordine, specie per quello che riguardava il suo popolo e aveva deciso che era meglio sostituire le leggi consuetudinarie con leggi scritte, che limitassero le faide. Emanò un documento ricco di leggi e stabiliva sia i diritti, sia le sanzioni per le violazioni. Predispose un rigido e minuzioso tariffario per ogni reato. Tale editto era un testo che raccoglieva in se sia un codice civile, sia un codice penale. Ad ogni reato c’era la corrispondente sanzione, ma l’editto non portò ai risultati sperati perché le faide continuarono, come e forse anche più di prima.

Solo verso il Mille cominciò il passaggio a leggi scritte e tuttavia erano poche. Venivano fatte in un iter molto breve e da un gruppo ristretto di persone, di solito nobili con cariche pubbliche, che avevano a capo il re, il quale poteva apportare tutti gli emendamenti che voleva e nessuno poteva opporsi. In assenza di una costituzione, di un bicameralismo e di un parlamento, non c’era una vera garanzia per i cittadini. Oggi, al contrario, nella maggior parte degli stati l’iter di una legge è molto più lungo e la presenza di un bicameralismo e di una costituzione da più garanzie perché sono più persone che devono decidere, vincolate da altre leggi che ne limitano il potere, come le leggi costituzionali, alla base d’ogni ordinamento giuridico d’ogni stato.

Inoltre, durante la prima età feudale, il diritto penale e il diritto civile erano mescolati e anche questo creava dei problemi e quando bisognava fare un processo, in assenza di documenti scritti, nella maggioranza dei casi, un giudice doveva appellarsi alla consuetudine e doveva andare a guardare come un caso simile era stato risolto prima. Oggi, grazie al diritto scritto e alla presenza di codici come quello civile e quello penale, distinti, ogni norma che nel codice civile viene violata, la sua sanzione è scritta nel codice penale e non ci sono deroghe, cosa che ne Medioevo probabilmente accadeva.

Ancora, i pochi documenti scritti risalenti alla prima età feudale non erano chiari e gli argomenti erano disconnessi tra loro, mescolati, e questo oggi non accade più. Infatti nei codici gli argomenti sono divisi per gruppi e categorie e c’è in un certo senso armonia.

In assenza di una costituzione, di leggi scritte e della considerazione dei diritti inviolabili dell’uomo, nel Medioevo un processo non era sempre regolare o non si faceva, la rappresentanza delle parti non sempre era garantita e anche le testimonianze erano raccolte in modo superfluo. Il giudice medievale il più delle volte ricopriva anche altre cariche pubbliche e tutto questo oggi non avviene.

Non c’era sempre l’onere della prova, non esisteva il concetto d’imparzialità del magistrato e non erano rari i casi di corruzione, si abusava dell’ignoranza di legge, specie quando il contenzioso era tra membri di classi diverse, in casi come questo la corruzione diventava anche più facile.

Per quel che riguarda leggi in materia economica, nel Medioevo non ce n’erano e i tributi venivano applicati a seconda dei casi, e lo stesso tributo poteva cambiare di valore continuamente. Inoltre non erano calcolati in percentuale, il loro valore era stabilito in cifra, direttamente e non teneva minimamente conto della capacità contributiva. Questo difetto s’è tramandato dal Medioevo fino a quando nell’ultimo secolo non sono nati i sistemi tributari. Altro difetto, nel Medioevo non esisteva il diritto tributario e ogni prestazione patrimoniale non aveva alla base una legge e quindi chi imponeva i tributi poteva abusare tranquillamente del proprio potere.

Si ricordano in particolare alcune imposte risalenti alla prima età feudale

  • censuo - era un tributo sulla rendita, o meglio sull'usufrutto, assicurato all'originario proprietario sui propri beni immobili ceduti ad altri. Tale rendita, inalienabile, era tassata come reddito da bene immobile e l'imposizione era proporzionale alla rendita stessa ed al patrimonio del proprietario originario.
  • dazi doganali o pedaggi à sul passaggio da una zona all’altra. Oggi questo sistema in Occidente, all’interno della CE, non esiste più ma è rimasto in vigore fino al secolo scorso.
  • decima - imposta dovuta alla Chiesa e corrispondeva alla decima parte del raccolto o del reddito. Tale tassa, fu adottata anche dai Carolingi.
  • boscatico - imposta per la raccolta della legna nei boschi
  • maritaggio o dal lat. Med. Maritagium - la tassa che dovevano pagare i vassalli o i servi al loro signore in previsione del matrimonio. È chiamata anche tassa matrimoniale. Probabilmente la tassa che diede origine alla mai comprovata leggenda dello Ius Primae Noctis. Su questa tassa le fonti però sono scarse e non del tutto sicure e quindi è probabile che non esistesse nemmeno.
  • onoranza - Tassa che si pagava in epoca feudale in occasione di successione ereditaria di beni allodiali (privi di vincoli feudali)
  • macinato - imposta sulla macinazione dei cereali, di origine medievale. Fu reintrodotta nel Regno d’Italia nel 1868 ma poi abolita nel 1883 per la sua impopolarità

Per quel che riguarda la Chiesa nella prima età feudale, non aveva ancora proprie leggi. Avvalendosi della conoscenza del latino e in quanto guida di un mondo in crisi, la Chiesa avrebbe potuto recuperare il diritto romano e aiutare gli stati nascenti a far tornare l’ordine, ma questo non avvenne. La Chiesa prese, dal momento in cui nacque ufficialmente intorno al VII secolo, una strada a parte dalle altre nazioni, del tutto esterna, ma in un certo senso parallela.

Nasce il concetto di Europa

Lo storico Chabod è stato il primo a dire che fu nel Medioevo che nacque il concetto di Europa «per contrapposizione, in quanto c’era qualcosa che non era Europa».
Questa frase ambigua sta a significare che il concetto di Europa deriva dalla distinzione tra mondo islamico e mondo cristiano. Furono le invasioni arabe a creare questa spaccatura. Nel VII secolo gli arabi invadevano il territorio a sud di Costantinopoli e si spostavano in Egitto per poi raggiungere le coste dell’Africa settentrionale, il Mediterraneo e infine la Spagna. Il tentativo di spingersi fino in Francia fu vanificato dall’intervento di Carlo Martello nel IX secolo.
Escluso l’impero d’Oriente e le conquiste arabe, il nord, l’ovest e il centro del continente erano cristiani e le nascenti nazioni, i cui confini si modificarono leggermente nel corso del Medioevo e nei secoli dell’Età Moderna, furono le basi degli odierni stati europei.
Sono un esempio le Isole Britanniche che s’identificarono nel corso del Medioevo sotto il nome di Inghilterra, il regno dei Franchi i cui confini delimitano un territorio del tutto simile a quello dell’attuale Francia. L’Italia all’epoca ancora non esisteva come la vediamo noi oggi, ma era divisa tra longobardi, bizantini e papato.

La crisi politica e la nascita delle nazioni

Con la deposizione di Romolo Augustolo (476 d.C.) s’era venuta a creare in Occidente una vera e propria anarchia e in assenza di un potere che controllasse tutto e in assenza di un esercito forte che difendesse i confini, i popoli invasori si presero volta per volta, anche scannandosi tra di loro, i territori dell’Impero Romano e andarono a formare le prime nazioni.

Non si può infatti parlare di stati, poiché per stato s’intende un’entità con un territorio definito, una popolazione unita dalle stesse tradizioni, una potestà sovrana, una forma di organizzazione politica. Questo concetto nel Medioevo non esisteva.
Le nazioni medievali erano entità il cui territorio si allargava o restringeva continuamente (tramite guerre, accordi, ecc.), non avevano all’inizio un popolo unito da un’unica tradizione perché erano formate da più popolazioni assoggettate e quindi non si poteva parlare né di nazionalità e tanto meno di cittadinanza, avevano a capo una singola persona che aveva il monopolio del potere e non una serie di organi che decidevano e governavano insieme, come avviene oggi nella maggior parte degli stati. Oggi questi organi fanno riferimento allo Stato nel senso che lo compongono. Nel Medioevo lo stato era il capo, la figura che deteneva il potere e delegava d’alcune funzioni (amministrazione e mantenimento dell’ordine pubblico) degli uomini a lui legati da vincoli personali (vassallaggio). Il potere arrivava alla fine ad essere privatizzato, perché col tempo furono delle famiglie a detenere il potere e a gestirlo. Una cosa simile sarebbe impensabile, se applicata alla società odierna perché si creerebbe un tale caos dal quale sarebbe impossibile uscire.

La Prima Età Feudale

È da premettere che questo periodo fu segnato dalla fine della crisi che aveva portato la caduta dell’Impero Romano. Viene anche chiamata convenzionalmente Alto Medioevo e dai secoli V ai secoli VIII-IX fu caratterizzata dall’ultima ondata di invasioni barbariche, iniziate in età tardo imperiale.
La crisi che ereditò il mondo all’alba del Medioevo era presente in tutti i settori (politico, economico, sociale, religioso), ma colpendo in momenti diversi della prima età feudale, si pensa che la coinvolse tutta, ma è errato, perchè ad esempio la crisi religiosa avvenne solo al momento del passaggio nella seconda età feudale.

Da dove ha origine il termine Medioevo

Il termine “Medioevo” è un termine che deriva dal latino scientifico: medium aevum = età di mezzo' e sta ad indicare il periodo che va, per convenzione, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. alla Scoperta dell’America nel 1492.

Dalla sua “riscoperta” nel XVIII secolo – quando la Riv. Francese ne cancellò ogni traccia – ad oggi, è stato ed è tutt’ora definito come un periodo oscuro, di decadenza, crisi, corruzione, violenza, guerre. Questa visione del periodo s’è ormai fissata nella mentalità collettiva e non si può certo negare perché il Medioevo è stato effettivamente un periodo di guerre e degrado, ma non solo questo perché proprio in questo periodo si affermano le prime nazioni (ad esempio Francia e Inghilterra), si diffonde il nazionalismo, si evolve l’ordinamento giuridico, nasce la Chiesa come istituzione, muta la geografia europea – ed è il passaggio che è servito per arrivare all’Europa odierna - e ci sono tali altri cambiamenti che tutt’ora producono effetti nella nostra società. Il Medioevo è stato il passaggio che ha dovuto affrontare l’Europa per passare dal declino alla rinascita e affinché questa risalita avvenisse sono occorsi quasi mille anni di storia!

Il Medioevo è stato distinto in due fasi o età: la prima età feudale e la seconda età feudale. La prima età feudale è il periodo che va dal 476 d.C. al Mille circa. La seconda età feudale va per convenzione dal Mille fino alla scoperta delle Americhe e fu il periodo di ripresa durante il quale maturarono gli eventi che portarono l’Europa nel Rinascimento e quindi nell’Età Moderna.

È da aggiungere che nel corso del tempo a fianco al termine “Medioevo” si è messo anche il termine “Feudalesimo” [dal lat. med. Feodalis] e si è arrivati a credere queste due parole come sinonimi della stessa cosa, ma non è così. Il Medioevo fu il periodo storico durante il quale nacque il Feudalesimo, un sistema giuridico, politico ed economico. Sul Medioevo e sul Feudalesimo si sono soffermati studiosi, storici e non solo, cercando di fare svariate classificazioni o dare definizioni specifiche. Ricordiamo il Richelet, Baulanvilliers e Montesquieu. Mentre i primi due si limitarono a descrivere il sistema del feudo, tralasciando il medioevo, fu Montesquieu a definire il periodo facendo la corretta classificazione e quindi la distinzione tra il Medioevo e il feudalesimo ed è così che a noi oggi è arrivata.

Presentazione del periodo medievale

Secoli bui e periodo oscuro sono le definizioni che più si sentono attribuire ad un periodo che è durato esattamente 1016 anni! Dal 476 al 1492! Non sono pochi!
Ma infondo cosa ne sappiamo e quanto ne sappiamo per poterlo giudicare un periodo oscuro?
E proprio perché lo conosciamo poco che senso ha riviverlo?
Avete mai partecipato ad una festa medievale? Se sì, vi sarete certamente chiesti perché tante persone si sono dedicate a rivivere un periodo come il Medioevo! Cosa c’era mille anni fa di così bello da dover rivivere oggi, nel XXI secolo?
Non c’erano tv, cellulare, cinema, macchine, mezzi pubblici, non c’erano i gruppi musicali, non c’erano discoteche, non c’erano negozi, non c’era niente! E proprio questo è il bello! Perché il niente di una volta era tutto! Ed era bello!
Potremmo aprire libri di storia a non finire per cercare qualcosa di bello in un periodo tanto mal visto e tanto mal giudicato, ma non troveremmo nulla di quello che stiamo cercando! Il Medioevo va cercato dentro noi stessi.
I libri di storia vanno consultati solo per il dovuto quando si tratta di Medioevo perchè già è poca la documentazione che effettivamente ci è pervenuta e talvolta i libri ci presentano eventi e persone in modo molto…come dire? Fazioso?
Tutta la storia se è per questo è una materia continuamente oggetto di giudizi faziosi, perché il personaggio che agli occhi di uno storico è un santo, agli occhi di un altro storico è un pazzo e ci troveremmo davanti due libri di storia che dicono cose opposte. Gli storici hanno la passione di aggiungere fantasie e quant’altro laddove la fonte storica manca e così potremmo benissimo anche noi, aggiungere dettagli a volontà laddove vediamo che manca qualcosa.
La storia è come un libro scritto da chi ci ha preceduti nel tempo, laddove c’è spazio bianco si aggiungono righe di fantasia, pura e semplice.
Possiamo chiederci come mai di mille anni di storia non ci è pervenuto quasi nulla? Semplice! Consideriamo innanzitutto che i primissimi secoli del medioevo sono stati rappresentati da guerre di conquista tra popoli barbari e di quegli anni ci è pervenuto quasi nulla e non ancora del tutto accertato o dato per vero, con l’instaurarsi dei primi regni cominciamo a vedere qualche biografia, ma le biografie ci dicono poco o nulla. Dobbiamo considerare che il peggiore e il migliore tra i sovrani avevano al loro soldo qualche buon cronista ben pagato a parlar bene di loro; e può capitare che chi nella storia è stato descritto come un eroe non fosse in realtà un tiranno o viceversa, il santo potrebbe essere stato un pazzo e viceversa! Non tutte le biografie che ci sono pervenute sono integre e in accordo, anzi spesso contrastano.
Dell’anno mille abbiamo una serie di documenti che ci fanno pensare che forse la fine del mondo è già venuta, ma non è così! Del Basso Medioevo invece cominciamo ad avere fonti già più credibili e integre (1300-1400). Sono solo due secoli e dicono poco quando il Medioevo è durato 1016 anni di storia! Cos’è successo negli altri otto secoli, veramente?
Come vivevano davvero i signori e i poveri? E le donne? E chi erano davvero i cavalieri del Medioevo? Mercenari spietati e senza scrupoli o anche soldati fedeli ad un ideale? Donde venivano gli ideali che tanto son stati cantati e mai messi in pratica? Chi sono stati davvero i re e i potenti che han scritto qualche pagina di storia? Come vivevano quelli come noi, quanto tempo e com’era la vera vita?
È questo che cerca chi studia per conto proprio o in associazioni e gruppi storici, è questo che si vuole scoprire davvero del Medioevo! Chi fa parte di gruppi storici o chi ha intrapreso per conto suo il cammino di studio su un periodo tanto sconosciuto, non si accontenta delle semplici fonti storiche e da lì si orienta (perché sarebbe come il naviglio che si orienta senza stelle), cerca il Medioevo dentro sé stesso, attraverso l’esperienza vissuta in persona. Non pensiate ad un macchina del tempo! Ma ad un rivivere e riprodurre situazioni di cui si hanno pochi, ma certi dati e fonti e da qui cercare di capire come si vivesse davvero. E chi l’ha provato vi dirà: il Medioevo è stato bello!
Non vogliamo vendere il Medioevo come l’opposto di come l’han sempre descritto, perché sappiamo perfettamente che non è stato il periodo più roseo della storia e che dopo i santi, anche gli uomini più giusti e corretti hanno sbagliato e i loro sbagli hanno lasciato un’impronta. Ma provate a immedesimarvi per un istante in un uomo che è vissuto in quel periodo e provate a guardarvi intorno, a guardare il mondo con quegli occhi! Vi spaventereste! Non riuscireste ad immaginare di vivere in una casa di pietra, dovervi spaccare la schiena tutto il giorno, essere ignoranti e analfabeti o essere soldati che uccidono e basta. Vi piacerebbe di più immedesimarvi nei panni di un nobile perché potere e gloria fanno gola più di una falce e di un campo di grano, ma ignorereste che essere in alto non significava doverci restare, non significava fare un cenno ed essere solo serviti, partecipare a tornei, feste e banchetti e vivere in un castello!
Dopo aver letto tutto questo vi chiederete, come si fa a cercare e trovare il Medioevo dentro noi stessi?
Non esiste una risposta definitiva, è come chiederci se siamo nati con un destino segnato o se siamo noi gli artefici o se la verità sta nel mezzo.
Per cercare il Medioevo dentro di noi dobbiamo innanzitutto sentirci chiamati a questo periodo e seguire la strada che ci si spiana davanti! Non tutti seguono la stessa strada ma arrivano alla stessa meta. È importante aggiungere che cercare il Medioevo significa innanzitutto SAPER ACCETTARE ciò che ci si presenta davanti e sapervi far fronte, entrare e credere nell’ottica di un uomo che ha una vita sola e breve che sia deve viverla al meglio. Sembra un ideale campato per aria e mezzo inventato ma non è così, era la mentalità di mille anni fa e ci sembra inaccettabile, ma se si impara ad accettarla si scopre la bellezza di un periodo storico che purtroppo è stato abbandonato e dimenticato dalla stragrande maggioranza della gente.
È anche questo che fanno i gruppi storici e gli appassionati di Medioevo, non è solo un lavoro di ricerca di gruppo o individuale, è far andare all’indietro le lancette del tempo senza spostarle, è far rivivere un passato a cui dobbiamo l’esistenza della nostra società, un passato che abbiamo dentro di noi, ma che solo alcuni sanno cogliere veramente.